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Savona, il vescovo Marino: “I cattivi giornalisti e politici cavalcano l’odio, invece di ‘raccontare’ la vita” foto

La critica ai media: "I giornalisti devono avere 'l'odore' della realtà, non 'scrivere' la storia per orientarla"

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Savona. “Mi piace pensare che i giornalisti raccontino vita. Ma per farlo devono ‘inchinarsi’ alla realtà, non ‘costruirla’ per orientare la storia“. La stoccata al giornalismo moderno arriva dal vescovo di Savona Calogero Marino nel corso di un incontro con i mezzi di informazione locali in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Nel suo discorso ai cronisti Marino ha cercato di indicare la “giusta via” per fare giornalismo ma anche politica, puntando il dito su una certa strumentalizzazione della notizia propria, ha detto, soprattutto di alcune trasmissioni televisive. “Il giornalista è qualcuno chiamato ad essere attento alla vita, a narrarla ed ascoltarla – ha spiegato – Questa è una delle ragioni per cui da giovane mi sarebbe piaciuto fare il giornalista: nel pensare a quella professione mi piaceva questo, conoscere la vita nei suoi aspetti più significativi o fragili. Ma per raccontare la vita occorre soprattutto ascoltarla, porsi ‘in venerazione’ della vita reale così com’è“.

Mentre secondo Marino il rischio del giornalismo, oggi come in passato, è quello di tentare di “fare” la storia, distorcendola e orientandola a proprio piacimento. “Quando noi ascoltiamo così la vita siamo capaci di accogliere il cammino della vita che si fa storia, senza correre il rischio di ‘costruire’ noi la storia. Penso ad esempio ad alcune trasmissioni televisive. Mi piace di più il giornalista che ascolta la vita, per narrare la storia che pian piano la vita tesse. Questa è l’alternativa: ascoltare la vita per narrarla, o scrivere la storia per orientarla“.

Il vescovo richiama addirittura lo spettro del fascismo: “Il giornalismo al servizio delle dittature faceva così, strumentalizzava la storia per farla andare secondo la volontà del potente di turno. Questo rischio non è escluso neanche nel nostro paese, soprattutto pensando alla potenza del web e alle mille possibilità con cui attraverso il web si cerca di orientare il consenso”. E qui arriva la stoccata sibillina: “Il cattivo giornalista, ma anche il cattivo politico, hanno imparato benissimo a manipolare l’odio della gente, facendolo crescere e sfruttando il coinvolgimento emotivo“.

Mentre “la storia chiede soprattutto la pazienza dell’ascolto e dell’attesa – è il monito di Marino – I giornalisti devono avere un po’ ‘l’odore’ della realtà che raccontano. Il rischio di costruire la vita per condizionarla, quasi anticiparla, non è del tutto escluso oggi nella professione del giornalista ma non solo: persino il prete può essere preso da questa tentazione, e quando ci cade fa un peccato anche più grave del giornalista”.

La diretta dell’incontro – 1a parte

La diretta dell’incontro – 2a parte

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