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Savona, i fuochi di fine anno nel mirino dell’Enpa: “Stop ai botti tradizionali, sì a fontane e droni silenziosi”

Secondo Enpa Savona, ad ogni evento del genere si verificano fughe di cani e gatti terrorizzati, che spesso non vengono più ritrovati o muoiono investiti dalle auto

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Savona. “Savona è una città dove vivono moltissimi anziani, spesso soli, tante famiglie con cani (7.900 iscrizioni all’Anagrafe canina dell’ASL2) e gatti (oltre 9.000), molte altre persone con gravi problemi di salute e dove si trovano un grande ospedale e una decina di strutture di ricovero di persone malate, anziane o disabili, nonché sempre più animali selvatici “urbanizzati”. Così Enpa, con un comunicato, lancia la sua (nuova) crociata ai tradizionali botti di fine anno.

Spiega l’associazione animalista: “Si tratta di cittadini, ed animali che mal sopportano i decibel creati dai fuochi artificiali tradizionali; da non sottovalutare inoltre che la fabbricazione dei fuochi con esplosivi comporta inevitabili rischi lavorativi, come recentemente accaduto con la distruzione di una storica fabbrica del sud, con tre morti sul lavoro che vanno ad aggiungersi alle decine degli anni scorsi. Per tutta questa serie di motivi la Protezione Animali savonese, venuta a conoscenza che il Comune ha reperito uno sponsor che pagherà i fuochi di fine d’anno, si rivolge direttamente e pubblicamente allo sponsor stesso, invitandolo a sfruttare la moderna tecnologia e scegliere sistemi all’avanguardia, quali fontane o droni che illuminano silenziosamente il cielo, destando meraviglia pari o superiore ai rumorosi fuochi “tradizionali”; e ricorda altresì di aver raccolto e presentato oltre 500 firme, assieme al locale Comitato Aree Canine, al Comune di Savona l’anno scorso”.

“Enpa Savona denuncia infine che ad ogni evento del genere si verificano fughe di cani e gatti terrorizzati e che spesso non vengono più ritrovati o muoiono investiti dalle auto; senza contare i volatili che ormai vivono in città e che solo in parte si stanno abituando  (colombi, tortore, passeri, merli, storni, cornacchie, gabbiani, taccole, rapaci) ed alcuni dei quali vengono trovati morti o sono soccorsi dai volontari dell’Enpa il giorno dopo, per ferite, spavento o fatica nell’estemporanea fuga dai posatoi” concludono dall’ente.

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