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Coronavirus al Trincheri, i lavoratori: “Siamo 3 positivi, ieri altri 2 decessi. Situazione fuori controllo”

Dopo la prima denuncia, è esploso il caso. Altri due lavoratori ci hanno contattato: una è positiva

Albenga. “Menzogne sul numero dei morti e sulle cause dei decessi. Menzogne sulla situazione del personale e sul numero dei contagiati, della cooperativa e non. Nessuna tutela per noi. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi, ma siamo padri, madri, figli e figlie e alla sera torniamo a casa dalle nostre famiglie vivendo di ansia e preoccupazione. Vogliamo solo il rispetto che si deve agli essere umani”. 

Ieri (28 marzo), dopo settimane di voci incontrollate, abbiamo raccolto e pubblicato, corredato anche dalla replica del presidente dell’istituto, lo sfogo anonimo di un’operatrice della residenze protetta Trincheri di Albenga, che denunciava un altissimo numero di decessi (seppur non tutti, almeno ufficialmente, legati al Covid-19) ed una situazione difficilissima per il personale, decimato dai contagi e dalle quarantene obbligatorie a casa. 

Tanto è bastato ad innescare una miccia, che in breve tempo ha portato alla vera e propria esplosione di un caso, con il telefono della redazione di IVG.it preso d’assalto nelle ore immediatamente successive alla pubblicazione dell’articolo da altri operatori che, per ovvie ragioni, sono voluti rimanere anonimi, ma anche da parenti di persone ricoverate all’interno della struttura. 

Daremo voce a tutte le testimonianze, ma abbiamo deciso di partire proprio dagli altri lavoratori. Minimo comun denominatore, il ringraziamento alla collega che, per prima, ha avuto il coraggio di scoperchiare quello che, a giudicare dalle nuove testimonianze, sembra essere a tutti gli effetti un vaso di Pandora. 

Ieri, il presidente dell’Istituto ha dato alcune conferme in relazione a quanto dichiarato dall’operatrice anonima, ad esempio sui decessi (18) il cui numero, però, stando a quanto raccolto da IVG.it sarebbe aumentato con altre due morti solo nella giornata di ieri, ma anche alcune smentite e precisazioni, come ad esempio il fatto che “in relazione all’emergenza che stiamo vivendo, la situazione appare sotto controllo” ma anche “la mancanza di contagi accertati tra i dipendenti dell’Istituto”. Va specificato che all’interno del Trincheri lavorano almeno tre “categorie” di lavoratori: i dipendenti diretti dell’Istituto, lavoratori assunti tramite agenzia interinale e operatori di una cooperativa. 

E sono queste le principali affermazioni del presidente che hanno scatenato la rabbia degli operatori, in particolare di due, che a loro volta hanno preferito rimanere anonimi, ma di cui riportiamo i racconti nel dettaglio. 

A parlare per prima, una donna, con la voce rotta da comprensibile emozione: “È incredibile sentire che ‘tra i dipendenti non ci sono contagi’. Io non sono diretta dipendente del Trincheri ma lavoravo lì. Ora sono a casa, positiva al Covid-19 e come me altre due persone, una delle quali si trova ricoverata, intubata e in gravi condizioni, all’ospedale di Albenga. Vivo da sola, con due figli minorenni e, da ieri, il più piccolo ha cominciato a mostrare i primi sintomi riconducibili al Coronavirus”. 

“È una situazione surreale e sono disperata, spero solo che non tocchi anche a lui e al più grande. Ieri ho avuto l’ennesimo calo psicologico, con pianto. Devo stare tutto il tempo a casa, dove mi trovo in isolamento ormai da giorni, e combattere con la malattia e con le paure per i miei figli”. 

“Ho il contratto scaduto, non so nemmeno se sono ‘coperta’ adesso, ma temo proprio di no. La spesa ce la porta a casa la Croce Rossa, ma la devo pagare. Quando finiscono i risparmi chi me la pagherà? Il Trincheri? Ho denunciato a più riprese la situazione, ma il direttore sanitario ci garantiva che non fossero presenti casi di Coronavirus nella struttura. Io mi sono fermata quasi subito e non è bastato, non oso immaginare ai colleghi che hanno continuato e continuano ad andare a lavorare”. 

“Sono riusciti ad insabbiare tutto molto bene, ma ora voi avete scoperchiato il vaso. È da metà marzo che chiamo il 1500 per denunciare la situazione. La risposta è stata che sapevano della possibilità ci fossero casi e che avrebbero fatto il possibile. Mai nulla è cambiato in queste settimane”, ha concluso. 

A seguire, lo sfogo di un altro operatore, che ha riportato una versione dei fatti pressoché identica a quella delle due colleghe, senza risparmiare, ulteriori, pesanti accuse: “I lavoratori positivi sono 3 in totale, di cui 1 al primo piano e 2 al secondo. Si tratta di un uomo ed una donna, più un terso finito in ospedale. Non sono ‘dipendenti’ del Trincheri, ma personale di cooperativa e agenzia interinale. E allora? Lo chiedo al presidente. Cosa sono? Glielo dico io: persone, vite umane anche se ci considerano meno di zero. L’Istituto se ne lava le mani, non si rende conto che è la terza guerra mondiale contro un nemico invisibile”.

“Hanno mentito anche sul numero dei morti, sono più di 18, e sulle cause. Due soli casi accertati di Covid-19? Loro possono raccontare ufficialmente quello che vogliono, ma c’è solidarietà tra i colleghi anche con gli ospedali: ci sentiamo telefonicamente e loro ci dicono la verità. Al di là dei due positivi di cui parlano, le altre persone di cosa sono morte? Lo dicano chiaramente allora. Se una persona muore dal Covid e poi un’altra, come possono volerci far credere che gli altri siano morti per altro?”. 

Proprio su questo tema, sempre nella giornata di ieri, la redazione di IVG.it è stata contattata anche da due famiglie di persone decedute in struttura, che ci hanno comunicato la positività al Covid-19 riscontrata e diagnosticata nei propri congiunti.

“Da 15 giorni c’è omertà totale ed è una situazione tremenda. È una menzogna che è tutto sotto controllo. Non si lavora così, non siamo burattini: su 13 operatori stiamo lavorando in 6, con turni massacranti. Un operatore, massimo 2 si ritrovano a lavorare con oltre 100 anziani dovendosi anche occupare di idratazione, igiene e nutrizione. Una situazione insostenibile. Ditemi voi come si fa a lavorare. I dirigenti lavorano da casa, noi dobbiamo venire qui con dpi ridicoli. In una struttura del genere, con un’infezione da Coronavirus in corso, come minimo la struttura deve comprare e dotare tutti i lavoratori di dispotici di protezione adatti: abbiamo a che fare con dpi ridicoli”. 

“Sappiamo anche che hanno avuto il coraggio di chiedere all’agenzia interinale di mandare altri operatori, che abbiamo poi scoperto non essere nemmeno stati avvisati che ci fosse il Coronavirus all’interno della struttura. Abbiamo inviato tanti messaggi alle autorità, anche alla Regione, ma senza ottenere nessuna risposta. Alla sera torniamo dalle nostre famiglie, con il terrore di portare il ‘mostro’ a casa con noi, di portarlo da loro. Vogliamo solo il rispetto che si deve agli essere umani. Vi prego, aiutateci”. 

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