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Regionali Liguria, il Pd stringe sulla candidatura di Ferruccio Sansa

Un candidato civico che possa catalizzare anche il voto disgiunto dei grillini

Liguria. Il partito Democratico stringe il cerchio sul candidato presidente alle prossime elezioni regionali e il nome di Ferruccio Sansa guadagna posizioni. I Dem hanno accelerato la discussione interna dopo i continui rinvii del M5S su una possibile alleanza.

La strategia è lineare: presentare un candidato civico che possa catalizzare il voto disgiunto dei cinque stelle. Approfittando anche del fatto che Alice Salvatore, benché scelta dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau, non sarebbe molto gradita alla base. Una sorta di modello Bonaccini, guardando alle ultime regionali in terra emiliana, pur consapevoli della differenza che separa un dirigente di partito in cerca di riconferma e un uomo della società civile incaricato di sorpassare quel centrodestra che in Liguria non ne sbaglia una da cinque anni.

Ferruccio Sansa sarebbe l’uomo giusto anche per un altro motivo. Il vicesegretario Andrea Orlando gli ha già dato la sua benedizione. Molti esponenti del Pd hanno chiesto all’ex ministro di scendere in campo se dovesse naufragare l’alleanza, ma una sconfitta alle regionali sarebbe molto pesante da gestire per un vertice del partito. Meglio allora mandare avanti una persona “pulita”, che non avrà la vittoria in tasca, ma all’occorrenza sarà capace di perdere limitando i danni. Sempre che lui sia d’accordo (in verità i suoi amici più stretti dicono che aspetta solo la chiamata definitiva).

Orlando, intanto, è atteso sabato alla prima convention annuale del Pd ligure al circolo remiero di Pra’. La speranza era quella di partire con le idee chiare sull’assetto politico, invece bisognerà pazientare fino al 10 febbraio. “Tanto ormai è questione di ore”, dicono gli addetti ai lavori. Nel frattempo oggi si riunisce la direzione a Roma. I liguri Orlando, Terrile e Pinotti faranno il punto con Zingaretti e chiederanno di avviare una discussione che porti al via libera su Sansa.

Nelle file dei democratici solo l’ala più conservatrice storce il naso, ma stavolta la minoranza accetterà il dogma della compattezza pur di tentare il ribaltone. Chi invece potrebbe sfilarsi è Italia Viva, ma molto dipenderà dalla posizione su temi come la Gronda, ancora velati di parecchie ambiguità. Linea Condivisa, ad esempio, sposa l’alternativa soft caldeggiata dal Movimento 5 Stelle, mentre nel Pd le opinioni sono piuttosto variegate. Non a caso il Governo temporeggia, nonostante le promesse fatte a Genova, in attesa di risolvere il dossier delle concessioni.

Nel Movimento 5 Stelle la spaccatura è sempre più netta. Alice Salvatore conta sul sostegno di Danilo Toninelli e punta a convincere il reggente Vito Crimi che l’alleanza porterà più danni che benefici. Tutti gli altri (la maggioranza dei parlamentari e dei consiglieri regionali) vorrebbero correre insieme al centrosinistra, ma il rischio è quello di tornare con un pugno di mosche in mano se il vertice di lunedì prossimo a Roma darà una risposta negativa. A quel punto si potrebbe forse recuperare qualche punto percentuale alle urne, ma il pericolo di un fuggi-fuggi dal Movimento sarebbe più che concreto.

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