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Coronavirus, casi sospetti in Liguria: “Siamo in attesa dei risultati del test”

Ansaldi (Alisa): "Sarà necessario attendere almeno quattro ore"

Genova. In Liguria ci sono casi sospetti per coronavirus, cioè persone in attesa del responso del tampone per capire se abbiano contratto l’infezione. Lo ha detto Filippo Ansaldi, responsabile della prevenzione di Alisa, facendo il punto sulla situazione in regione.

“I tamponi sono stati fatti nelle ore scorse – ha detto il medico – in questo momento sono in corso accertamenti tecnici. Non è possibile avere il risultato subito, applichiamo algoritmi condivisi con il ministero. Sarà necessario attendere almeno quattro ore”.

Finora non risultavano casi sospetti in Liguria. “Abbiamo condiviso con le direzioni sanitarie le nuove definizioni di caso sospetto – ha detto Ansaldi -. Con questo termine si intende chi ha un’infezione respiratoria e negli ultimi giorni è stato nelle aree infette, oppure gli operatori sanitari o tutti coloro che hanno una sindrome respiratoria e hanno avuto contatti con casi confermati o sospetti”.

In Liguria sono aumentati anche i cittadini in isolamento fiduciario o coatto. Oltre a quelli già registrati negli scorsi giorni, si segnala un nuovo caso a Montemarcello proveniente da Codogno, una famiglia di Torino che si trova nel savonese dopo avere avuto contatti con casi confermati e due persone a Lerici che sono state nel Lodigiano.

Proprio a seguito dell’ordinanza è obbligatoria da ieri l’autodenuncia da parte di tutte le persone che siano state in aree a rischio, sia a livello internazionale che nazionale, chiamando il 112, per poter essere monitorati e consentire alla struttura sanitaria di adottare  la misura di permanenza domiciliare con sorveglianza attiva. Una misura che non è stata rispettata da una famiglia di Codogno di 9 persone che si è recata nella seconda casa situata in Liguria a Monte Marcello e ora è in isolamento coatto nella frazione del Comune di Ameglia.

“Da ieri – ha ricordato Toti – vi è l’obbligo dell’autodenuncia da parte dei cittadini che accusano sintomi e sono transitati in aree a rischio ed è obbligo per i sindaci di utilizzare i loro poteri coercitivi. E’ evidente che l’ordinanza, in una regione dove al momento non ci sono casi conclamati, vuole prevedere una serie di restrizioni e una rarefazione dei contatti sociali cercando al contempo di evitare la paralisi regionale”.

“Per questo – ha continuato Toti – stiamo cercando di rispondere a tutte le domande anche in arrivo dai Comuni, tenuto conto che l’ordinanza può essere applicata immediatamente: sicuramente per noi i mercati rionali devono restare aperti, ma non le fiere occasionali che prevedono anche l’arrivo di persone da altre regioni. La stessa cosa vale per i cinema che rimangono aperti perché la frequenza della sala non prevede spostamenti di persone da altri territori. Diverso invece per gli spettacoli teatrali che sono un unicum. L’obiettivo è comunque sempre la ricerca di un equilibrio nella nostra regione e della giusta via per poter evitare contagi e tracciare i pazienti zero, mitigando il più possibile il disagio per le popolazioni”.

Liberi i sindaci, se vogliono, di inasprire l’ordinanza.

La vicepresidente e assessore alla salute Sonia Viale ha comunicato che nel pomeriggio si sarebbe svolta la riunione della task force di Alisa e anche della Cabina di Regia che è stata istituita proprio ieri. “Stamani – ha detto Viale – abbiamo avuto un incontro con gli Enti Gestori per la regolamentazione degli accessi negli ospedali e nelle RSA, per far loro capire l’importanza di questa misura che è stata comunque accolta bene”.

“E nel frattempo è in corso di allestimento presso l’ospedale Policlinico San Martino la tenda per il triage alle persone che si autopresenteranno al pronto soccorso, manifestando febbre o sintomi respiratori. La seconda tenda sarà allestita nelle prossime settimane nei pressi del pronto soccorso dell’Istituto Gaslini”.

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