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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Angoscia globale

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Seduta sul divano, con il pc aperto davanti a me, una gatta sulla spalla e la mia cagnolina attaccata alla gamba sinistra. È da giorni che mi trovo ferma davanti a questo display, di fronte a questa pagina vuota e mi sento bloccata. Le parole non escono, sono come ferme nel mio cervello senza possibilità di uscire. Ed un fastidioso senso di frustrazione sale. Chi scrive sa di cosa parlo.
Qualsiasi cosa io abbia pensato di raccontare in questo nuovo articolo, mi sembrava inutile in questo momento. Avevo la sensazione che potesse sminuire la situazione drammatica che stiamo vivendo. Così sono rimasta in silenzio per un po’.
Chiusa dentro casa. Ad occuparmi delle mie cose, e a cercare di analizzare tutto questo. Ad ascoltarmi. Per poi fermarmi, quando sentivo le emozioni prendere il sopravvento. E uscire per una passeggiata con il cane, nei dintorni, per prendere aria entrambe.

Nelle ultime settimane abbiamo visto il nascere e l’accrescersi di una situazione, per i più, mai vista prima.
I media hanno iniziato a raccontarci dell’inizio della diffusione di questo virus, prima d’ora sconosciuto. Delle prime morti che ha causato . Di quanto fosse pericoloso e subdolo.
Inizialmente, la reazione della maggior parte delle persone è stata abbastanza disinvolta. Si vociferava che non fosse peggio di una normale influenza, a parità di contagi. Si diceva che fossero a rischio solamente gli anziani e i soggetti con gravi patologie in corso, e questo aspetto è parso tristemente tranquillizzante per chi non si rispecchiasse in queste categorie. Qualcuno sosteneva che si trattasse unicamente di un complotto politico ai danni del nostro paese.
Nel frattempo tutte le scuole italiane hanno chiuso. Gli eventi culturali e pubblici sono stati sospesi.
Ma molta gente ha deciso di partire per farsi un fine settimana al mare o in montagna. Qui in Liguria, un tale assemblamento sulle passeggiate, si vede per lo più solo d’estate.
E molti altri hanno iniziato ad indignarsi.

I telegiornali hanno continuato a raccontarci di come questo virus stesse mietendo sempre più contagi e, purtroppo, vittime.
Ci è stato spiegato che adesso è pericoloso avvicinarsi troppo alle altre persone o trovarsi in luoghi affollati perché, ammesso e non concesso che il virus in noi possa essere asintomatico, potremmo trasmetterlo a qualcuno su cui invece potrebbe avere esiti drammatici.
E così, prima solo alcune regioni, poi l’Italia intera, è diventata zona rossa.

Vietati gli spostamenti, anche a piedi, se non si è in possesso di un’auto-certificazione che spieghi il perché del nostro essere fuori casa. Ma deve essere una motivazione valida, perché le autorità la verificheranno e se scopriranno che abbiamo dichiarato il falso ci saranno provvedimenti seri, non una semplice multa, ma un’ingiunzione penale, ossia la compromissione della fedina.
I negozi, eccetto alcune attività ritenute di primaria importanza, hanno chiuso tutti. Serrande giù. Tutti a casa. Le strade sono semi-deserte. Quelle poche persone che si incontrano in giro indossano la mascherina. Nei pochi luoghi rimasti aperti bisogna entrare in due per volta e mantenere almeno un metro di distanza tra una persona e l’altra.
#stateacasa. #iostoacasa. Sono i nuovi hastag sui social. Quei social che uniscono e dividono, che sono ormai la nostra finestra sul mondo, che ci fanno entrare nelle case degli altri e sapere cosa fanno e come stanno, come passano il tempo. Quei social che in questi giorni ci hanno fatti sentire più vicini. Ma ci hanno anche preoccupati tanto per la spasmodica condivisione di news contenenti dati angoscianti. Sempre più vittime. Certo, non mancano i guariti, ma i contagi stanno aumentando. Quei social che ci fanno anche arrabbiare, perché non in pochi in questo momento, con parecchia superficialità, condividono fake news e fesserie.

Sono uscita a fare un’altra passeggiata con la cagnolina, vicino a casa. Lo scenario è apocalittico anche qui. Non c’è nessuno. Persino le altre persone che incontravo sempre a spasso con i loro cani, sembrano svanite nel nulla.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proclamato lo stato di pandemia globale. Sono molte le nazioni che cominciano ad essere colpite. Il mondo ha paura.
Stiamo attraversando un momento inverosimile, un terremoto emozionale che ci fa tremare d’angoscia e di paura e rende fragili le nostre sicurezze. Colpisce i nostri attaccamenti più forti: la salute, la vita, il lavoro, il denaro.

Il senso di impotenza di fronte a ciò che è più grande di noi, di fronte alla malattia, alla morte, all’ignoto, a ciò che ad oggi risulta per lo più confuso, sta rischiando di prendere il sopravvento.
Ma è proprio questo che dobbiamo impedire. E come?

Cercando di guardare il lato positivo delle cose, anche perché la paura abbassa il sistema immunitario. Tutto questo contesto ci obbliga al cambiamento. Stiamo, per forza di cose, riguardando i nostri concetti di priorità, ricordandoci che la salute nostra e dei nostri cari viene prima di tutto. Le altre cose arrivano dopo. Stiamo imparando ad accettare la solitudine, che sebbene a molti spaventi, porta sempre dei grandi doni. Stiamo tornando a preoccuparci e mostrare empatia verso una categoria di persone spesso poco considerata: gli anziani. Stiamo assistendo a manifestazioni di solidarietà che non ci aspettavamo, sia a livello individuale che mondiale.

Questa è un’occasione per lavorare su noi stessi, sulle nostre paure e ansie. E anche sulla selezione: notizie fake dettate da una stupidità umana che emerge anche in situazioni pandemiche. Ciò va individuato ed evitato.

E quando tutto questo sarà finito, apprezzeremo molto di più quell’aperitivo in compagnia, quegli incontri con gli amici, quell’abbraccio di una persona cara. Il mondo sarà guarito e, nel nostro piccolo, anche noi.

Mi sento di concludere questa riflessione con una frase di Rita Levi Montalcini.
“Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì.”

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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