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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Lo Stato e il suddito

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Che animale misterioso il suddito: ha bisogno che il potere gli imponga di fare ciò che ritiene essere utile e giusto per lui con la precisa consapevolezza che non lo farebbe se non obbligato … non solo, tenta poi di evitare lo stesso obbligo con la remota coscienza della propria colpa e il malcelato desiderio di essere punito per espiare”. Quando l’amico Gershom Freeman se ne uscì con questa affermazione, in verità era sera inoltrata, un po’ troppo tardi per le mie abitudini contadine, decisi così di lasciar cadere la provocazione con l’intento di riprendere la questione il giorno successivo ma l’indomani non ebbi più modo di approfondirla che, come spesso gli accade, all’alba se ne era già andato. Non mi rimase che la solitudine ed il silenzio mediatativo dei miei boschi a tenermi compagnia nel corso delle mie conseguenti riflessioni al riguardo. In fondo devo ammettere che, ancora una volta, la caustica lucidità del pensiero di Gershom mi trova d’accordo. Pensavo al comportamento dello studente che fa di tutto per non studiare, già la cosa è paradossale visto che l’espressione studente sta ad indicare colui che studia, pur reputando un buon insegnante quello che lo obbliga a tale attività. Certo, magari lo maledice al momento, ma in cuor suo lo apprezza e, nel tempo, finisce per essergli grato. Ne scaturisce l’ovvio e assurdo interrogativo: perchè lo studente non fa ciò che reputa corretto senza esigere che qualcuno lo obblighi a farlo?

Mi torna alla mente la Critica del programma di Gotha, una lettera scritta da Marx alla fazione Eisenach in riferimento al congresso socialdemocratico che si era tenuto in quella città nel 1875. In essa è evidente l’implicita convinzione del filosofo che il credo comunista fosse una naturale vocazione dell’essere umano. Certo, l’uomo comune cresciuto nella cultura borghese non poteva rendersene conto e reclamava, in verità del tutto inconsapevolmente, la dittatura del proletariato come pedagogo per essere pronto alla fase finale del processo di liberazione. La conclusione del percorso avrebbe dovuto portare, nel tempo, all’eliminazione dello stesso stato comunista poichè, una volta educato adeguatamente il popolo, una volta depuratolo, per la verità attraverso metodi alquanto discutibili, del peccato capitalistico, questo sarebbe stato consegnato ad un mondo libero ed anarchico pronto per il paradiso in terra. Insomma, l’idea è che l’uomo debba generare un feroce potere coercitivo che lo educhi ad essere ciò che è naturalmente se non corrotto da un diverso potere che lui stesso ha creato con il medesimo intento. Non mi sembra il caso di aprire un complesso contenzioso politico ma non posso che sottolineare i macroscopici rimandi alla fase dello stato etico hegeliano, un mostro che si colloca oltre ogni considerazione morale del soggetto con evidenti ammiccamenti al Leviatano di Hobbes, per poi sublimarsi nella filosofia che consente allo stesso uomo di raggiungere, ancora una volta, il suo paradiso in terra. Non ne ho più discusso con Gershom ma sono certo che sorridendo avrebbe chiosato: “Ti rendi conto che si sostiene che l’uomo sia tanto stupido da non essere felice naturalmente, da costruirsi una prigione con le tendine alle finestre oltre le quali colloca un mostro feroce come il Leviatano, nelle forme hegeliane o marxiane che siano, per insegnargli a divenire ciò che era prima di aver messo in atto questa assurda farsa?” Già: e quando mai si è sentito di un cappone che si autoinvita a cena? Perchè questo dovrebbe essere il ruolo dello stato!

Un secondo aspetto interessante dell’affermazione di apertura sta nel desiderio dell’uomo di essere punito per la colpa commessa, che sia un peccato in senso religioso o una infrazione in senso legale poco cambia. Come non riandare al capolavoro di Dostoevskij, Delitto e castigo, come non riconoscere il fragile e feroce animo di Raskol’nikov, i suoi sensi di colpa, il suo anelito all’espiazione? Sappiamo che Dostoevskij è un genio e che come tale ha saputo descrivere l’assurdo del quotidiano, ma questo non ci giustifica nel replicarne la trama nel nostro tuttigiorni. D’altra parte da Adamo a Prometeo l’essere umano ha generato miti tragici fondati sulla colpa e l’espiazione eroica! Possibile mai che la nostra specie non sappia credere di meritarsi qualcosa di meglio?

Un’ulteriore sottolineatura va operata sulla frase di Gershom: a mio avviso, con precisa determinazione, il mio caro e inquietante interlocutore non ha usato il termine uomo ma quello di suddito. Io credo che intendesse affermare, con una sottile vena di ottimismo, che il triste destino descritto nelle righe precedenti sia quello del suddito e non dell’uomo. A questo punto la questione diviene: siamo capaci di pensarci come esseri umani e non come sudditi? Stiamo procedendo lungo il cammino della coscienza della nostra meravigliosa natura libera e creativa o stiamo scivolando lungo il piano inclinato che ci renderà sudditi obbedienti? Il mio particolare osservatorio non può che rendermi ottimista: il fatto stesso che questa rubrica sia entrata nella seconda centina, per la precisione questo articolo è il numero 102, e che più persone la seguano, non necessariamente condividendone sempre i contenuti, ma sempre riflettendo liberamente e disinteressatamente, credo sia la prova più evidente e solare del desiderio di libero pensiero che attraversa l’uomo di oggi, indipendentemente dal suo credo politico e religioso. E che altro sarà mai un “pensiero altro” se non quello di un essere umano che si interroga sugli eterni perché, sul fine ultimo della nostra esistenza che è la ricerca della felicità e della bellezza?

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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