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Viabilità ligure, informativa urgente in Parlamento: a Genova la sede dell’agenzia nazionale per la sicurezza delle strade

Confermato: il nuovo viadotto, a campata unica, sarà realizzato in quattro mesi

Provincia. La conferma che il nuovo viadotto, a campata unica, sarà realizzato in quattro mesi e la collocazione a Genova di una delle due sedi di Ansfisa, la nuovissima Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali. Lo ha annunciato oggi in parlamento il ministro delle infrastrutture Paola De Micheli in una “informativa urgente” del Governo (qui il testo) sul crollo del viadotto “Madonna del Monte” della Torino-Savona.

Dopo aver riepilogato quanto avvenuto lo scorso novembre e aver confermato che il crollo del viadotto della A6 è stato dovuto allo “scivolamento rotazionale di una porzione della parte sommitale del versante evoluto poi in una colata di detriti e fango” formata da circa 30 mila metri cubi di materiale (in parte ancora pendente), il ministro ha confermato che il nuovo viadotto verrà realizzato in quattro mesi. Una rapidità fondamentale, considerando che “in provincia di Savona non sussistono alternative di valico appenninico verso entroterra e Piemonte”.

Attualmente, come noto, il traffico corre unicamente sul viadotto sud, dove i veicoli muovono in entrambi i sensi di marcia su corsia unica. Il flusso di mezzi, tuttavia, sarà interrotto in alcuni casi ben precisi: in caso di emissione di allerta meteo da parte della Regione; qualora le mire ottiche poste sulla sommità del viadotto dovessero rilevare movimenti delle pile; qualora venissero superati i valori di soglia di piovosità (rilevati da un pluviometro i cui dati vengono aggiornati ogni cinque minuti); qualora venissero superati i valori della soglia di sicurezza dell’ammasso franoso ancora sospeso (rilevati mediante un radar che si aggiorna ogni cinque minuti).

I lavori per la fondazione del nuovo viadotto sono già partiti. Intanto il governo sta lavorando per dare alle infrastrutture una gestione “improntata ad un maggiore livello di sicurezza”. Ciò sarà possibile grazie a “misure organizzative, regolatorie e dispositive verso i concessionari e volte ad assicurare la separazione dell’attività di gestione da quella di verifica. Le valutazioni sulla funzionalità de manufatti saranno effettuate da soggetti indipendenti e dotati di ben precise competenze professionali, come ad esempio istituti universitari riconosciuti. Nel frattempo, è alle società sarà prescritta un’implementazione delle valutazioni sulla base di più alti standard tecnici”.

Per quanto riguarda Ansfisa, invece, una delle due sedi sarà a Genova (l’altra a Roma). Il direttore è stato di recente nominato e sono pronti a partire i concorsi per l’individuazione di 61 persone che si occuperanno di coordinare i controlli dei quali l’agenzia dovrà farsi carico.

Dopo l’esposizione del ministro, sono intervenuti i rappresentanti dei vari gruppi parlamentari.

Il primo a parlare è stato il pentastellato ligure Simone Valente: “Per conoscere le responsabilità dovremo aspettare gli esiti delle indagini avviate dalla Procura di Savona. Ma è notizia di poche ore fa che la Guardia di Finanza ha acquisito alcuni documenti presso la sede di Autostade. Parlando di questa ennesima criticità, è bene sottolineare che la fragilità del territorio ligure si palesa nelle sue infrastrutture e nel dissesto permanente. Non possiamo permettere che cittadini vivano in uno stato di paura ogni qualvolta si verifica un’ondata di maltempo o devono prendere l’autostrada o cadono oggetti da un viadotto”.

“Occorre sbloccare i fondi necessari per mettere in sicurezza il territorio. Serve un grande piano straordinario per rimettere in sesto un territorio che negli ultimi anni è stato trascurato e che è caratterizzato da una cementificazione selvaggia. Questi interventi non sono più rinviabili. Il governo deve agire con interventi strutturali sbloccando i fondi, predisponendo un piano straordinario e gestendo la responsabilità di chi si occupa di effettuare verifiche sulla sicurezza e la manutenzione dei viadotti. Il governo deve procedere con la revoca di concessioni e con le nuove assegnazioni mettendo al centro dei bandi il rispetto di tutte le norme di sicurezza. Sulla sicurezza di cittadini e gestione del suolo non è possibile risparmiare né derogare. Le conseguenze sono carissime”.

