IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

I Magazine di IVG.it - Rosso Pistacchio

Insalata di ricci di mare

"Rosso Pistacchio" è la rubrica al femminile di IVG: ogni martedì si parla di donne con Marzia Pistacchio

Più informazioni su

Un uomo che ti porta i ricci di mare ti ama.
Senza ombra di dubbio. Ti ama di un amore devoto, sacrificale, quasi religioso.
Un amore che lo porta ancestralmente a immergersi per ore e ore, tra gli scogli e le spine, per avere poi poche leccate di voluttà.
E’ una faccenda da maschi di una volta, da eroi della maschera e del boccaglio, da cavernicoli scesi al mare per trovare gioielli preziosi da donare alla propria amata.

Mio padre al mare non veniva quasi mai.
Al mare, a spiaggia, come si dice da noi, ci accompagnava la mamma.
Anche alla domenica papà preferiva cedere alla sonnolenza che lo schiantava a bocca aperta sul divano, che seguire la famiglia vociante sulla sabbia affollata.

Ma a volte no.
A volte compariva verso sera, con la faccia deformata dal sonno e dal bracciolo del divano, e scendeva le scale del lido con quelle ridicole gambette bianche storte e secche attaccate al grosso petto abbronzato e villoso. Non portava né borse né asciugamano, provvedere alla comodità al mare era sicuramente compito della moglie, il suo unico bagaglio era la rete da sub con all’interno la mascherina.
Sfilava il pantaloncino e toglieva la canottiera da mare, e rimaneva con un costumino micro, residuato degli anni settanta, che mi ha sempre causato non poco imbarazzo.
E poi iniziava a sputare. Con dovizia e estrema cura, sputazzava dentro alla maschera e poi spalmava lo sputo schiumoso sopra tutto il vetro con aria impegnata e soddisfatta.

L’immersione, armato di coltello nello slippino e rete per la raccolta, nel suo immaginario, avrebbe probabilmente dovuto avere la dignità epica livello Poseidone che si inabissa tra i flutti, ma nessuno di noi in realtà ha avuto mai il coraggio di rivelargli che risultava perlopiù una sbuffante e sgraziata nuotata da cavalletta terrorizzata di affogare in una pozzanghera.

Riemergeva dopo un’oretta, grondante e affannato peggio di Maiorca dopo il record mondiale, coi baffi fradici e il segno della maschera intorno agli occhi, e si fermava a riva a soffiarsi rumorosamente il naso, sistemarsi i gioielli di famiglia dentro allo slippino, pettinarsi il ciuffo diritto sulla testa, mentre mia madre accorreva premurosa con la salvietta, gli asciugava la schiena e ritirava la rete con il prezioso brulicante carico.

Da quando sono a Patmos completamente sola ho realizzato dell’inutilità di tantissime cose.
La marea di vestiti che ho portato in quella maledettamente pesante valigia sono inutili, quando non desideri altro che la tua pelle sia più nuda possibile. Le scarpe sono inutili, quando calpesti con orgoglio e voluttà la terra di questa adorata isola. Il costume da bagno è inutile, quando la culla ghiacciata di acqua blu ti brama e ti chiama senza veli e senza filtri.
Utile invece mi è il coltello, la maschera, la mia rete.

E’ una faccenda da maschi di una volta, da uomini, da cavernicoli scesi al mare.
So che vanno catturate solo le femmine, so che hanno una colorazione diversa, violacee o marroncine. So che vanno prese con delicatezza, senza forzarle, senza ferirle. Sarà già poi orribile la loro morte perché torturarle ulteriormente?
Non sputo nella maschera, non per rompere la tradizione, ma ho un uomo accanto che mi piace e che sta osservando a bocca aperta questa ventenne italiana e burrosetta che pretende di andare a pesca di ricci senza averlo fatto mai, e non voglio rompere la poesia del momento, mettendomi a scracchiare come un lama con la cicless.

Con la maestosità di una Nereide in procinto di dedicarsi alla mattanza di fauna marina, mi ergo su uno scoglio, il grosso seno al vento, il coltello infilato nel passante dello slip come Ursula Andress, e mi tuffo, convinta di aver quantomeno stupito il povero greco rimasto sullo scoglio.
La rete balugina di violacee spine guizzanti e nervose. Le femmine di riccio si agitano in un convulso e sussultante movimento continuo che non le porta in nessun luogo. Sono immobili eppur si muovono. La luce del sole le offende e le irrita e rivela sfumature affascinanti. Il dente vibra con sdegno e rabbia impotente.

Delicatamente ne prendo una su un palmo e la offendo con il coltello in un punto. Il suono croccante mi spinge a guardare nel buco che ho appena creato: muco marroncino, acqua, un’occhiata di corallo.
Insisto con la lama e apro il riccio praticando un foro circolare, ho alla fine in mano una piccola scodella spinosa pulsante e odorosa.
I coralli di uova fanno capolino, protetti da una fanghiglia sabbiosa e lattiginosa. Le spine si agitano ancora, e mi solleticano il palmo mentre sale un afrore ferroso, dolciastro, salino. Inebriante e irresistibile.
Con la punta del coltello elimino la sabbia e i filamenti di protezione e velocemente sciacquo il riccio nell’acqua di mare. Vittima della illusione del mare e della libertà inaspettata, sebbene agonizzante, si agita tra le mie mani. I coralli brillano finalmente liberi, gonfi e eccitati dall’acqua di mare, sembrano pulsare sopra il loro contenitore di calcare grigiastro.

La lingua ne cerca uno, due tre. Sulle labbra si sciolgono e diventano una crema setosa, dolce, aromatica, pungente. Il mio naso affonda nel corpo del riccio mentre la lingua cerca ogni granello di godimento. Le spine si agitano ancora, ma con abbandono.
Socchiudo gli occhi e un pò di succo cola tra le labbra, sul mento, sul collo. Tra le mani interiora di riccio, spine, gonadi rossastre e sangue. Non so se mio o suo.
Apro gli occhi e mormoro: ”Ouzo?”
Il greco è immobile, la bocca spalancata, e mi sembra di vedere, ma forse sbaglio, un piccolo rivolo di saliva.

“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia Pistacchio, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Ogni martedì uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente. Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.