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Installazioni 5G, Verdi: “Meglio prevenire che curare… La maggior parte dei sindaci savonesi sono contrari”

Dopo i confronti pubblici prosegue la battaglia contro le sperimentazioni della nuova tecnologia

Savona. I Verdi sul problema 5G hanno una posizione fino ad oggi condivisa da tanti Comuni italiani: “Gli effetti di questa nuova tecnologia sull’ambiente naturale e sulla specie umana non sono ancora chiari, vale quindi il principio di precauzione nel rispetto della normativa vigente. In provincia di Savona i sindaci di Vendone e Nasino, comuni scelti per una prima sperimentazione hanno già espresso in passato tutte le loro perplessità come nelle settimane scorsi il sindaco di Noli. Lungo è l’elenco di tanti Comuni italiani ed europei che hanno chiesto una moratoria. Le amministrazioni di Finale Ligure, nei giorni scorsi, e Pietra Ligure nel 2019 hanno organizzato interessanti dibattiti pubblici in vista di importanti decisioni sul delicato tema” afferma il portavoce provinciale dei Verdi Gabriello Castellazzi.

“La legge n.36/2001 -art.8 – parla chiaro: “I Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

“Sono già noti gli effetti biologici dell’elettromagnetismo ad alta frequenza. Effetti che hanno portato la IARC (International Agency for Research on Cancer) a definirlo “possibile cancerogeno”, in quanto le alte frequenze possono alterare in vario modo le cellule con rischi per la salute (rischio di cancro, problemi neurologici, Alzhaimer, infertilità, ecc.)”.

“Ben 180 scienziati di tutto il mondo hanno chiesto a ONU e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) “una moratoria per l’esecuzione della sperimentazione 5G sino a quando non sia pianificato un coinvolgimento attivo degli Enti pubblici deputati al controllo sanitario ambientale (Ministero dell’Ambiente, Ministero della Salute, ISPRA , ARPA e Dipartimenti di Prevenzione), e non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate per un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sulle persone esposte, che dovrebbero in ogni caso essere informate dei potenziali rischi”.

E ancora: “E’ utile ricordare che le alte frequenze sono utilizzate dai sistemi di radiotelefonia e questo rende necessaria l’installazione, nelle aree urbane, di milioni di micro-ripetitori, a causa dei tanti ostacoli alla trasmissione lineare di questo tipo di segnale”.

“E’ legittimo invocare il principio di precauzione, date le passate esperienze nel campo della prevenzione quando i dati scientifici venivano colpevolmente ignorati . Ad es. l’amianto, che ha provocato decine di migliaia di morti e continua a mietere vittime ovunque, è stato proibito in Italia soltanto nel 1992, eppure la sua nocività era nota da molto tempo: già nel 1930, nel Regno Unito, ci si accorse di un possibile danno per la salute causato da questa sostanza. Poi negli anni 40 in Germania venne dimostrato scientificamente il rapporto diretto tra l’utilizzo di amianto e il mesotelioma pleurico. Eppure solo l’Islanda, nel 1983, fu il primo Stato a bandirne l’uso. Purtroppo in Italia, a causa di questi ritardi, si devono ancora registrare 3000 vittime ogni anno”.

“Tutti ricordiamo il problema del “piombo” nelle benzine e alcuni micidiali pesticidi che hanno causato tanti morti perchè quando si doveva dare ascolto agli scienziati non venne rispettato il principio di precauzione.

“Il 5 aprile scorso il Ministro dell’Ambiente del Belgio ha bloccato la sperimentazione 5G perchè “i suoi cittadini non sono cavie”.

“I Verdi europei ribadiscono ancora una volta che sul principio di precauzione non si può tergiversare e si auspica una moratoria per l’utilizzo del sistema 5G sino a quando non siano chiari gli effetti su ambiente naturale e salute umana, soprattutto per le persone più a rischio quali i bambini e le donne in gravidanza” conclude Castellazzi.

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