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Coronavirus e carenza mascherine, famiglia di imprenditori di Albenga: “Pronti a realizzarle e farle arrivare dalla Cina”

La famiglia Gelmi: “Un’azienda potrebbe produrne 20mila ogni 2 giorni, ma temiamo lo stop alla dogana”

Albenga. Carenza di mascherine per la protezione individuale, in particolare negli ospedali. Una notizia tragica, che però non è più novità, visto che la situazione perdura ormai da tempo in tutto il Paese, e in Liguria, e con soluzioni “cerotto”, che al momento non hanno portato i risultati sperati. 

In questo contesto di incertezza continua, una soluzione (o almeno parte della soluzione) potrebbe arrivare da Albenga, dove una famiglia di imprenditori ingauni si è proposta di realizzare mascherine FFP2, comunicandolo direttamente al governatore della Regione Liguria Giovanni Toti attraverso una lettera. 

Si tratta della famiglia Gelmi, nelle persone di Ivan e dei suoi due figli, Carlo e Mattia. Sono i titolari della ditta “Centrotex srl” di Cisano sul Neva e hanno fiorenti commerci con fornitori cinesi. E proprio da un’azienda in Cina potrebbe arrivare la soluzione prospettata dagli imprenditori ingauni, ma non mancano le difficoltà.

Lettera Toti Albenga mascherine

Di seguito, riportiamo il testo integrale della missiva inviata al governatore ligure Toti: “Sentiamo in continuazione dai media che c’è una forte necessità di mascherine FFP2 mediche e a seguito di questo vorremmo esporle una soluzione: abbiamo un’azienda che opera da molti anni sul territorio cinese e che è in grado di fornire sul mercato o alle istituzioni questo tipo di mascherine molto velocemente, circa 20mila pezzi ogni 2/3 giorni ma ho il timore che possano essere confiscate dalla dogana per comprovate necessità di emergenza”.

“Se veramente esiste questa necessità, possiamo mettere a disposizione tutte le risorse aziendali, conoscitive e economiche, per far fronte a tale emergenza. Siamo disposti a dare il nostro contributo ma ovviamente abbiamo bisogno di tutte le certezze necessarie per avviare le produzioni, dato che, nonostante la solidarietà che tanto viene pubblicizzata, le aziende cinesi esigono un pagamento anticipato a fronte della produzione. Certo che capirà le nostre richieste, siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento”, hanno concluso dalla famiglia Gelmi. 

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