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Savona, professor Cohen a scuola per parlare della “Giornata della Memoria” foto

Un momento per far comprendere ai bambini le dinamiche del nazismo e quanto sia importante non dimenticare

Savona. Questa mattina presso la scuola primaria Callandrone di Savona si è svolto un incontro dal titolo “La giornata della memoria“. A partecipare 150 bambini di 6 classi quinte che, con la mediazione del professor Amnon Cohen – primario dell’ospedale San Paolo di Savona – hanno potuto comprendere una parte drammatica della storia mondiale.

L’incontro, con la guida del professor Cohen, è stato intenso: ha raccontato il giorno della memoria, il fenomeno del nazismo e la sua mano devastante con un modo curioso e comparativo, che è riuscito a destare l’attenzione degli alunni.

In particolare, Cohen ha proposto un semplice confronto tra i bambini stessi, i quali, nonostante appartengano a culture o religioni differenti, hanno in comune l’essere umani e “percepire – curiosamente – i sintomi dell’influenza allo stesso modo”.

E proprio questo confronto è riuscito a coinvolgere i bambini alla comprensione delle dinamiche del nazismo, con il genocidio di ben 6 milioni di persone, “equivalenti a un numero maggiore di individui che abitano la nostra regione”, e di ben 1 milione e 500 bambini: “come se tutta la popolazione ligure fosse composta di bambini”.

In occasione, anche un’alunna ha raccontato un aneddoto della storia di un suo trisnonno, che è fuggito dai soldati tedeschi negli anni ’30. Nel corso dell’incontro, poi, il professore Cohen ha portato alla riflessione il tema stesso della memoria. “Perchè è importante ricordare?”, ha chiesto. E proprio alcuni alunni delle classi quinte hanno potuto rispondere, illustrando come “non dimenticare sia fondamentale per non ripete simili gesti compiuti dai nazisti”.

In questo intervento, infine, non è mancato il riferimento al libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, che con semplicità ha “esposto” ai presenti alcuni passi dell’orribile situazione subita da tutte quelle persone che per un “sì o un no” hanno lottato, lavorato a ritmi estenuanti, sono stati uccisi.

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