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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

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"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Giornalismo è diffondere qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda” Una sentenza severa per chi pratica il giornalismo salottiero al quale siamo assuefatti, un impegno etico e coraggioso per chi crede che l’informazione sia alla base della democrazia. L’affermazione è di Horacio Verbitsky, giornalista argentino noto soprattutto per due scritti di inchiesta e denuncia contro la dittatura militare argentina grazie ai quali è divenuta nota a tutti la realtà della repressione delle forze armate e l’esistenza di campi di concentramento realizzati dall’ESMA (Escuela de Mecànica de la Armada) che negli anni della dittatura argentina (1976-1983) divenne luogo di detenzione e tortura di migliaia di oppositori del regime. Il suo scritto più famoso del 1995 si intitola “Il Volo – Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos” nel quale si racconta la tragedia del lancio dei prigionieri da aerei in volo sopra l’oceano.

La sua attività di denuncia e di militanza contro la dittatura lo costrinse all’esilio in Perù ma proseguì la sua opera giornalistica addirittura denunciando (L’sola del silenzio del 2005) la complicità delle alte sfere ecclesiastiche con il regime del dittatore coinvolgendo anche figure di primo piano come il futuro papa Francesco. Non è di tale accusa che mi voglio occupare non avendo strumenti per esprimere opinioni fondate nella convinzione che di chiacchiere sia già fin troppo invaso il nostro quotidiano depauperato, nella prospettiva dell’etica giornalistica, a livello di opinionismo da operetta in troppe trasmissioni televisive. Mi interessa riflettere intorno al ruolo dell’informazione e del diritto dovere alla stessa da parte di chi vuole e/o deve essere un buon cittadino.

Più di due secoli or sono W. F. Hegel affermava che la lettura del giornale è la preghiera mattutina dell’uomo moderno e la sua convinzione era fondata anche sul ruolo che la stampa andava rivestendo nella formazione sempre più consapevole del cittadino come perfetto ed integrato attore dello Stato, il protagonista della storia contemporanea. Ma siamo sicuri che il quotidiano e, ancor più, tutti gli strumenti di informazione massmediale siano occasioni di reale opportunità per la conoscenza della realtà? La lettura del quotidiano o l’attenzione al dibattito massmediale possono ancora essere degni del ruolo centrale nel percorso verso la consapevolezza e la libertà dell’uomo sociale? Certo, Hegel era afflitto da un pregiudizio teologico e teleologico piuttosto evidente, spero e credo che nessuno oggi possa rintracciare alcunché di ierofanico in un servizio scritto o televisivo, ma resta ancor vero che l’uomo moderno sia convinto che solo l’informazione può renderlo protagonista attivo della vita sociale. Sono poi assolutamente certo che non possa esistere nemmeno la poca sopravvivenza di libertà che è consentita al cittadino del sistema se questi non ha la possibilità di godere di un onesto servizio di informazione. Per dirla con le parole di Gaber, libertà non è star sopra un albero […] libertà è partecipazione, vero, ma come posso partecipare ad un gioco che si gioca altrove se nemmeno mi rendo conto del fatto di non essere un giocatore ma il gioco stesso?

Nessuno pretende dai nostri giornalisti il sacrificio e l’etica di un Verbitsky, ma almeno che provino a “diffondere qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia” con la consapevolezza che troppo spesso quello che scrivono, cioè “il resto” è solo “propaganda”. È noto a tutti che il giornalista scrive di un uomo che morde un cane perchè è ciò che fa notizia mentre non appare di alcun interesse il fatto che un cane abbia morso un uomo, eppure, se un cane morde ed uccide un bambino ecco che per alcune settimane sembra che non accada altro, numerose notizie compaiono sulla stampa ed alla televisione che riportano di casi analoghi, ed ecco montare l’indignazione collettiva… e certi animali andrebbero soppressi… e si sa come sono i padroni di certe bestie… certo, è noto che i cani somiglino ai padroni… e non ci sono più le mezze stagioni… e l’assenza della ragione forse non genera mostri ma di certo malinconiche banalità. Chissà poi com’è che improvvisamente la notizia diviene decotta e, da quel momento, pare che nessun cane nutra più alcun interesse per qualsivoglia essere umano come oggetto di masticazione.

Ma torniamo all’oggi: per alcune settimane tutti gli organi di informazione si sono contesi la palma del più accorto mitigatore della preoccupazione relativamente al coronavirus, tutti a rassicurare ed a celebrare l’accortezza delle nostre “precauzioni di stato” ma d’un tratto ecco che la notizia da cavalcare è divenuta il tale caso di contagio e quello immediatamente successivo. Subito la funambolica macchina dell’investigazione giornalistica si è attivata, ogni cittadino italiano conosce il nome del medico curante e del paziente infetto, ha avuto modo di ascoltare la zia del vicino che ha visto un giorno passare un cinese con un cane pechinese che abbaiava in modo strano. Proprio mentre scrivo (domenica 22 febbraio) si stanno prendendo decisioni gravi come la chiusura delle scuole e di tutti i più probabili centri di potenziale contagio, nulla di più serio nè ho intenzione di scherzare, anzi, ma pongo un interrogativo…

…mentre i nostri giornalisti rincorrono la suddetta zia, chi si occupa di verificare le vere origini del virus? Possibile che non si abbia notizia certa di chi come e dove lo ha generato? Quali sono i coinvolgimenti di enti governativi e di quali nazioni oppure nulla del genere si è verificato e l’origine è assolutamente naturale? Possibile che l’intero sistema medico mondiale non abbia avuto sentore di nulla per tempo? Ma se ha ragione, come credo, Horacio Verbitsky, a che servono i nostri strapagati chiacchieratori televisivi se non a tentare di pilotare opinioni e stati d’animo abituando il cittadino ad osservare il dito che non indica nulla piuttosto che il cielo che è l’unico oggetto di interesse reale? Oppure il dito è rivolto solo allo stesso giornalista che si sta autocelebrando inutilmente? Ed ora basta, preoccupiamoci di superare anche questa ennesima difficile prova, “ha da passà a nuttata” ma, al risveglio, ricordiamoci di gettare a mare l’incubo di troppa cattiva informazione.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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