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Bel tempo e stop didattico: boom di turisti dal Nord Italia. Ma tanti savonesi temono il contagio da Coronavirus fotogallery

Si rischia la "caccia agli untori". Alcuni commercianti: “Accogliamo persone dalle zone dei focolai? Folle”

Provincia. Era il 31 dicembre 2019 quando, dalla Cina, arrivarono le prime segnalazioni su alcuni casi di polmonite. Da quel giorno, poi, il virus ne ha fatta di strada, sino ad arrivare alle porte della nostra Regione lasciandosi alle spalle più di 2800 vittime. 

La Lombardia, in particolare, è la Regione italiana in cui – attualmente – si registrano i maggiori casi di coronavirus. Sempre dalla stessa Regione, inoltre, ogni fine settimana partono alla volta della Liguria migliaia di turisti (molti dei quali proprietari di seconde case proprio nella nostra provincia). Il turismo rappresenta, da sempre, una boccata d’ossigeno per l’economia ligure, la quale, tuttavia, oggi sembra essere messa in crisi proprio dalla minaccia del coronavirus e la conseguente psicosi collettiva generata dallo stesso virus (negli ultimi giorni dilagante).

Il presidente ligure Giovanni Toti, durante l’ultima conferenza stampa del 24 febbraio scorso, ha dichiarato ufficialmente che – ad oggi – “non esiste nessun caso conclamato di coronavirus”. E se da un lato, per ora, dalla Liguria arrivano notizie rassicuranti, lo stesso non si può dire della vicina Lombardia, dove crescono di giorno in giorno i casi di soggetti risultati positivi al test. Ed è proprio questo fatto, in particolare, a preoccupare i liguri. 

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Nel weekend del 22 e del 23 febbraio scorso, infatti, in provincia di Savona si sono registrate giornate soleggiate e con temperature gradevoli. Se a ciò aggiungiamo lo stop didattico negli istituti scolastici di Lombardia e Piemonte, non deve stupire il numero di turisti che, proprio in quei giorni, ha deciso di precipitarsi in riviera. Lo scorso fine settimana è stato – di fatto – il primo vero weekend trafficato della stagione. 

Tutti contenti? A quanto pare, no. Sono molti, infatti, i commercianti (ma anche semplici cittadini) che – attraverso i social – lamentano la presenza di turisti provenienti proprio dalla Regione italiana in cui è presente il più importante focolaio di coronavirus. “Statevene a casa vostra”, “Chiudiamo scuole impianti sportivi e poi siamo pieni di lombardi e piemontesi… Facciamo ridere!” e poi ancora “Adesso scendono in riviera ad infettarci tutti”. Sono questi, in particolare, alcuni commenti che si ritrovano su facebook nelle ultime ore. 

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Emblematico, dal punto di vista della psicosi che si è venuta a creare nelle ultime ore, è il caso dei trenta turisti lombardi (provenienti proprio da Codogno, una delle aree più colpite dal virus) bloccati  da quattordici giorni in un albergo di Alassio. Con grande senso di responsabilità, infatti, all’insorgere dei primi sintomi influenzali una turista si è autodenunciata all’autorità competente che, a seguito di una prima indagine, ha ritenuto di disporne il trasferimento all’ospedale San Martino di Genova. Il test effettuato nel nosocomio genovese, poi, ha dato esito negativo. I turisti alassini, in virtù del nuovo decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019, attualmente non possono fare ritorno a casa.

Il testo del decreto-legge prevede, tra l’altro, che nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica. Tra le misure, in particolare, è incluso proprio il divieto di allontanamento e quello di accesso al comune o all’area interessata (proprio come nel caso dei turisti alassini). 

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All’assurdità della situazione di psicosi generale venutasi a creare negli ultimi giorni (che ha visto i supermercati e le farmacie della riviera presi letteralmente d’assalto), va ad aggiungersi anche il paradosso di alcuni commercianti liguri che – neanche così velatamente – invitano i loro principali azionisti (i turisti) a starsene a casa. Ma a fronte di alcuni operatori turistici che auspicano confini regionali blindati per i turisti provenienti dalle aree contaminate, c’è qualcuno che adotta un approccio più inclusivo. Come per esempio Andrea Valle, presidente di Federalberghi e titolare con la famiglia dell’Hotel Coccodrillo di Varazze – il quale ha deciso di aprire la propria struttura in anticipo: “Bisogna cercare di superare questo periodo in cui la paura è ancora molto diffusa” ha detto Valle. 

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Tra allarmismi e mugugni social, infine, il dato certo è che oggi – durante la mattinata del 25 febbraio 2020 – in Liguria non sono presenti casi conclamati di coronavirus e che le attività commerciali, da ponente a levante, sono aperte. E dato l’arrivo di nuovo weekend in piena emergenza sanitaria, il paradosso commercianti liguri/ turisti in riviera sembra essere (di nuovo) dietro l’angolo. TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SULL’EMERGENZA

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