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Coronavirus, la Regione: “Test negativo su quattro cinesi”

La conferma dall'assessore regionale alla sanità Sonia Viale

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Liguria. “Mi hanno appena comunicato che i casi all’esame del policlinico San Martino sono negativi”. Così l’assessore regionale alla sanità Sonia Viale con riferimento ai quattro cinesi, un papà con tre bambini, portati in ospedale per controlli in base al protocollo per la gestione del coronavirus.

Il nucleo familiare, residente nel quartiere di San Fruttuoso, è rientrato dalla Cina lo scorso 15 febbraio e dal giorno successivo era già stato sottoposto a sorveglianza. Il nucleo familiare coinvolto nelle procedure di approfondimento è composto da sei persone, rientrate lo scorso 15 febbraio da una zona a elevata circolazione del coronavirus: si tratta di due adulti e quattro bambini. Quattro di loro sono al Policlinico San Martino: il papà, asintomatico, e tre bambini con febbre e sintomi respiratori. La mamma e l’altro bambino, al momento asintomatici, sono in isolamento a domicilio.

La settima persona che era stata inizialmente considerata vive in Italia ma al di fuori del nucleo familiare: era stata considerata perché in un primo momento risultava residente con l’intera famiglia. Quattro di loro sono al Policlinico San Martino: il papà, asintomatico, e tre bambini con qualche sintomo termico e respiratorio. La mamma e l’altro bambino, al momento asintomatici, sono in isolamento al domicilio.

E scatta l’obbligo di quarantena “fiduciaria” domiciliare per chi torna da un viaggio in Cina negli ultimi 14 giorni e “sorveglianza attiva” per chi è stato nelle aree a rischio, cioè nel paese asiatico così come indicato dall’Oms, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie locali al proprio rientro in Italia. Questo quanto dispone il ministero della Salute con l’ordinanza firmata oggi.

Secondo uno studio cinese condotto su 18 pazienti, la quantità di coronavirus presente nel naso e nella gola dei pazienti asintomatici può raggiungere livelli paragonabili a quelli dei malati con sintomi, rendendoli potenzialmente infettivi. I risultati, pubblicati in una lettera al New England of Medicine, dimostrano che la quantità di virus raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi, con livelli più alti nel naso che in gola.

Inoltre, secondo uno studio italiano, risulta possibile essere negativi al test dopo avere avuto un’infezione da coronavirus. Lo rileva Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’ Università di Padova, dopo il caso del dipendente della Mae di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) attualmente isolato nell’ospedale Sacco di Milano, risultato negativo al tampone. Ci sono diversi motivi per i quali questo può accadere e al momento non ci sono elementi sufficienti per preferire un’ipotesi a un’altra, dice l’esperto.

“Come tutti i test, anche quello per il coronavirus è suscettibile al prelievo“, dipende cioè dal punto in cui è stato fatto il prelievo con il tampone, per esempio se dalla gola o dal naso. “E’ possibile che l’infezione sia passata dalle vie aeree superficiali a quelle profonde”, ha osservato l’esperto. Le ipotesi in campo sono comunque diverse e al momento non ci sono elementi per decidere quale sia la più valida. Non si può quindi escludere che “quando l’uomo ha fatto il test non aveva più virus rilevabile”, o che il contagio sia avvenuto dopo un contatto con un’altra persona o ancora in modo indiretto, per contato con oggetti esposti al virus.

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