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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Verità e spirali ermeneutiche

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Se su un muro bianco è scritto “questo è un muro bianco” la frase è vera e falsa nello stesso momento”. Il mio caro amico e intelligente scrittore Gershom Freeman ogni tanto si diverte a giocare con le parole, come molti politici, chioserà il lettore, solo che un conto è farlo per denunciarne anche ironicamente le possibili ambiguità, altro è per sfruttarle ingannevolmente. Le radici dell’apparente paradossalità della frase di Gershom affondano nel tempo, le possiamo riconoscere nella Lettera a Tito di Paolo di Tarso nella quale l’autore riferisce che il cretese Epimenide afferma che tutti i cretesi sono bugiardi, asserendo che tale affermazione è vera. Paolo non comprende che, se davvero l’affermazione fosse vera, Epimenide, in quanto cretese, mentirebbe e, pertanto, i Cretesi non sarebbero bugiardi, ma se non lo fossero non lo sarebbe nemmeno lo stesso Epimenide e la sua denuncia dovrebbe essere paradossalmente vera. Antinomie simili possono essere autoreferenziali, relative al singolo soggetto, per esempio “io sto mentendo” (Eubulide), che però non implica che io sia sempre bugiardo. Altro interessante esempio è “questa frase è falsa” nella quale il paradosso assurge alla massima manifestazione logica.

Molto conosciuto è il paradosso concepito da Diogene Laerzio nel quale un coccodrillo ha catturato un bambino, alla madre che lo implora di liberarlo il coccodrillo propone un terribile dilemma: “Se indovini quello che farò ti renderò tuo figlio”, affranta la madre risponde: “Mangerai il mio bambino”. A quel punto il dilemma diventa complesso per il coccodrillo e tragico per la mamma. Se il coccodrillo mangia il bambino la madre ha ragione ma il piccolo muore così che il coccodrillo non può mantenere fede alla parola data, se l’intento dell’animale è di renderlo alla madre questa ha torto ed il bimbo non le verrà restituito. Un altro paradosso logico, elaborato da Buridano, coinvolge due soggetti, nello specifico Socrate e Platone; il primo afferma “Platone dice il falso”, il secondo “Socrate dice il vero”, evidentemente la relazione tra le due affermazioni rende entrambe assurde. Il tutto può anche prescindere dai soggetti, l’assurdo può essere generato da due affermazioni anonime come “la frase che segue è falsa” e “la frase precedente è vera”. Una riflessione che trovo particolarmente rilevante venne espressa da Guglielmo da Ockham che, a mio avviso, comprese che nel concetto di menzogna espresso da una parola, si rimanda inevitabilmente alla sua antitesi, la verità che, pur trovando espressione pur sempre in una parola, riconosce il suo valore ad un diverso livello, un metalinguaggio valoriale indipendente dal linguaggio utilizzato. Insomma, per dirla ancora con le parole di Gershom Freeman “certe parole sono come dei sacchi, devi riempirle perchè si reggano in piedi”. In questo senso non si può affermare che la frase due più due uguale a quattro è vera, ma semplicemente che è corretta date le premesse dell’aritmetica alla quale facciamo comunemente ricorso.

Tornando ai politici ed all’aforisma di Gershom, nel momento in cui qualcuno scriveva “questo muro è bianco” stava affermando una verità che lui stesso rendeva falsa con la propria azione! Può essere che accada lo stesso al politico che afferma che farà cose che poi magari non farà? Ma la domanda che segue è: perchè bugiardo o sprovveduto? La buonafede è indubbiamente un’attenuante, ma se il nostro meccanico ci garantisse di aver riparato la nostra l’auto però la stessa si rifiutasse di funzionare, pur riconoscendogli onestà e buonafede, lo pagheremmo per il suo lavoro? Ma allora l’unica garanzia è nel tempo, potremmo affermare un simile teorema secondo le indicazioni logiche che, se non ricordo male, rimandano ancora al pensiero di Buridano, e sarebbe pertanto opportuno retribuire i nostri politici solo ad opera compiuta. Resta aperto il problema del concetto di vero: se ti assicuro che domani ti restituirò i soldi che mi hai prestato ma l’indomani non lo faccio, il tutto lascia presumere che io ti abbia mentito, ma se ero certo che sarei entrato legittimamente in possesso della somma e questo, non per colpa mia, non è accaduto? Se l’indomani mi è occorso un impedimento per accedere alla riscossione? O anche solo a raggiungerti per restituirti la somma? O addirittura un incidente mortale me lo ha tragicamente impedito, ciò significa che ero falso il giorno prima mentre ti garantivo la restituzione?

I concetti di onestà intellettuale e competenza sembrano oramai essere stati banditi in troppi ambiti, soprattutto, a mio modo di vedere, all’interno di tutti i dibattiti intorno a qestioni di pubblico interesse nei quali gli “opinionisti” non si peritano minimamente di chiarire con “onestà intellettuale e competenza” la questione in oggetto e le varie possibili ottiche con le quali si può osservarla e dirimerla, piuttosto sembra che il fine sia denigrare quella che pare, parrebbe o dovrebbe essere l’opinione altrui. Quante volte ci siamo sentiti sciorinare elenchi di numeri e statistiche con l’arroganza del “fatto”, cioè della verità. Come se, nel caso dell’esempio presentato poco sopra, fosse un fatto la mia disonestà di defunto che non ha restituito la cifra concordata. Ancora una volta mi piace citare il pensatore che ci ha regalato l’aforisma provocatorio di apertura, ma questa volta con una frase carica di un portato gnoseologico ed epistemologico piuttosto interessante. Così afferma Gershom Freeman: “I fatti sono i figli illegittimi di due spirali ermeneutiche”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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