IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Coronavirus, Toti: “Non possiamo aspettare la fine dell’epidemia per tornare a lavorare”

Il governatore Critica la linea prudente della Lega: "Chi pensa di poter stare a casa per mesi non è coerente con la realtà. Bisogna tornare a produrre"

Più informazioni su

Regione. “Prima o dopo questo paese dovrà tornare a lavorare, a produrre, ad avere una socialità normale. Non potremo aspettare la fine totale dell’epidemia che probabilmente durerà ancora un anno o due, finché non verrà trovato un vaccino”. È la presa di posizione di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, nei giorni in cui scadono i decreti con le misure ultra-restrittive del Governo per combattere il coronavirus.

“Parlare oggi di apertura sarebbe vanificare gli sforzi fatti finora – ha spiegato il governatore intervistato in diretta Facebook dalle testate del gruppo Liguria24 -. Mi sembra chiaro a tutti che fino a Pasqua manterremo la situazione attuale. Ma poi, passata la metà di aprile, se i numeri lo consentiranno, dovremo necessariamente tornare ad aprire qualcosa“.

Una precisazione che è anche una risposta indiretta al segretario ligure della Lega, il deputato Edoardo Rixi, che oggi ha messo in guardia dalla fretta: “Parlare ora di aperture, seppur graduali, mi sembra prematuro almeno fino a quando non si arriverà a un numero vicino allo zero dell’aumento dei contagi quotidiani”, ha detto l’ex viceministro.

E di fronte a quella che sembra una pericolosa contrapposizione tra correnti di pensiero interna al centrodestra, Toti puntualizza: “Mi sento vicino al buon senso. Chi dice “Stiamo tutti a casa, lo Stato penserà a tutto” non dice la verità agli italiani e ai liguri. Il Governo ha stanziato 25 miliardi, poi altri 25 e poi 50: bene, non siamo arrivati neanche al Pil di un mese di questo paese. Chi pensa di potere stare mesi e mesi chiuso in casa ad aspettare che il virus finisca la sua furia totalmente, cioè scompaia dal nostro paese, temo dica una cosa che non è coerente con la realtà”.

Il presidente della Liguria conferma che la curva della crescita del contagio ha ormai raggiunto il plateauil cosiddetto altopiano dopo cui è prevista una fase calante. Pochi giorni fa Giancarlo Icardi, direttore dell’istituto di igiene del San Martino, ha parlato del 15-30 aprile come fine della fase epidemica. “Matteo Renzi ha parlato del 4 maggio, non voglio vaticinare in un modo che sembra assurdo”, dice Toti per prendere le distanze dal leader di Italia Viva.

Ma i segnali sono comunque abbastanza incoraggianti, secondo Toti, per programmare una ripartenza non troppo lontana: “Dopo Pasqua, il 20 aprile, quando ci saranno condizioni di ragionevole sicurezza, possiamo pensare di riaprire, lo decideremo insieme agli epidemiologi. Prima le fabbriche, poi i cantieri che sono chiusi, un po’ di commercio al dettaglio, i mercati comunali, i ristoranti, i bar, gli stabilimenti balneari che dovranno iniziare una stagione già di per sé difficile. Non potremo stare a casa fino al Natale prossimo”.

Preoccupazioni che riguardano in particolare il comparto turistico: “Chi ha una seconda casa in Liguria o frequenta i nostri alberghi sono anche le persone che danno da mangiare a un buon numero di nostri concittadini. Dovremo stare attenti a riprenderci quelle fette di turismo che permettono a migliaia di turisti di sfangare il mese”.

La strategia potrebbe essere, secondo il “modello israeliano” che il governatore ha più volte citato negli scorsi giorni, porre limitazioni alle uscite per le fasce più esposte, in particolare gli anziani, e adottare decisioni specifiche per le regioni che esauriscono il picco prima delle altre. “Abbiamo un numero di rianimazioni che resterà a disposizione dei cittadini per tutte le cure dopo la prima ondata”, ricorda.

E le scuole? “Possono anche essere le ultime a riaprire, ma sia chiaro: il tema è legato al contagio di chi sta a casa. I bambini corrono pochissimi rischi, non si hanno notizie di positivi sintomatici. Il problema è se, quando tornano da scuola, incontrano i nonni. Altrimenti il rischio non è eccessivo. Certamente, però, l’anno scolastico andrà concluso”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.