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Impianti sportivi durante l’allerta, Savona cambia ancora: sì agli allenamenti, no alle manifestazioni

Le strutture sportive pubbliche e private potranno svolgere regolarmente le attività di routine, annullate invece gare e partite

Savona. Cambia ancora a Savona la gestione degli impianti sportivi durante l’allerta meteo rossa o arancione. L’ordinanza di ieri, infatti, contiene alcune novità che vanno nuovamente a modificare lo scenario su aperture e chiusure. A partire da questa allerta gli impianti sportivi (sia pubblici che privati) non chiuderanno più, ma verrà interdetto unicamente lo svolgersi di eventi, manifestazioni e competizioni.

L’ordinanza emanata ieri dal Comune modifica nuovamente gli scenari per quanto riguarda le strutture sportive. Un primo cambiamento c’era già stato in occasione della “famigerata” allerta del 23 novembre: fino ad allora, infatti, le ordinanze imponevano la chiusura indiscriminata di tutte le attività sportive pubbliche e private. Uno scenario che danneggiava le società sportive e realtà private (quali palestre e scuole di danza) sfociando in qualche caso addirittura nel paradosso (con casi limite come strutture situate al primo piano che chiudevano quando al piano di sotto realtà commerciali restavano regolarmente aperte).

E così, complici forse qualche polemica o magari il desiderio di non danneggiare ulteriormente tali realtà, il 23 novembre l’ordinanza era cambiata eliminando la dicitura “privati” dall’ordinanza. Anche questa soluzione, però, aveva delle lacune: la chiusura indiscriminata delle strutture pubbliche penalizzava le società sportive che le utilizzano (pensiamo alla Rari Nantes o alle squadre di calcio), mentre l’apertura di quelle private poneva di fronte a una disparità di trattamento non sempre giustificata.

E così, l’assessore alla Protezione Civile Maurizio Scaramuzza e il comandante della polizia municipale Igor Aloi hanno lavorato per modificare ancora una volta il provvedimento. Che, da questa volta, non distingue più tra strutture pubbliche e private ponendo invece l’accento sulla quantità di persone attese. Prevede, infatti, “l’interdizione dell’utilizzo delle strutture pubbliche, nonché di quelle private quali: piscine, palestre, campi sportivi, teatri, biblioteche, qualora le stesse operino in condizioni di elevata partecipazione di persone, cioè in occasione di manifestazioni di rilievo, gare ed eventi pubblici“.

Tradotto, si potranno effettuare normalmente le attività quotidiane (la piscina resterà aperta agli utenti, le società potranno svolgere gli allenamenti) mentre “salteranno” gare, partite e manifestazioni che comporterebbero l’afflusso di pubblico. “Io e Aloi ci siamo spesi per questa soluzione – racconta Scaramuzza – perché ci sembrava la migliore per non penalizzare più le società che utilizzano strutture pubbliche e che, in qualche caso, facevano veramente fatica ad andare avanti a causa delle chiusure imposte”.

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