Coronavirus, l'ipotesi di sospendere il Punto di Primo intervento di Cairo scatena le polemiche - IVG.it
Pausa o chiusura?

Coronavirus, l’ipotesi di sospendere il Punto di Primo intervento di Cairo scatena le polemiche

Per Alisa il personale sanitario è più utile a Savona. Ma solo per fronteggiare l'emergenza?

ospedale cairo

Cairo Montenotte. Coronavirus: l’emergenza chiama a raccolta medici e infermieri nei presidi dove si curano i contagiati da Covid-19, e pertanto Alisa e ASL 2 pensano di chiudere il Punto di primo intervento di Cairo per convogliare il personale sanitario all’ospedale di Savona.

Ciò che sembra più di un’ipotesi sta scatenando timori e polemiche in Val Bormida, perché questa scelta, per molti, potrebbe essere la battuta d’arresto finale del nosocomio cairese, ovvero anche quando sarà terminata la fase acuta della pandemia il San Giuseppe potrebbe essere ulteriormente depotenziato.

“Come nel caso della Scuola di Polizia penitenziaria, che verrà trasformata in un presidio per cinquanta pazienti in quarantena, anche per l’ospedale siamo di fronte a scelte impopolari ma utili ad affrontare l’emergenza – spiega il sindaco di Cairo, Paolo Lambertini – Sono il primo che difende la nostra struttura, ma in questo momento il personale è fondamentale nei punti dove c’è maggiore carico di lavoro. A patto, comunque, che, una volta tornati alla normalità, Cairo non perda nulla”.

Un’interrogazione urgente è arrivata dal gruppo consigliare di opposizione Cairo Democratica, da sempre in battaglia per la difesa dell’ospedale. “Vogliamo sapere quali azioni intraprenderà il Comune. Se il PPI dovesse chiudere il territorio valbormidese, per le urgenze, sarebbe coperto solo dal servizio del 118. Inoltre, anche dopo l’emergenza, chi ne garantirà la riapertura? E gli altri reparti, rimarranno?”, scrivono dalla minoranza.

Anche il consigliere regionale Mauro Righello interviene in merito: “Ci siamo resi disponibili, come Gruppo PD, a collaborare con il presidente Toti per affrontare le criticità che il COVID-19 sta determinando anche nella nostra regione. Una collaborazione quindi scevra da polemiche e speculazioni politiche. Non si può però tacere di fronte a scelte che ritengo profondamente errate come quella di chiudere il punto di primo intervento e le strutture sanitarie dell’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte”.

“Dei quattro nosocomi dell’ASL 2 Savonese – continua Righello – si è scelto di dedicare quello di Albenga a struttura di cura del Coronavirus così una parte del San Paolo di Savona, mentre l’ospedale di Pietra continua ad assolvere alla propria funzione. Di fronte a tali scelte, che peraltro vedono un impegno encomiabile di medici e personale sanitario, occorre necessariamente mantenere strutture sanitarie NO-COVID, che possano affrontare le emergenze e i servizi sanitari di base, per quanto ridotti. L’ospedale di Cairo può certamente assolvere a tale funzione e in questo senso esistono due elementi aggiuntivi per non chiudere il nosocomio: non si possono lasciare oltre quaranta mila abitanti della Val Bormida, per di più con elevati tassi di popolazione anziana, senza servizi sanitari e coperti per il soccorso da un’unica automedica. Non mi sembra opportuno, infine, attrezzare un reparto di degenza post acuzie nella scuola penitenziaria di Cairo, senza avere una batteria sanitaria in prossimità”.

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