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Coronavirus, farmacista di Laigueglia in quarantena: “Avevo dato l’allarme, nessuno mi ha ascoltato”

In una lettera inviata a IVG.it, la versione del titolare della parafarmacia San Matteo sulla quarantena imposta all’albergo

Laigueglia. Avrebbe lanciato l’allarme in più di un’occasione, parlando di possibili casi sospetti di Coronavirus e richiedendo un intervento repentino della autorità. E questo a partire addirittura dallo scorso 22 febbraio, ma il suo appello sarebbe stato ignorato su “tutti i livelli”.

È questa, in sintesi, la denuncia del titolare della parafarmacia San Matteo di Laigueglia Fulvio Valle, attualmente in quarantena preventiva proprio per essere venuto a contatto con alcuni degli ospiti dell’albergo, che è stato messo in quarantena nei giorni scorsi, dopo il decesso di una turista, risultata poi positiva al Covid-19.

Di seguito, riportiamo la lettera integrale di Valle inviata alla redazione di IVG.it: “Sono uno dei due soci della Parafarmacia San Matteo di Laigueglia in provincia di Savona. Come avrete modo di verificare facilmente da pochi minuti è stato posto sotto sequestro l’Hotel di Laigueglia perché nella scorsa notte è morta un’ospite dell’hotel risultata poi positiva al coronavirus. Direte meno male un’azione tempestiva al fine di tutelare la salute pubblica. I fatti però non si sono svolti esattamente così”.

“Lo scorso sabato 22  febbraio mentre mi trovavo a  Como, ricevo la telefonata della mia socia Dott.ssa Fulvia Briano che mi dice preoccupata che nella parafarmacia stanno venendo diverse persone che lamentano tosse e febbre, dicono di essere della zona di Cremona e di essere in albergo a Laigueglia”. 

“E’ importante rilevare che al primo accesso alla parafarmacia da parte di tre donne del gruppo in vacanza in albergo una di queste  dice di voler acquistare un apparecchio aereosol, la Dott.ssa Briano la vede un po’ affannata e l’amica che l’accompagna le riferisce che nella notte tra giovedì e venerdì 21 febbraio è  stato fatto un accesso al pronto soccorso di Albenga”. 

“Dopo un giro di telefonate la Dott.ssa Briano scopre che alloggiano all’Hotel in questione. Immediatamente sono le 19 di sabato 22 febbraio vengono  avvertiti l’assessore Fulvio Ricci ed  il Sindaco della cittadina, Roberto Sasso dal Verme perché, in qualità di autorità sanitaria del Comune, disponga gli accertamenti del caso ed eventuali restrizioni alla circolazione delle persone, anche in considerazione del fatto che per il 23 febbraio era in programma la Gran Fondo di ciclismo in paese con 1900 iscritti e relativi parenti al seguito. Apparentemente non succede nulla”. 

“Lunedì 24 febbraio rientro al lavoro e già la mattina viene una signora a chiedermi uno sciroppo per la tosse, a quel punto insospettito, visto che non era del paese, le chiedo dove alloggiasse, mi risponde in un albergo: ‘non ricordo il nome, però aspetti, ho qui un biglietto dell’Hotel’: Le chiedo, ma ci sono altre persone malate in hotel? Risponde: ‘quasi tutte, chi ha la tosse e chi ha febbre e tosse’”. 

“Chiedo se fosse andato qualcuno a visitarli, mi risponde di no (anche perché un medico avrebbe fatto qualche prescrizione o disposto qualche accertamento). Sento la mia socia e chiedo conferma che  sindaco sia stato avvertito e mi viene risposto di si (ormai da 2 giorni, durante i quali per altro era stato emanato un decreto d’urgenza del governo, erano state chiuse le scuole, erano stati presi d’assalto i supermercati)”. 

“Nel pomeriggio arrivano altri ospiti dell’albergo lamentando gli stessi sintomi, sempre più allarmato chiamo la Caserma dei Carabinieri di Laigueglia ma la telefonata viene dirottata e mi rispondono da Alassio, espongo i fatti e mi viene detto che riferiranno al comandante. A fine pomeriggio arrivano altri ospiti dell’hotel con gli stessi sintomi e dicono che nessuno è andato a visitarli. Richiamo i Carabinieri, che rispondono ancora da Alassio, ribadisco che ci sono diverse persone della zona di Cremona con sintomi di infezioni respiratorie che girano indisturbate per il paese, mi viene risposto ancora che ne parleranno con il comandante ed eventualmente segnaleranno alla ASL”.

“Martedì 25 febbraio non sono al lavoro, ma la mia socia mi riferisce che gli ospiti dell’Hotel continuano a venire in parafarmacia lamentando i soliti sintomi alle vie aeree e riferendo di non essere stati visitati e di non essere stati sottoposti a nessuna restrizione”.

“Sempre più preoccupato alle 15,10 chiamo il 112, riferisco tutta la situazione e mi viene risposto che devono chiamare gli interessati, cioè gli ospiti dell’Hotel che girano indisturbati, provo ad alzare un po’ la voce e mi viene dato un numero della Asl, 019.84041 che chiamo alle 15,13 dove mi rispondono di chiamare il 1500, che risulta sempre occupato”.

“A questo punto colto veramente dallo sconforto, la situazione mi sembrava davvero surreale, avete presente quegli incubi in cui chiediamo aiuto ma risultiamo trasparenti, nessuno ci vede e ci sente, ecco la stessa sensazione. Penso a chi mi possa ancora rivolgere,  e che soprattutto mi presti attenzione, faccio un ultimo tentativo e chiamo l’Onorevole Franco Vazio che mi risponde dall’aula della Camera dei Deputati e nel giro di 15 minuti mi riferisce di avere allertato Prefettura e Questura. Da mercoledì 26 febbraio gli ospiti dell’Hotel non sono più circolati in paese”. 

“Quando chiedevo ai clienti se si sapesse qualcosa dell’hotel fino al 28 febbraio mi rispondevano che non si sapeva nulla e qualcuno mi ha detto che era tutta una bufala, fino alla sera del 29 febbraio quando la bufala è finita. Vorrei che il sindaco Roberto Sasso dal Verme in primis e tutte le altre persone contattate in seguito ci dicessero se in coscienza hanno fatto tutto il possibile e quanto la legge impone per tutelare la salute dei cittadini di Laigueglia, di chi ci lavora e dei numerosi turisti”.

“Infine, un altro fatto aggrava la posizione di chi ha responsabilità in questa catena di eventi: la persona defunta nell’hotel era di Maleo, zona rossa del decreto coronavirus, quindi se non la diretta interessata che era anziana, almeno chi aveva i suoi documenti avrebbe dovuto segnalare la sua presenza alla’Asl a partire dal 23 febbraio in base all’articolo 3 lettera g dello stesso decreto”, ha concluso Valle.

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