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Finale Ligure, minoranza all’attacco: “Saldi 5G, 60 euro per ogni antenna e tanti saluti a tutti”

È il commento sarcastico dei gruppi di minoranza compatti ("Le Persone al Centro", "Per Finale e "Finale in Movimento")

Finale Ligure. “Il vivace dibattito intorno alla tecnologia 5G vede giudizi contrastanti, con alcuni scettici intorno ai potenziali effetti nocivi dei campi elettromagnetici ed altri seriamente preoccupati”. Ad affermarlo, entrando nel vivo del dibattito sul 5G, sono in gruppi di minoranza – compatti – del consiglio comunale finalese.

Così “Le Persone al Centro”, “Per Finale e “Finale in Movimento”: “La comunità scientifica internazionale non ha raggiunto un verdetto unanime sugli effetti dei campi elettromagnetici ed intorno all’applicazione della tecnologia 5G, ancora troppo recente, è verosimile ritenere non esistano addirittura specifici studi. L’assegnazione delle relative frequenze, nell’ottobre 2018, ha permesso allo Stato di incassare oltre 6,5 miliardi di euro e le cifre in campo mostrano da sole il rilevante interesse commerciale sotteso. Tuttavia la generale preoccupazione intorno all’argomento necessita di un atteggiamento di prudenza, soprattutto perché esiste tutto il tempo necessario per gli approfondimenti che, visto il dibattito internazionale sul punto, non tarderanno ad arrivare. Nella banda 700 MHz gli aggiudicatari (complessivamente) hanno tempo 54 mesi dall’aggiudicazione per raggiungere la copertura del 99,4% della popolazione (cioè entro il 2024) ed hanno tempo 36 mesi (cioè entro il 2021) per attivare il servizio commerciale, assicurando una velocità nominale di download non inferiore a 30 Mps”.

“La copertura – continuano – dovrà riguardare in ogni caso tutti i capoluoghi di provincia, i Comuni con più di 30 mila abitanti ed almeno il 90% di 120 piccoli Comuni individuati, dei quali solo Nasino e Vendone si trovano in provincia di Savona. Finale Ligure non rientra tra questi e non vi è quindi alcuna impellente ragione per imprimere inutili accelerazioni. Nel nostro caso non è in argomento l’intervento del Comune su installazioni in proprietà private (che potrebbero comunque essere oggetto di un Regolamento per assicurarne il corretto insediamento urbanistico e territoriale, minimizzando l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici), ma la deliberata scelta di concedere strutture, spazi ed aree di proprietà comunale per l’installazione di antenne destinate alla telefonia. La corretta domanda è: può un Comune, sei mesi prima che le frequenze 5G vengano assegnate agli operatori e senza alcuna gara, concedere 20 strutture di proprietà comunale per 10 anni, con un corrispettivo una tantum di 12 mila euro?”.

Si domandano ancora dalla minoranza: “Chi sarebbe disposto a concedere il proprio terrazzo per installare un’antenna per soli 60 euro all’anno? La convenzione con la Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (Gruppo Telecom Italia), che reca anche altre imprecisioni ed elementi inopportuni, dopo le prime polemiche è stata temporaneamente sospesa, ma solo per una sua revisione in contradditorio. Questa impropria convenzione, per la quale non vi è stata alcuna procedura di selezione, deve essere risolta, attendendo tempi più maturi per l’eventuale concessione di spazi pubblici per l’installazione di impianti destinati ad apparati di trasmissione di qualunque genere. Non è determinante l’essere favorevoli o contrari alla tecnologia 5G, ma la richiesta di attenzione che 822 cittadini hanno già manifestato sottoscrivendo una petizione. Attualmente il Comune non ha alcun obbligo di mettere a disposizione aree pubbliche e non ha alcun senso essere precipitosi senza alcuna ragione, perché ciò potrebbe determinare effetti ad oggi imprevisti (ad esempio nel caso di un adeguamento ai valori europei dei limiti di esposizione)”.

“Siamo certi che l’amministrazione, nonostante le contraddittorie dichiarazioni del sindaco, saprà mostrare la dovuta prudenza, certi che in breve tempo il mondo scientifico giungerà a conclusioni inoppugnabili, in grado di superare opportunamente ogni dubbio al riguardo. Se questa ragionevolezza verrà meno, sulla possibilità che il Comune conceda spazi ed aree pubbliche per le installazioni di antenne ed apparati di trasmissione, raccoglieremo le 1.000 firme necessarie all’indizione di un referendum comunale, rimettendo ai cittadini ogni decisione. La tecnologia deve rappresentare un’opportunità di sviluppo, ma è necessario che questa si fondi su un consenso informato, non certo su una deprecabile imposizione” concludono i gruppi di minoranza.

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