Editoriale

Coronavirus, facciamo un passo indietro fotogallery

Non possiamo "smettere di informare" chi ha paura, ma vogliamo ridurre la mole di informazioni

coronavirus laigueglia

Savona. Sono stati otto giorni difficili, e i prossimi probabilmente non saranno più semplici. Non tanto per l’emergenza in sé, per le quarantene o per il “metro di distanza” che dovrà separare le nostre vite, quanto per l’incertezza, l’impossibilità di capire come evolverà la situazione, l’incapacità di prevedere i tempi.

Il Coronavirus, lunedì, ci ha travolto tutti. Istituzioni, operatori sanitari, cittadini. E ha travolto anche noi. Da quel primo annuncio siamo stati in prima linea: nel pieno del ciclone abbiamo iniziato a raccontare, raccontare. Senza risparmiarci. E a volte senza riflettere. Troppe cose da dire, troppi avvenimenti che si susseguivano senza sosta, istituzioni che timonavano in tempo reale, decisioni che cambiavano. Nessuno sembrava avere punti di riferimento. Era una cosa nuova per tutti.

Negli ultimi due giorni ci siamo fermati un attimo e abbiamo cercato, a mente più lucida, di ragionare su cosa stava accadendo. Ci è apparso chiaro che i savonesi sono spaccati in due. Da una parte chi vuole sapere, è spaventato e ci chiede di informare in ogni momento su questa emergenza. Dall’altra chi è saturo, non ne può più, ritiene il tutto un’esagerazione e ci mette sul banco degli imputati con l’accusa di fare allarmismo. Anzi, sciacallaggio. Un sentimento sempre più ostile: “Basta, smettetela, non parlatene più perché seminate il terrore”.

Abbiamo riflettuto sulle indicazioni dei lettori. Ci siamo interrogati. Da una parte, informare è il nostro lavoro: ed è perchè lo facciamo che ci seguite. Nel nostro ambiente si dice che “non ci sono notizie belle o brutte, ma solo notizie”. E’ solo che, quando non fa piacere leggerle, fanno male. Una foto di una bara a Laigueglia ora fa paura, anche se sui giornali vediamo foto di bare a ogni funerale. E quindi insultiamo, anche personalmente, i giornalisti che testimoniano gli eventi. Ma noi non possiamo per questo smettere di informare. E’ in momenti così che sentiamo il bisogno di sapere cosa succede intorno a noi: lo prova il fatto che da una settimana, ogni giorno, gli accessi unici al giornale sono centinaia di migliaia.

Dall’altra parte, però, anche noi abbiamo una responsabilità. E forse in questi giorni ci siamo fatti prendere la mano. Nel tritacarne dell’istante, abbiamo raccontato e raccontato. Forse troppo spesso. Per qualcuno troppo a lungo. Anche se, e questo lo rivendichiamo con forza, non abbiamo mai inseguito “la notizia a tutti i costi” giocando sui condizionali scritti per dire e non dire. Anche quando pubblicavamo casi ancora “sospetti”, lo facevamo solo di fronte a comunicazioni ufficiali di Regione Liguria. E l’allarme non lo abbiamo lanciato noi bensì le istituzioni, con misure d’emergenza che non si vedevano dai tempi della guerra.

Ieri qualcuno ci ha persino suggerito di andare in giro per la città a vedere se nei bar o ristoranti si rispettava la “misura minima” di un metro. Non lo abbiamo fatto. Pensiamo che sia il momento di ridurre la “mole” di informazioni sul tema. Il Coronavirus tiene banco e sappiamo bene che è fondamentale mantenervi aggiornati, ma la vita continua. Per questo abbiamo deciso, da oggi, di fare un piccolo ma sostanziale “passo indietro”: cercheremo di parlare un po’ meno del virus e un po’ più del resto.

Anche noi siamo seriamente preoccupati dagli effetti economici di questa crisi. L’incertezza e l’annullamento di tanti eventi colpiscono tutto il nostro territorio. E, quindi, tutti noi. Proveremo ad affrontare la situazione facendo leva sull’energia e sulla positività. Siamo convinti che il nostro lavoro di informazione abbia un valore forte per la comunità e che questa nei momenti giusti, fuori dalla crisi, saprà riconoscerlo. Ma siamo anche convinti che proprio da noi media, dalla nostra voglia di “guardare avanti”, passi un pezzetto di rilancio.

Dunque ok alle informazioni di servizio, massimo rilievo a quelle davvero importanti, ma meno “fame di virus”. E’ il momento di stare uniti e, pian piano, ripartire. Noi ci proviamo. Provateci con noi.

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