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Lettere al direttore

A proposito di coronavirus

di Fabrizio Marabello

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Nel delirio generale di questi giorni, nessuno si preoccupa più’ di ciò’ che accade in Cina. E invece dovremmo prestare attenzione. Pertanto, ho chiesto un parere ad una amica, la professoressa Annamaria Colacci, docente presso i Dipartimenti di Farmacia, Biotecnoligie, Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna. Dal nostro colloquio è emerso che il numero di nuovi casi si e’ stabilizzato. Quindi significa che il contagio sta rallentando. Per questo motivo l’OMS ha oggi ribadito che non siamo di fronte a una pandemia.

L’OMS dice che nell’80% dei casi il virus provoca una influenza lieve, nel 18% evolve in una polmonite e nel 2% dei casi e’ mortale. L’OMS precisa anche che quel 2% e’ una stima conservativa (significa che e’ più’ alta del reale), perchè comprende anche i morti per patologie pregresse e positive al virus. I dati che si delineano nella nostra Nazione sono persino migliori.

Al momento non ci sono altri focolai rispetto a quelli individuati. Tutti i casi sono ricondotti a questi due focolai, e in particolare a quello di Codogno. Si, e’ inutile nascondersi dietro giustificazioni: c’è stato un errore nella misdiagnosi del paziente 1. sarebbe meglio riconoscerlo, invece di lanciarsi in disquisizioni di lana caprina. In fondo, da quell’errore abbiamo fatto emergere anche casi che non avremmo diagnosticato. Che questo, comunque, ci serva di lezione sulla corsa al risparmio in ambito sanitario e sull’eccessiva “regionalizzazione” dei protocolli.

Il cordone sanitario non e’ una esagerazione: e’ una necessita’ e una procedura di sanità’ pubblica dovuta in caso di epidemia. Aggirare il cordone sanitario e’ un atto di profondo egoismo, inutile e dannoso anche per chi lo compie. Se abbiamo la ventura di capitare in una zona rossa, evitiamo di fuggire verso terre lontane.

Le ordinanze per la gestione delle emergenze sono basate sul principio di precauzione per limitare la mobilità dei lavoratori ed evitare il contagio nei luoghi di aggregazione. L’elenco dei luoghi che vengono chiusi non e’ una scelta random, ma e’ basato su protocolli di igiene pubblica (l’igiene e’ una materia scientifica, pertanto niente e’ lasciato al caso). Armiamoci di pazienza e riscopriamo una vita più’ lenta, anche la diminuzione dello stress e la riscoperta del piacere di stare in famiglia ci fortificherà’ nei confronti del contagio (le endorfine fanno tanto).

Cio’ che bisogna temere in questa situazione non e’ il virus in sè, ma ciò’ che si sta trascinando in termini di sterili polemiche tra scienziati, di vergognosa mancanza di coesione politica e di sciacallaggi (di tutti i tipi). Siamo in una sorta di guerra. Dobbiamo coalizzarci contro il nemico comune, e non ammazzarci tra di noi. Nè tanto meno lucrare sulla paure (irrazionali, come tutte le paure)

Le mascherine non ci servono. La mascherina viene indossata per non contaminare, non per non essere contaminati.

L’ Amuchina e’ solo un brand commerciale. Un’ottimo prodotto che io ho sempre a portata di mano, perchè in viaggio, se non c’è acqua, e’ utilissimo per disinfettarsi le mani prima di mangiare un panino a volo. Ma non e’ una panacea o un articolo indispensabile. E’ stato messo in commercio ai tempi della SARS e anche allora ando’ a ruba, ma anche allora ritornò puntuale sugli scaffali. Da allora ne sono stati prodotti tanti e di altre marche, meno costosi e più’ costosi. In tutti il potere disinfettante e’ dato da una certa percentuale di alcool tra il 60 e il 70% . Dunque, se non trovate il gel negli scaffali assaltati, non c’e’ bisogno di comprarlo alla borsa nera del mercato dello sciacallo, preparatevi 75 grammi di alcool 25 grammi di acqua. Mettetelo nello spruzzino da viaggio e muovetevi senza pensieri (le mani vi si seccheranno un pò, ma potete sempre mettere una crema a fine giornata). E in ogni caso lavatevi le mani con acqua e sapone, ma lavatele per il tempo dovuto. Woody Allen docet. Il tempo necessario e’ quello dato dal cantare per due volte Happy Birthday. Basterà’ questo.

Ricordatevi che siamo la quinta potenza industriale: non ci mancheranno cibo e cure, e nemmeno il gel visto che l’azienda che lo produce e’ italiana, e tra un po’ tutto questo sarà passato.

Fabrizio Marabello

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