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Regionali 2020, Forza Italia frena sulla candidatura di Toti: “Deciderà Berlusconi”

Mulè accusa il governatore e avverte: "Ai nostri tavoli nulla è mai scontato"

Genova. “Si è diradata la nebbia, il cielo sta cominciando a tingersi di azzurro”. Chissà se l’azzurro va d’accordo con l’arancione nella tavolozza politica del centrodestra che si avvia alle regionali del 2020. Dopo lo strappo di Giovanni Toti e la fuga in massa di esponenti storici come Sandro Biasotti e Angelo Vaccarezza, Forza Italia presenta a suon di slogan cromatici il nuovo coordinamento regionale guidato dal sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco, alla presenza di amministratori e parlamentari. Ma mette anche paletti alla ricandidatura del governatore ligure, uscito dal partito sbattendo la porta.

“Siamo molto leali, io lo stimo personalmente e lo ritengo il migliore governatore che ha avuto la regione Liguria”, dice Bagnasco junior, 43enne salito al vertice regionale del partito. Ma nonostante l’endorsement, l’ultima parola non spetta a lui: “Oggi porteremo a Silvio Berlusconi il nome di Toti, poi Silvio Berlusconi deciderà se è Toti o non è Toti”. E se sarà no? “È molto difficile che dica no, comunque il tavolo non c’è ancora stato, si tratta in sostanza di mettere alcune prescrizioni nero su bianco”.

Però, aggiunge il deputato Giorgio Mulè, “ai tavoli delle regionali con gli altri alleati del centrodestra non c’è mai nulla di scontato“. Proprio dal portavoce dei gruppi azzurri in Parlamento arrivano frasi che dimostrano come il clima sia tutt’altro che disteso: “Io sosterrò lealmente chiunque sia il candidato del mio schieramento, ma gli scontri degli scorsi mesi hanno toccato punte molto basse, sono stato accusato di molte ‘grillinate’. È stato uno scivolone che non mi aspettavo da lui, per questo non ho replicato a tante bassezze”. E allo stesso tempo tende una mano al dissidente Claudio Scajola, sindaco di Imperia: “Mi auguro di avviare un dialogo vero, per noi rappresenta molto”.

D’altra parte al momento non ci sono nomi alternativi a Toti, anche perché sono tutti consapevoli che una spaccatura alle urne potrebbe trasformarsi in una clamorosa sconfitta. “Un candidato alternativo farebbe il gioco di Toti e del centrosinistra”, ammette lo stesso Mulè. Probabile, quindi, che si apra una trattativa con gli arancioni, la Lega e Fratelli d’Italia sulla spartizione delle cariche nell’auspicata maggioranza bis. “Ricordo che Forza Italia deve riacquistare una sua dignità e di conseguenza deve essere rappresentata nella maniera giusta, nei comuni e nella futura giunta”, chiosa Bagnasco.

Forza Italia, comunque, riparte da un bacino elettorale in netta contrazione rispetto al 2015 e dalla diaspora nelle varie assemblee. In consiglio regionale è rimasto solo Claudio Muzio: “Sono molto fiducioso che torneremo a riempirci di voti, con gli alleati non c’è mai stata una contrapposizione forte. Prendiamo atto che i colleghi con cui abbiamo iniziato un percorso hanno fatto scelte diverse. Ma non ci siamo indeboliti”. Spaccature che però sono emerse nella vicenda della legge elettorale, con l’abolizione del listino saltata proprio per le liti in maggioranza. “Ma non dimentichiamo che Toti ha vinto col 37% grazie a quella legge”, aggiunge Muzio.

Insieme a Carlo Bagnasco ci sarà una nuova squadra di coordinatori provinciali (a Savona l’incarico è assegnato a Marco Melgrati). “Tantissime sono le novità che vogliamo mettere in campo, di conseguenza l’input dai vertici è proprio questo, ripartire dai sindaci, non a caso qui ci sono io, e io sono per unire e per portare risultati”, è lo slancio di ottimismo del sindaco di Rapallo. E la risposta a chi, come Toti, dà il partito in via di estinzione: “Con 99 deputati e 59 senatori è una bella estinzione – contrattacca Mulè -, dopodiché tutti i risultati delle regionali dimostrano che il movimento è vivo, a Giovanni auguro di crescere molto più dello 0,8% che gli viene accreditato ma ciascuno fa la sua gara”.

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