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Altare, pubbliche assistenze e amministratori a confronto per salvare le piccole realtà foto

I sindaci porteranno in conferenza i timori dei militi, scettici sul bando di gara di Alisa

Altare. Un’assemblea molto partecipata, quella di ieri sera ad Altare, dove erano presenti sindaci e amministratori di tutta la Val Bormida (assente solo Cengio), richiesta a gran voce dalle Pubbliche assistenze del territorio.

Il tema era il bando di Alisa, in scadenza il 20 febbraio, che metterebbe in discussione la capillarità del servizio di trasporto con le ambulanze, oggi garantito dai volontari.

A illustrare le criticità della gara in corso uno dei consiglieri regionali dell’Anpas, Marino Noberasco: “In Liguria sono presenti duecento presidi così suddivisi: circa il 65 per cento di sedi Anpas, il 37 di Croce Rossa e il restante di altre associazioni, tutte coordinate da un totale di otto mila militi volontari attivi. Ad oggi il nostro sistema regionale è uno dei migliori, perché garantisce, oltre alle emergenze, trasporti per le cure, per le dimissioni e i trasferimenti da un ospedale all’altro. Tutto questo grazie al supporto dei cittadini che, con donazioni e sostegni economici, permettono l’acquisto di mezzi alle pubbliche assistenze, e, in più, trattandosi di personale volontario, la spesa è esente di costi per gli organici al lavoro”.

E prosegue: “La recente legge regionale in materia, che lascia alle pubbliche assistenze i servizi di emergenza, non è coerente con la gara in corso, perché se a certe associazioni vengono tolti trasporti cosiddetti non qualificati, è facile che, soprattutto le sedi più piccole, chiudano e si smantellino degli importanti punti di riferimento sociale in paesi montani, già svantaggiati sul piano geografico”.

Ora la palla passa al Distretto socio sanitario delle Bormida, come voluto dal Comune di Cairo che ha deciso di spostare la discussione in quella sede. La speranza, da parte delle Pubbliche assistenze, è che i sindaci valbormidesi possano fare fronte comune, libero da schieramenti politici, in modo da diventare più incisivi sulle possibili scelte che ricadrebbero se la gara fosse affidata a privati con modalità che taglierebbero definitivamente le gambe al volontariato.

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