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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

L’Isola delle Bambole Impiccate

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Esistono luoghi pervasi dal mistero e da un senso di macabro; luoghi che attirano la curiosità di alcuni e spaventano terribilmente certi altri, solo a sentirne parlare. Uno di questi è senz’altro la Isla De Las Munecas (Isola delle bambole), ituata nel lago Teshuil, a circa 28 chilometri a sud di Città del Messico, costituita da una piccola foresta di alberi che costeggiano un lago. È considerata uno dei dieci luoghi più spaventosi al mondo.

La sua visita è sconsigliata ai deboli di cuore: l’isolotto è infatti infestato dal ghigno raccapricciante di centinaia di bambole impiccate a questi alberi che, se nel loro “naturale” contesto, nelle colorate camerette dei bambini ad esempio, potevano essere molto graziose, collocate in questo modo danno davvero la sensazione di un terribile “suicidio di massa”.

A rendere ulteriormente macabra la visione è il fatto che raramente questi pupazzi appaiono nella loro interezza. Ad alcuni manca un braccio, ad altri una gamba. Di altri ancora è visibile solo il dorso, mentre la testa è conficcata sul ramo di un albero. Dall’occhio vuoto di qualche bambola esce un verme, altre sono ricoperte dalla muffa. E i loro arti tagliati sono sparsi dappertutto e legati a loro volta a qualche arbusto. La penombra che spesso permea questo luogo non lo rende di certo meno impressionante.

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Ma chi ha collocato tutte queste bambole sull’isola e, soprattutto, per quale motivo lo ha fatto?

Si tratta di Don Julian Santana Barrera, un contadino di mezz’età che più di cinquant’anni anni fa lasciò la vita sulla terraferma con la moglie e la figlia, per trasferirsi da solo in questo posto, dove si stabilì in una baracca. Fu proprio qui che, si racconta, avvenne un tragico evento: l’uomo vide una bambina affogare nelle acque della laguna e, nonostante i suoi tentativi per salvarla, la piccola morì annegata.

La verità secondo molti, inclusi i parenti dell’uomo, è che questa bambina non sia mai esistita, ma fosse solo il frutto della sua mente folle. In ogni caso, quello che si racconta a proposito è questo: alcuni giorni dopo la presunta tragedia, Santana trovò nelle acque della laguna una bambola che pensò appartenesse alla bambina defunta, così la legò ad un albero come forma di rispetto e nella speranza di dare pace all’anima della povera creatura.

La solitudine e le paranoie dell’uomo aumentarono smodatamente, tanto che egli si sentiva perseguitato da quella presenza: era convinto che lo spirito della bimba defunta aleggiasse proprio nella bambola. Così iniziò la sua collezione, che forse sarebbe meglio chiamare ossessione: bambole di ogni grandezza, intere ma anche mutilate, furono legate in ogni punto dell’isola, durante tutta la vita e poi la vecchiaia dell’uomo. I pettegolezzi arrivarono persino ad affermare che Santana coltivasse i suoi prodotti per nutrirle.

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Ma il risvolto più raccapricciante di questa faccenda è il suo finale.

Quando Santana invecchiò, non viveva più completamente solo sull’isolotto: spesso alcuni parenti andavano a fargli compagnia. Una mattina l’uomo si recò a pesca con il nipote Anastasio. Egli raccontò che spesso lo zio gli aveva riferito che, da quando si era trasferito in quel luogo, delle voci “maligne” lo invitavano a seguirle. Solitamente l’uomo riusciva ad ignorarle, ma quel giorno gli sembrava più turbato del solito. Il giovane però non diede peso alle sensazioni raccontate dallo zio e si recò a sbrigare le sue faccende quotidiane ma, quando tornò, trovò il suo corpo senza vita, annegato esattamente nello stesso punto in cui anche la bimba sarebbe morta, molti anni prima.

Il decesso dell’uomo, questa volta verificato, ha trasformato quello che era ritenuto il luogo di ritiro di un uomo sociopatico in una tenebrosa attrazione turistica, tanto che i visitatori stessi iniziarono a portare altre bambole sull’isola.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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