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Appalto rifiuti a Pietra, dopo tre anni la Corte d’Appello ribalta tutto: assolti perchè il fatto non sussiste

A giudizio c'erano due funzionari di Ata e tre dipendenti del Comune di Pietra: secondo la Procura avevano taroccato la gara

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Pietra Ligure. Assolti perché il fatto non sussiste. E’ questa la decisione della Corte d’Appello di Genova che oggi ha ribaltato completamente la sentenza del luglio 2017 in merito all’inchiesta battezzata “Trash”, che aveva portato alla luce presunte irregolarità nell’assegnazione dell’appalto per la gestione dei rifiuti a Pietra.

operazione trash

In primo grado erano arrivate cinque condanne, per una pena complessiva che sfiorava i 12 anni di reclusione. Il collegio del tribunale di Savona aveva condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione Fabio Basso, allora responsabile del settore servizi tecnici specializzati del Comune di Pietra Ligure; a tre anni Roberto Balbis, funzionario di Ata Spa; a due anni e otto mesi Mario Cena, anche lui funzionario di Ata Spa; a otto mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) Vincenzo Trevisano, l’allora segretario comunale pietrese, e Andrea Nencioni, geologo e anch’esso dipendente dell’amministrazione comunale.

Basso ha però deciso di ricorrere in appello: e la Corte questa mattina ha “cancellato” quelle condanne, decidendo di assolvere tutti con formula piena. 

Secondo la Procura di Savona i cinque avrebbero “truccato” la gara per l’assegnazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti sul territorio comunale di Pietra, falsandola per favorire la vittoria di Ata Spa. Un “favore” che, secondo gli inquirenti, si era concretizzato in cambio della promessa di assumere nell’azienda aggiudicataria dell’appalto il figlio di Basso, Luca. Le indagini erano partite in seguito ad un esposto del marzo del 2013. Tutti dovevano rispondere, a vario titolo ed in concorso, dei reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione e, soltanto Basso, di truffa ai danni dello Stato e peculato d’uso (per l’utilizzo di un’auto di servizio per motivi privati).

Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri di Albenga, coordinati dal pm Daniela Pischetola, era stata ricostruita la situazione degli appalti per la gestione dei rifiuti (gestiti dal 1995 da Aimeri) ed era emerso che, a gennaio 2013, era stata indetta una nuova procedura per la gara di assegnazione del servizio. E proprio quella gara era finita nel mirino della Procura, secondo cui era stata alterata attraverso una ipervalutazione sull’offerta tecnica mirata ad escludere le concorrenti (la ditta Teknoservice srl che si costituì parte civile nel processo).

Tutti gli indagati, durante gli interrogatori, avevano respinto con decisione ogni contestazione. In particolare Basso (assistito dagli avvocati Frascherelli e Vignola) aveva spiegato che non c’era mai stato alcun accordo sull’assunzione del figlio perché non avrebbe nemmeno avuto ragione di esistere: i dipendenti di Aimeri (l’azienda che gestiva l’appalto dei rifiuti prima di Ata), tra cui Luca Basso, infatti sarebbero stati riassunti dalla ditta vincintrice della gara. Il funzionario di Ata Mario Cena (assistito dagli avvocati Aglietto, Mazzitelli e Fazio) aveva invece fatto leva sula bontà del progetto da lui redatto per partecipare al bando. Una proposta definita “innovativa e qualitativa” e che a suo giudizio era la “migliore” e “meritava la vittoria”. Anche Trevisano (difeso dall’avvocato Alpicrovi) aveva negato di aver, come presidente della Commissione, modificato l’esito della gara.

L’avvocato Fausto Mazzitelli per Mario Cena aveva chiesto l’assoluzione sotenendo che mancasse lo schema della corruzione nella contestazione fatta, visto che la pretesa utilità promessa (l’assunzione del figlio di Basso) in realtà era passo “automatico” e su cui comunque Cena non poteva incidere.

A confermare la correttezza della gara, inoltre, secondo i difensori degli indagati (oltre a quelli già citati c’erano anche gli avvocati Roseo, Serrachieri, Alpicrovi e Boggio), anche l’esito della successiva procedura di rivalutazione delle offerte relativa alla gara d’appalto del servizio porta a porta (imposta dal Tar dopo il ricorso di Teknoservice). La rivalutazione della gara non solo confermò la vittoria di Ata Spa, ma attribuì un punteggio inferiore alla seconda classificata rispetto alla commissione finita sotto inchiesta.

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