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Regionali 2020, il neo segretario Dem Simone Farello: “Sì all’alleanza con il M5S, presto il nome del candidato”

"Un programma forte e condiviso, unità e condivisione nelle scelte"

Liguria. “Dobbiamo smetterla di dire che il candidato lo scegliamo dopo che è successo qualcos’altro. Non possiamo aspettare il risultato dell’Emilia. Sicuramente d’ora in poi ci sarà un’accelerata nel processo di selezione”.

Queste le prime parole di Simone Farello da segretario regionale del Partito Democratico, votato all’unanimità dall’assemblea dei delegati liguri che ha raccolto le dimissioni di Vito Vattuone, finito in minoranza dopo l’ascesa di Zingaretti al vertice. Tra i delegati (meno dei 200 previsti) c’erano anche i parlamentari Andrea Orlando e Roberta Pinotti.

La nomina di Farello, prevedibile ma non scontata fino all’ultimo, è una svolta nel cammino di costruzione del patto locale tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, unico scenario in grado di mettere in dubbio il bis di Giovanni Toti alla guida della Regione Liguria. “Noi ovviamente auspichiamo che quest’alleanza si possa fare – esplicita Farello, che da tempo coordina i lavori in vista delle elezioni – però ci sono due condizioni. La prima è che l’altro soggetto voglia allearsi, la seconda è che si condivida una linea politica e delle idee. Molto dipende da noi ma anche da loro. Quello che rilevo è che i punti di convergenza tra le opposizioni si sono consolidate”.

Insomma, la strada non sarà spianata ma ora non è più in salita. Sulle voci che caldeggiano la discesa in campo di Aristide Massardo, spinto da intellettuali vicini ai cinque stelle più che al ‘campo progressista’, Farello taglia corto: “È una fantasia. Non è una mia conoscenza diretta, non ci siamo neanche presentati e quindi non sono in grado di darne un giudizio. Di certo non è il mio candidato, ma al momento nessuno ha un candidato. Però registro in maniera positiva che ci siano personaggi che si mettano a disposizione”.

Farello resterà in carica fino a ottobre, poi a decidere sarà il congresso. In pratica sarà un governo di scopo, senza nulla da perdere: in caso di ribaltone sarà gloria, altrimenti arrivederci e grazie per averci provato. La corrente minoritaria, che avrà in assemblea Cristina Lodi come presidente, sembra ormai digerire l’idea di un matrimonio col Movimento 5 Stelle, purché basato “sui programmi”.

E a proposito di nozze, a prendere sempre più le distanze dal ruolo della “sposa” è Alice Salvatore, capogruppo in Regione ed ex candidata alla presidenza, la cui linea dura contraria alle alleanze coi partiti potrebbe essere presto smentita dallo stesso Beppe Grillo.

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