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“Teardo, il destino capovolto”: tra pochi giorni in libreria il nuovo libro di Bruno Lugaro

Il volume ripercorrerà le vicende dell'ex presidente della Regione e conterrà un'intervista inedita. In anteprima su IVG un estratto

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Savona. Uscirà la prossima settimana nelle librerie savonesi il libro “Teardo, il destino capovolto” del giornalista Bruno Lugaro. Il volume ripercorrerà le vicende dell’ex presidente della Regione che nei primi anni ’80 finì al centro delle cronache nazionali.

E’ il 14 giugno del 1983 quando, all’alba, i carabinieri si presentano nella residenza albisolese di Alberto Teardo, da pochi giorni ex presidente della Regione Liguria e leader carismatico del partito socialista. Hanno in mano un mandato d’arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso, una vicenda legata a un grande giro di tangenti, dieci anni prima del ciclone di Mani Pulite. Teardo finisce in carcere a Vercelli, una settimana prima delle elezioni politiche che lo avrebbero portato ad occupare una poltrona a Montecitorio e forse a ricoprire un incarico di viceministro del governo Craxi. Invece restò due anni e due mesi in custodia cautelare preventiva.

La condanna in primo grado arrivò l’8 agosto 1985: 12 anni e 9 mesi, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Diciassette i capi d’imputazione a suo carico, tra i quali concussione, estorsione, peculato. Il 416 bis, l’associazione mafiosa, non venne però riconosciuto dai giudici, altrimenti il verdetto sarebbe stato ancora più pesante. Nel 1988, in Appello, la pena fu ridotta a 7 anni e 10 mesi.

Il libro, che l’autore definisce “spiazzante” (“Non mi interessava unirmi al plotone d’esecuzione” spiega sui social) e che ha richiesto diversi anni di lavoro, contiene anche un’intervista inedita proprio con Teardo, oggi 82enne, che si è sempre proclamato innocente e “vittima di un agguato” che aveva per protagonisti alti ranghi istituzionali, magistrati, giornali, il Pci e logge “spurie” della massoneria.

Di seguito, in esclusiva per IVG, un’anteprima tratta dal libro “Teardo, il destino capovolto”.

A Genova, il Teardo non ancora trentenne, ha nel frattempo conosciuto un politico importante, suo vicino di casa a Castelletto: l’avvocato Giuseppe “Pippo” Macchiavelli, esponente della borghesia laica e risorgimentale, ex capo partigiano “Stella”, leader del Psi ligure. I due diventano amici. È Macchiavelli il suo maestro. L’avvocato vede in quel giovanotto veneziano, grande lavoratore e mente fertile, la stoffa del politico. Ha bisogno di uno come lui.  Lo introduce nei circoli socialisti della sua area, quella autonomista che fa capo a Pietro Nenni. Non impiega molto Teardo a mettersi in mostra, seppure penalizzato dall’essere un forestiero in una città, Genova, avara di opportunità per i giovani.

Erano i primi anni Sessanta, divenni vice segretario locale del Psi, con delega ai temi sindacali. Ma il partito aveva soprattutto bisogno di un uomo alla Cgil di Savona. Macchiavelli me lo propose. Non ci pensai su due volte. Quelli erano gli anni della scissione tra Psi e Psiup. C’era da lavorare sodo ed io mi sentivo pronto. Dovevamo arginare l’emorragia di iscritti e risorse, conseguenza di quello strappo”. In altre parole è in atto una migrazione all’interno della Fiom Cgil di dirigenti socialisti verso gli scissionisti dello Psiup. Ciò determina un indebolimento della componente socialista all’interno della Camera del Lavoro, a tutto vantaggio del Pci. Teardo deve colmare il vuoto lasciato da altri e fermare l’esodo. “Il Psi aveva l’esigenza di essere rappresentato alla Fiom. Accettai subito la sfida. La vidi come servizio al partito. Lasciai il mio lavoro a Genova, di pubbliche relazioni con mio cognato e l’import-export con la mia società “La Serenissima”. Non conoscevo Savona, ma non mi ci volle molto a capire che il Pci la faceva da padrone. Il sindacato, poi, era completamente nelle mani dei comunisti con i quali ero in netto contrasto. Segretario della Camera del Lavoro era Armando Magliotto». Originario di Villefranche, leader nascente del Pci ligure, circondato da un’aurea di gloria per essere stato un giovanissimo e coraggioso partigiano. Nel tempo nacque una competizione tra i due. Teardo, segretario della Fiom, riesce a rompere il blocco comunista nella Cgil e a respingere l’offensiva del Psiup.

Il “veneziano” comincia a fare drizzare le antenne a tutti. Magliotto ne riconosce l’abilità e da politico consumato capisce che è meglio evitare lo scontro e piuttosto tentare la via del dialogo. Che fra i due, però, sarà sempre complicato.

Il simbolo della battaglia sindacale è lo stabilimento Balbontin di corso Ricci. Oltre trecento operai rischiano il posto di lavoro. La fabbrica, una fonderia, è occupata a oltranza per iniziativa della componente socialista della Fiom-Cgil. Per Teardo, a quell’epoca con una folta barba, è la prima “uscita” pubblica di un certo rilievo a Savona. Ha subito un ruolo da protagonista. Se lo conquista trascorrendo ore, giorni, accanto ai lavoratori disperati. Come uno di loro. Dorme su una sdraio. Organizza il soccorso rosso che significa mandare alcune lavoratrici, con i carretti al mercato, per chiedere gratuitamente prodotti da cucinare alla mensa dei dipendenti. “Sentivamo il dovere di difendere i lavoratori, ma anche di vigilare sulla tutela dei delicati e costosi macchinari”. Teardo sa toccare le corde giuste per tenere uniti i lavoratori……….

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