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Coronavirus, Toti: “A fine emergenza tornare alle regole che fecero grande l’Italia negli anni ’50 e ’60”

"Serve debito per finanziare gli investimenti pubblici e il credito alle imprese"

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Regione. “Pensiamo a un pendolo. Per sconfiggere il virus abbiamo introdotto regole rigide che limitano le libertà di ciascuno e chiudono il sistema economico. Giusto. Per la prima volta in queste ore i numeri ci danno qualche speranza. Dunque, appena avremo vinto sul coronavirus, il pendolo dovrà oscillare dall’altra parte: per ripartire serve libertà assoluta. Bisogna tornare alle regole che fecero grande il nostro Paese negli anni ‘50 e ‘60, quelli del boom economico”. Ne è convinto il governatore ligure Giovanni Toti, che, in una post sulla pagina Facebook, ha lanciato la sua “ricetta” per far fronte al dopo-coronavirus.

Spiega Toti: “Ha ragione da vendere Draghi: serve debito per finanziare gli investimenti pubblici e il credito alle imprese. Ma servono soprattutto regole che consentano di spendere quei soldi. Dunque: lavori pubblici affidati direttamente o con gare brevi e semplici dalle pubbliche amministrazioni. Nessuna possibilità di ricorso al TAR, nessuna autorizzazione per aprire negozi e imprese di ogni genere, semplificazione massima di ogni contratto di lavoro, gigantesco credito alle aziende che vogliono investire, procedure urbanistiche ridotte all’osso”.

“E la speranza che nel nostro Paese torni lo spirito di quei tempi, quello che faceva dire al leader della Cgil dell’epoca, Di Vittorio: ‘Prima costruiamo le fabbriche, poi le case’. Quello che faceva degli imprenditori uomini capaci di investire, rischiare. E della classe politica una classe dirigente, capace del coraggio di scegliere e decidere” ha concluso Toti.

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