Insomma, bisogna “uscire dalla logica emergenziale. La tempestività con cui il governo è intervenuto stanziando fondi ed evitando l’isolamento della Liguria è una risposta adeguata, ma dobbiamo andare oltre guardando al territorio e alle infratrutture in maniera tale da garantire una gestione del rischio idrogeologico a 360 gradi. Il ministro dell’ambiente Costa ha stanziato 6.5 miliardi di euro per il rischio idrogeologico e di questi 700 milioni sono già stati erogati a Regioni in tutta Italia. Ci sono oltre 500 cantieri avviati. Ma occorre puntare su una sempre maggiore progettazione da parte degli Enti Locali. In questo senso va il disegno di legge ‘Cantiere Ambiente’ che prevede uno snellimento del 75 per cento dei tempi di erogazione di fondi. Occorre approvare misure di prevenzione e azioni mirate per la riduzione del rischio idrogeologico”.

L’ex vice-ministro Rixi ha aggiunto: “Dalla relazione del ministro apprendiamo la volontà di colmare un vulnus dato dal fatto che oggi i concessionari siano controllori e controllati. Apprezziamo anche che il ministero abbia deciso di individuare in operatori terzi gli incaricati di effettuare le verifiche sulla sicurezza e sulle manutenzioni. E siamo soddisfatti del fatto che per la prima volta si sia parlato di rendere operativa AnsFisa e individuarne le sedi. Ma a noi interessa sapere quando sarà operativa, quali strumenti avrà, quale budget e che tipo di convenzioni attiverà”.

Per quanto riguarda l’emergenza, Rixi ha ricordato che “ad oggi non sono ancora state pagate le somme urgenze dei Comuni ed i fondi non sono neanche a bilancio. Senza questi fondi in Liguria non sarà possibile ripristinare la viabilità. Il caso della A6 fa capire quanto questi interventi siano necessari: al momento del crollo altre strade non erano accessibili e senza A6 la Valbormida è rimasta tagliata in due. Senza fondi a bilancio, le aziende non sanno quando saranno pagate e perciò alcune stanno sospendendo i lavori. Ma nel frattempo sono stati sbloccati 13 miliardi di opere da parte dei concessionari”.

Roberto Bagnasco di Forza Italia ha sottolineato che “la Liguria è in ginocchio. Sull’emergenza è stato fatto tutto quanto si poteva fare e di questo diamo merito al ministro. Ma sul resto restiamo perplessi. Molti intervento partono solo dietro stimolo della procura. Come ad esempio la chiusura di due viadotti su A26. Ma tra Piemonte e Liguria sono almeno otto i ponti ed i viadotti che presentano situazioni di rischio”.

Franco Vazio del Pd: “Il governo e il ministro hanno riservato un’attenzione particolare alla Liguria e al savonese. Da subito è stata dimostrata presenza e azione, confronto e rispetto per il territorio e le popolazioni colpite. Sono stati già stanziati 40 milioni per le somme urgenza e il Governo ha già annunciato che altri 140 milioni saranno a brevissimo a disposizione per coprire tutte le necessità dei territori martoriati dalla calamità. Dobbiamo essere grati al ministro De Micheli per la sua efficienza, ma soprattutto per la sua sobrietà; alle parole e alle passerelle a cui purtroppo abbiamo spesso assistito, sono stati preferiti i fatti”.

“Dobbiamo insistere e chiedere i fondi per i ripristini, ma abbiamo il dovere di lavorare per il potenziamento e l’efficientamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie. In Liguria crollano i ponti, si chiudono i viadotti e franano le strade. Sui ponti e sulle autostrade liguri passano le persone, ma passa o muore anche l’economia non solo della Liguria e dei suoi porti ma anche di tutta l’Italia”.

Tommaso Foti di Fratelli d’Italia: “Nel suo resoconto, il ministro ha omesso di parlare dei controlli della Guardia di Finanza nella sede dei concessionari. Ciò ci fa sospettare che evidentemente non si sia trattato di un evento straordinario ma si vuole accertare se non vi siano concause nel crollo. Molti viadotti della nostra rete autostradale sono stati realizzati decenni fa e sono ormai alla fine della loro vita. Ci sono ponti, viadotti e gallerie che necessitano di interventi per 6 miliardi di euro. E le strade provinciali dopo il decreto Delrio hanno visto ridurre al minimo la loro manutenzione poiché le risorse delle Province sono state falcidiate. Non bastano le visite ispettive che Anas sta realizzando su ponti e viadotti e sottopassi. E anche la nuova agenzia non è ancora operativa, è solo sigla con un dirigente”.

“Oggi ci saremmo aspettati una risposta ad una domanda chiara: cosa vuole fare il governo di queste concessioni? Non possiamo aspettare ogni volta un crollo per sentire il ministro o il sottosegretario fare a gara a chi dice prima che si revocheranno o che si interverrà. Quella di questo governo è una inattività sistematica. Ci vuole una conferenza nazionale sulle infrastrutture, un momento di incontro in cui la classe politica non dica solo che ci sono fondi a disposizione, ma detti anche i tempi. Serve un intervento deciso, occorre chiedere all’Europa che gli interventi sulle infrastrutture non facciano più parte di termini di spesa di finanza pubblica”.

