IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Piante trattate destinate allo spaccio, nei guai produttori di cannabis light della piana ingauna fotogallery

Scoperti e denunciati dai carabinieri di Alassio: il principio attivo era superiore al massimo consentito

Alassio. Dietro la produzione legale di cannabis light “nascondevano” quella di marijuana con principio attivo superiore al consentito, destinata allo spaccio. E’ la conclusione a cui sono giunti i carabinieri di Alassio, che hanno denunciato a piede libero i gestori di un’azienda agricola operante tra Villanova d’Albenga e Cisano Sul Neva.

L'operazione "Green Country" dei carabinieri

Nel corso dell’operazione “Green Country”, iniziata a novembre 2019, i militari del nucleo operativo radiomobile di Alassio (coordinati dal maggiore Massimo Ferrari) hanno effettuato dei controlli nelle aziende della piana ingauna che operano nel settore della floricoltura e, più specificatamente, nella coltivazione e produzione della cannabis “ligtht” legale.

In tale ambito, l’attenzione è ricaduta sul ciclo produttivo di un’azienda dell’entroterra alassino, tra i comuni di Villanova d’ALbenga e Cisano sul Neva. In particolare è stato verificato se la cannabis “coltivata” ovvero quella prodotta e avente il principio attivo superiore a quello stabilito dalle normative vigenti (non considerata “light” ovvero legale) venisse distrutta o, come spesso accade, trattata attraverso le consuete procedure di essiccazione ed immessa sul mercato per essere venduta nel vasto mercato clandestino dello spaccio.

NEL VIDEO L’OPERAZIONE DEI CARABINIERI

In questo quadro i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Alassio hanno avviato una vasta e capillare attività investigativa caratterizzata da numerosi servizi di osservazione effettuati nell’area di coltivazione e produzione dell’azienda in questione, nonché accertamenti catastali e lettura di carte mappali. Questo ha permesso di accertare, in via prioritaria, che l’azienda in questione nel 2019, rispetto all’anno precedente, aveva implementato il ciclo produttivo della cannabis aumentando le estensioni di terreno adibito alla coltivazioni.

Su tali presupposti, i militari hanno effettuato perquisizioni e ispezioni alle coltivazioni e hanno effettuato il sequestro preventivo (a scopo di “campionamento”) della cannabis, al fine di quantificare con certezza il principio attivo, ovvero l’eventuale capacità “drogante” della cannabis.

Allo stesso tempo i carabinieri hanno rilevato la presenza di locali, dotati di apposita strumentazione (sequestrata), nei quali la cannabis veniva trattata per l’essiccazione. La cannabis sequestrata e campionata su disposizione del sostituto procuratore Massimiliano Bolla della procura della Repubblica di Savona è stata trasferita presso un laboratorio di analisi dell’Agenzia delle Dogane di Savona: qui sono stati individuati ben 34 chili di cannabis (di diversa qualità, soprattutto marijuana) aventi accertato un valore doppio (e in molti casi triplo) di principio attivo, ossia oltre i parametri delle norme vigenti.

Secondo i calcoli, dai 34 chili di marijuana sequestrati potevano ricavarsi oltre 11 mila dosi (medie singoli) per un valore, al dettaglio, di 150 mila euro.

I gestori dell’azienda, marito e moglie, sono stati denunciati per violazione dell’articolo 73 relativo alla “produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.