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Terzo detenuto in permesso evade da Marassi: era in semilibertà

Il segretario del SAPPE: "La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà"

Genova. “Per la terza volta in pochi giorni un detenuto del carcere di Marassi che aveva ottenuto un beneficio non è rientrato nel carcere di Marassi, dove era ristretto, facendo perdere le sue tracce”. Lo comunica il SAPPE, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria di Genova.

“Tecnicamente si tratta di evasione, e questo non può che avere per lui gravi ripercussioni se non si costituisce al più presto” spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE.

L’uomo è un detenuto marocchino, ristretto nel carcere di Marassi, di circa 30 anni e ristretto per reati tra i quali furto, rapina e maltrattamenti in famiglia. Era in regime di semilibertà per lavorare ma nella giornata di ieri non ha fatto rientro nel penitenziario della Valbisagno. Si tratta del terzo detenuto di Marassi che, in permesso o in semilibertà, in pochi giorni evade.

Capece rinnova l’invito a “predisporre al Ministero della Giustizia un urgente ‘tavolo tecnico’ di tutti gli attori in causa, magistratura, autorità penitenziarie, polizia penitenziaria per mettere in campo, con la competenza e il contributo di tutti, una strategia comune, capace di rispondere in maniera più incisiva alle esigenze di sicurezza delle strutture e anche del territorio, dal momento che taluni detenuti che non rientrano ad esempio dal permesso, di sicuro rientrano nel loro territorio a delinquere. E questo, per una società civile, non è ammissibile, tollerabile”.

Per il SAPPE “serve un potenziamento dell’impiego di personale di polizia penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna previa una dotazione organica dei reparti della Liguria. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli uffici per l’esecuzione penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all’esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni nel corpo di polizia penitenziaria”.

Michele Lorenzo, segretario SAPPE della Liguria, rimarca che “la sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli agenti di polizia penitenziaria”.

Il peso specifico della Liguria penitenziaria è notevolmonte diminuito, anzi quasi azzerato, da quando è stata accorpata con il Piemonte – continua Lorenzo – Questo vuol dire che le criticità della Liguria non vengono attentamente considerate: sono infatti decine i nostri interventi che non trovano alcun riscontro operativo”.

I problemi del carcere sono reali, come reale è il dato che gli eventi critici nei penitenziari sono in aumento da quando vi sono vigilanza dinamica e regime aperto per i detenuti”.

E’ sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori” conclude il segretario SAPPE della Liguria.

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