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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

L’abisso che ci abita

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. È una nota e, forse, troppo spesso citata affermazione nietszcheana contenuta nel quarto capitolo del provocatorio e destabilizzante saggio “Al di là del bene e del male”. Mi è necessario sottolineare che l’edizione alla quale faccio riferimento è quella curata e prefata da Giorgio Colli per i caratteri dell’Adelfi. Lo devo all’amico Gershom Freeman così come è altrettanto dovuta una spiegazione delle ragioni che richiedono una simile precisione che non è puramente accademica.

La scorsa serata di Sabato, rientrato da una cena da un amico varazzino, ho ricevuto la visita di Gershom per conversare un poco del suo ultimo romanzo “Il respiro dell’anima” che presenterò alla Feltrinelli di Savona il prossimo giovedì (6 febbraio ore 18 per i lettori che fossero interessati). Il nesso che lega l’aforisma di Nietzsche a “Il respiro dell’anima” mi è divenuto chiaro nel corso della nostra chiacchierata così come i sottili distinguo tra le diverse traduzioni in italiano del pensiero in oggetto; insomma, Gershom mi ha spiegato le ragioni per cui alcune sfumature tra le traduzioni rendono quella prediletta da lui la più prossima al pensiero del filosofo. Non mi sembra il caso, in questa sede, di addentrarmi in sottili analisi filologiche ed ermeneutiche, trovo più rilevante sottolineare che, pur avendo letto con passione, attenzione e gusto il romanzo di Gershom, fino alla sera di Sabato la prospettiva, che ora mi appare così illuminante ed evidente, non ero riuscito a coglierla con il rigore e la lucidità che, come è bene che sia, erano chiarissime nel pensiero di Gershom. In effetti più volte nelle nostre conversazioni aveva fatto irruzione il pensiero di Camus, da entrambi condiviso, quando afferma che un buon romanzo è la rappresentazione letteraria di una grande idea filosofica.

Il filo conduttore del thriller, non ne svelo ovviamente trama ed epilogo per consegnarlo intatto al piacere dei futuri lettori, oltre alle vicende investigative decisamente coinvolgenti, oltre alle analisi psicologiche dei vari personaggi che sanno renderli così vivi da poterne condividere l’esistenza in noi e nelle persone che frequentiamo, oltre alle emozioni intense che suscitano i sentimenti profondi, attori fondamentali della storia tanto quanto gli esseri che li provano, oltre ai paesaggi urbani e naturali che fanno da sfondo e da co-interpreti della vicenda, (compresi alcuni luoghi del nostro entroterra) il filo conduttore, dicevo, è il sottile confine tra chi caccia un mostro e chi il mostro lo è! Per cacciare e catturare un mostro è necessario riuscire a pensare come lui, sentirne intimamente le ragioni, comprenderle, certo, non necessariamente condividerle, anzi, ma comprenderle profondamente, ed ecco il pericolo in agguato: quanto spesso la capacità di condividere una prospettiva regala la coscienza di essere capaci del medesimo sguardo! E quanto è facile, osservando l’abisso che abita il comportamento di un mostro, prendere coscienza che tale abisso ci osserva da laggiù, da sempre, forse perchè quell’abisso è il nostro abisso, il mostro che è in noi, che altrimenti non potremmo coglierlo tanto intimamente. Il passaggio successivo è scoprire che il mostro lentamente solleva l’orrenda maschera dal proprio viso per mostrare quello più familiare dell’essere umano, un viso i cui tratti riconosciamo come intimi, condivisibili, desiderabili, forse addirittura i tratti di un possibile amore, di una occasione di vita profondamente diversa da quella che ci siamo scelti o che ci è stata cucita addosso.

Dopo la chiacchierata notturna con Gershom mi sono reso conto di aver compreso più profondamente, oltre al suo romanzo, anche il pensiero di Nietzsche espresso in quelle righe. È tutta la vita che studio i testi e la filosofia del grande pensatore ma sempre osservando da fuori il suo abissale enigma, quello che gli fa scrivere in un Ditirambo: ” […] in mezzo a due nulla rannicchiato, un punto interrogativo, uno stanco enigma un enigma da uccelli predatori, essi di certo ti “risolveranno”, già bramano la tua “risoluzione”, svolazzano intorno a te, il loro enigma, intorno a te, impiccato!…Oh Zarathustra!…Conoscitore di te stesso!…Carnefice di te stesso!”.

In qualche modo Nietzsche ha sempre cercato di rivelare se stesso a sé ed ai propri lettori postumi, tentava di suggerire un messaggio di immenso valore etico: se scopri l’orrido che sei non puoi più con supponenza oggettivistica presumere l’esistenza di una morale assoluta … se scopri che guardare dentro di te è sempre guardare abissi, allora prendi coscienza che non esistono i mostri, non quelli che ti hanno raccontato da bambino almeno. Nel romanzo, infatti, si incontrano orrori vestiti da gente per bene, vittime che non hanno rispetto della vita ed omicidi che l’hanno amata tanto. Allora quale mai può essere il metro di valutazione? Come stabilire chi è il mostro? Credo che Nietzsche si sia sentito osservato come un errore, che abbia sofferto tanto del disamore del mondo, almeno quanto abbia sofferto per il terrore che gli suscitavano le sue profonde oscurità.

L’ispettrice Giorgia Clerici, protagonista di un romanzo che comunque rimane corale, credo ben rappresenti la coscienza anarchica dell’autore, vi si incontrano elementi nietzscheani, almeno nella capacità di conservare uno sguardo profondamente umano anche quando veste professionalmente i panni della legge combattendo mostri reali o presunti. Ed ora vado a rileggermi il romanzo, finalmente più ricco dello sguardo illuminante di Gershom sperando di avervi compagni di avventura mentre ascolto assorto e silenzioso … “Il respiro dell’anima”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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