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Coronavirus, denuncia dal Trincheri: “18 morti di cui 2 positivi. Abbiamo paura”. Il presidente: “Facciamo il possibile”

Abbiamo raccolto la testimonianza anonima di un'operatrice e la posizione dell’istituto: ecco la situazione

Albenga. Sembra essere stato avvolto da un alone di mistero, alimentato dalle numerose segnalazioni pervenute alla nostra redazione, ma anche alle tante domande che vengono poste sui social. Parliamo dell’istituto Domenico Trincheri, residenza protetta situata in viale Liguria, ad Albenga. 

Tantissime le voci che si sono rincorse, in particolare nell’ultimo periodo, complici anche i racconti provenienti dagli altri Comuni della Liguria (da Borghetto ad Andora) e relativi alle difficilissimi situazioni che stanno vivendo le Rsa dislocate sul territorio provinciale, ma anche regionale e nazionale. 

Ieri, però, la redazione di IVG.it è stata contattata direttamente da un’operatrice del Trincheri che, in una telefonata fiume, ha fornito un racconto shock della situazione, alla quale abbiamo deciso di dare spazio ma, ovviamente, confrontandola anche con la versione della presidenza dell’istituto albenganese, nella speranza di poter far luce sul reale stato delle cose. 

Il quadro, nonostante le rassicurazioni del presidente Piero Corradi che ha parlato di “situazione sotto controllo”,  fa comunque comprendere le preoccupazioni di chi nella struttura ci lavora e fa emergere due posizioni contrastanti sotto diversi punti di vista.  

Il racconto dell’operatrice (che ha preferito rimanere anonima) inizia con la situazione che certo desta più scalpore in relazione ai numeri, quella dei decessi: “Al Trincheri ci sono stati 18 decessi fino ad oggi da inizio emergenza: 2 soli, però, sono stati certificati come morti con infenzione da Covid-19, e uno dei due, addirittura, è stato riportato sulla cartella ma mai ufficializzato. Non ci sono mai stati così tanti decessi in struttura in un così breve periodo: i tamponi non sono stati fatti, ma credo sia facilmente comprensibile quale sia il pensiero generale dei lavoratori su queste morti. E ci sono molti ospiti, solo il primo e il secondo piano contano oltre 100 persone ricoverate, con sintomi febbrili e tosse”. 

“Lo scorso 11 marzo è stata accolta in struttura una nuova ospite, una delle due persone poi decedute e risultate positive, con autocertificazione dei parenti che attestava che non avesse avuto alcun contatto con contagiati. Dopo l’ingresso, non è stata quindi messa in quarantena, ma in stanza con un’altra persona, ed è morta nel giro di 2-3 giorni”. 

“La scorsa settimana, poi, altri 2 ospiti con sintomi sono stati trasportati al Santa Corona, ma poi sono stati fatti tornare indietro con una diagnosi di polmonite e con la raccomandazione da parte del nosocomio di ‘metterli in quarantena’, ma l’istituto non dispone di stanze adatte all’isolamento”. 

Informazioni in larga parte confermate anche dal presidente Corradi, che ha dichiarato: “Mi sono recato in struttura fino a poco tempo fa, ora collaboro da casa ma siamo in contatto continuo. Confermo il numero dei decessi (18) e anche dei positivi (2), anche se di contagi ufficiali se ne conta uno. Per quel che so io, la situazione in questo momento è sotto controllo, tenuto conto della straordinarietà della situazione. All’interno tutto quello che è possibile fare si sta facendo: a livello di protocolli e protezione non c’è nulla che viene lasciato e trascurato. I contatti con l’Ufficio di Igiene sono costanti: abbiamo già inviato diverse relazioni e continuiamo a farlo. Monitoriamo e comunichiamo”.  

“È vero che 2 ospiti sono stati inviati in pronto soccorso e sono stati rimandati indietro: non conosco la diagnosi, ma è stato richiesto l’isolamento. Non siamo un ospedale e non abbiamo stanze attrezzate per la quarantena, ma so che ci si è già preoccupati di allestirne una. In ogni caso, gli ospiti stanno in camera, cerchiamo di evitare assembramenti”, ha aggiunto. 

Quindi, l’operatrice ha proseguito il suo racconto con il capitolo legato al personale dipendente e agli operatori: “Dei colleghi operatori, 3 sono risultati positivi ed uno di loro è stato ricoverato all’ospedale di Albenga. Altri 2, invece, sono in attesa dell’esito del tampone e almeno una decina sono a casa in isolamento obbligatorio, alcuni con sintomi”. 

“Sono risicati i numeri di coloro che si recano al lavoro adesso: di notte spesso capita che ci siano solo 2 operatori per 100 ospiti, senza un infermiere. E un pomeriggio è anche capitato che ci fosse un solo operatore per piano, proprio nella fase della giornata in cui bisogna idratare, nutrire e cambiare gli ospiti. Una situazione insostenibile”. 

E la posizione contraria di Corradi: “Al di là del primo piano, dove ci sono gli operatori di una cooperativa, tra i nostri dipendenti non abbiamo positivi al tampone. È stata emessa un’unica ordinanza relativa ad un’infermiera, che è poi risultata negativa. È vero, però, che tanti sono a casa in malattia e questo crea difficoltà oggettive. Il numero degli ‘assenti’ è elevato, ma si cerca di garantire turni coperti in maniera corretta in relazione al servizio offerto, che ad oggi è adeguato”. 

L’operatrice anonima ha anche denunciato scarsezza in termini numerici e scarsa qualità dei dispositivi di protezione individuale forniti: “Intanto ci tengo a precisare che l’interdizione all’accesso dei parenti degli ospiti in struttura è avvenuto solo lo scorso 5 marzo e, fino a qual giorno, abbiamo lavorato in maniche corte e solo con una mascherina chirurgica”. 

“Dopo la decisione di chiusura agli esterni, ci sono stati forniti i primi dispositivi solo lo scorso 15 marzo. Si trattava di altre mascherine chirurgiche e di una mascherina FFP1, inutile per prevenire l’infezione da Covid visto che noi siamo a contatto diretto con gli ospiti, un paio di occhialini protettivi, camice, cuffietta, soprascarpe e guanti in vinile. Materiali inconsistenti se si tiene anche da conto che al Trincheri non esiste una zona filtro e non c’è quindi possibilità di ‘decontaminazione’’”. 

Forniture e date confermate a grandi linee anche dal presidente Corradi, che ha voluto però precisare: “L’elenco a voi fornito è corretto, ma contesto la presunta inconsistenza dei materiali. Si tratta di dispositivi che rispettano le indicazioni fornite da Alisa: ci sono protocolli nei quali vengono spiegati ad esempio i tipi di mascherine, e tra questi ci sono quelle chirurgiche, che sono a disposizione dei dipendenti”. 

Alla luce di questo ideale botta e risposta, il quadro che emerge, come detto inizialmente, porta alla luce due posizioni contrastanti e, per far luce in maniera definitiva sulla situazione, ecco l’accorato appello rivolto dall’operatrice al primo cittadino Riccardo Tomatis e alle autorità: “Noi stiamo mettendo a rischio la nostra vita e quella dei nostri famigliari. In questo momento noi operatori siamo degli untori: usciamo dal lavoro e andiamo a fare la spesa come tutti, ma con il rischio quantomai concreto di poter contagiare altre persone. Finora non è uscito nulla sulla nostra situazione. Invito il sindaco e le autorità ad entrare nella struttura per rendersi conto di persona della veridicità di quanto sto dicendo”. 

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