Raffaella Paita di Italia Viva: “Apprezziamo l’intervento tempestivo del governo in questo frangente, ma ciò che è accaduto va ricollegato a eventi più ampi che si sono verificati nel tempo sul territorio ligure. Le responsabilità per il ponte Morandi e l’A6 dovranno essere accertate dalla magistratura. Ma la Liguria vive una situazione di fragilità e delicatezza del territorio che si accompagna ad un deficit strutturale che non è responsabilità di questo governo o di quello precedente, ma comporta comunque l’urgenza di dare risposte chiare a un territorio che rischia di essere profondamente isolato. Quel territorio ha una potenzialità forte in ambito portuale: il 40 per cento della movimentazione delle merci in ambito portuale (con 4 milioni di contenitori) è a carico della Liguria. In quelle giornate hanno sofferto tutti i porti liguri e soprattutto quello savonese”.

“In Liguria non c’è l’alta velocità, un’opera fondamentale come la Gronda è ora bloccata, il Terzo Valico è in via di realizzazione, la Pontremolese non è finanziata, il raddoppio ferroviario del ponente neanche. Se vogliamo affrontare questi problemi dobbiamo cominciare a dire parole nette sulla necessità di investire. Ma c’è problema di sburocratizzazione molto evidente. Opere ricondicibili ad Anas sono bloccate a Savona e Spezia e a Genova. Occorre fare delle scelte e dire come si vogliono gestire in futuro le infrastrutture. E c’è bisogno di sicurezza. Per questo i concessionari devono pubblicare subito in Rete lo stato di sicurezza dei viadotti del paese, perchè tutti i cittadini possano verificare lo stato delle cose: perché la paura può bloccare anche la possibilità di guardare al futuro e in Liguria la paura sta prendendo il sopravvento”.

Luca Pastorino di Liberi e Uguali: “Ringrazio la ministra De Micheli per l’interlocuzione che abbiamo avuto sulla situazione del viadotto crollato in Liguria sulla A6, e sulle informazioni che ci ha fornito riguardo agli interventi di manutenzione straordinaria programmati e sulle iniziative rivolte finalmente alla separazione tra gestione e controllo delle infrastrutture. È stata anche l’occasione per ringraziare il governo dei fondi stanziati nel decreto fiscale e in quelli dedicati all’emergenza nei vari Comuni colpiti dall’alluvione, oltre alle varie procedure in deroga che agevolano il lavoro dei sindaci”.

“L’attenzione – aggiunge Pastorino – va posta sul sistema produttivo e sociale della Liguria. Sul piano dello sviluppo economico, vanno monitorate le ricadute sulle realtà portuali di Genova e Savona e in generale sul livello occupazionale. Come ho già detto, alla regione occorre un piano straordinario, a cominciare dalla prevenzione del dissesto idrogeologico. Il territorio è stato infatti colpito da fenomeni molto violenti: ricordo la mareggiata dallo scorso anno, e adesso c’è stata l’alluvione. In questo quadro complesso, il governo sta facendo quanto possibile per dare le necessarie risposte”.

Giorgio Silli (Gruppo Misto – Cambiamo! – 10 volte meglio) ha rimarcato che “Toti e Bucci si sono mossi in maniera inappuntabile. Nonostante questo le opposizioni che si riflettono in questa aula hanno avuto da appuntare il fatto che la Regione ha speso il 100 per cento delle risprse per mettere in sicurezza la Liguria. Il ministero dell’ambiente ha sospeso 386 milioni di progetti per la messa in sicurezza del territorio. E non sono ancora arrivate le risorse per le somme urgenze dell’ultima alluvione. Le istituzioni devono stringersi intorno alla Liguria, senza fare opposizione becera. Occorre riconoscere che non vi sono responsabilità oggettive della Regione, ma solo una buona gestione dell’emergenza”.

Maurizio Lupi (Misto – Noi Con l’Italia – Usei) chiede che “ tempi di ripristino siano garantiti. La Liguria ha deficit di infrastrutture e ogni fattore negativo porta ad un disagio che qui è molto più forte di quanto non sarebbe altrove. Occorre puntare sul tema della sicurezza dividendo il tema dei controlli dal tema della gestione. In momenti come questi la strada da percorrere non è dare il colpevole in pasto all’opinione pubblica, parlare di revoca, nazionalizzazione (detto che non è certo che lo Stato garantisca più efficienza del privato) ma serve che ognuno torni a fare il proprio mestiere e svolta il proprio ruolo. Occorre realizzare le infrastrutture necessarie al paese in tempi certi. In Liguria la rete ferroviaria è sempre a rischio quando si verificano eventi eccezionali. Il fattore tempo è indispensabile non solo per permette a cittadini di usufruire delle infrastrutture ma perchè un ritardo in questo settore diventa moltiplicatore di inefficienza”.

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