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Coronavirus, il dramma da isolamento delle famiglie con figli autistici 

La Regione concede uscite brevi purché si abbia il certificato del neuropsichiatra 

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Savona. Sono tante le sofferenze e le difficoltà dovute all’isolamento forzato che l’emergenza sanitaria impone. Uno dei gridi di allarme è arrivato da alcune famiglie che hanno figli o parenti con sindrome di Asperger o autistici.

L’interruzione dell’attività didattica abituale, infatti, sta creando enormi problemi a persone per le quali, anche una sospensione temporanea può portare a una regressione, e purtroppo sta già accadendo in molti casi. Molti genitori hanno difficoltà a fare capire il motivo per cui non si può uscire di casa e oltre alla paura di contagiarsi con il terribile Covid-19 c’è quella di non poter contenere gli effetti dell’autismo. Le patologie più gravi, infatti, possono portare anche a fenomeni di autolesionismo o ad atti di violenza verso i famigliari. 

Nel savonese opera l’associazione “Guardami negli occhi”, che illustra come, sul piano nazionale, sia stata chiesta al Governo la possibilità di permettere ai ragazzi che hanno più necessità di passeggiare e di avere un contatto con la natura, seppur nel pieno rispetto delle regole.

Si è parlato (e si continua a farlo) delle necessità per cui è legittimo uscire di casa, ad esempio la spesa o per le esigenze degli amici a quattro zampe, ma poco si è detto delle fasce deboli, tra cui, appunto, questi casi di disabilità. La Regione Liguria ha deliberato di concedere la possibilità di una certificazione aggiuntiva: Alisa e i distretti socio-sanitari, infatti, hanno messo a punto una rete di sostegno per le famiglie in difficoltà, per chi ha già il riconoscimento della legge 104, infatti, è sufficiente un certificato del neuropsichiatra per effettuare brevi uscite. Per quanto riguarda l’Asl2 savonese, la settimana prossima verrà comunicato come usufruire dei servizi che per causa di forza maggiore sono stati riadattati, quindi anche per ottenere i documenti necessari. 

Alcuni consigli su come comportarsi arrivano dalla psicologa dell’associazione “Guardami negli occhi”, Ilaria Parrella: “Alle famiglie diciamo di cercare di scandire al meglio le giornate, poiché chi soffre di autismo è abituato a vivere di routine. Occorre ricalcare il più possibile la normalità, con attività didattiche concentrate nella mattina e il gioco nel pomeriggio, garantendo ritmi regolari, e magari con l’aiuto di agende visive che aiutano a veicolare immagini e parole con più efficacia”. 

A questo proposito la dottoressa consiglia i link sulla fondazione Ares, dove è possibile trovare un piccolo “manuale di sopravvivenza” e un percorso da seguire.

Sono molte le difficoltà, specie per chi non si è ancora creato una rete di sostegno, possibile soprattutto grazie alla scuola e ai progetti che ruotano intorno a gruppi di lavoro, pubblici e privati. Per i bambini e i ragazzi autistici la socialità è fondamentale, e la mancanza di relazioni accentua il loro dramma.

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