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Finale Ligure, “Razzismo e fascismo dentro e fuori dagli stadi”, il pensiero di Renzo Ulivieri

Il presidente dell'Associazione degli allenatori di calcio è stato ospite a un convegno: "La piaga riguarda la società, non si può stare a guardare. È necessario schierarsi e agire, mantenere viva la memoria e parlare ai giovani"

Finale Ligure. “Razzismo e fascismo dentro e fuori dagli stadi”, il tema dell’incontro pubblico, tenutosi questa sera presso la Sala Gallesio, davanti al Municipio, organizzato dalla web radio della sezione Anpi di Finale.

Protagonista del confronto è stato Renzo Ulivieri, storico volto noto nel mondo del calcio, nonché presidente dell’Associazione italiana allenatori.

Prima di entrare nel merito. La carriera da allenatore di Ulivieri, ripercorsa in sintesi. Incominciata nella provincia toscana, tra i dilettanti. Poi nel settore giovanile della Fiorentina. Dunque l’approdo nel professionismo. Empoli, Ternana, Lanerossi Vicenza. L’esordio in Serie A col Perugia, da subentrato, nella stagione 1979/1980. Quindi Cagliari, Sampdoria (con cui vinse la Serie B, nel 1982/1983, con Mantovani presidente), Poi Modena, Napoli, Torino, Padova, Bologna, Reggina. Dal 2015 allena la squadra femminile del Pontedera.

In primo luogo sono stati citati e discussi alcuni casi d’attualità. Nel Regno Unito, ad esempio, un tifoso del Manchester City in seguito a un episodio razzista è stato recentemente bandito dal club, arrestato e sospeso dal lavoro.

Il 15 ottobre scorso: gara Bulgaria-Inghilterra, valevole per le qualificazioni ai Campionati europei del 2020. Dalla curva giungono cori, scritte naziste e contro i tifosi inglesi. L’arbitro sospende più volte la partita. Il primo ministro, all’indomani, da Sofia spinge per le dimissioni del presidente della federcalcio bulgara. Prontamente arrivate il giorno successivo.

In Italia si potrà fare altrettanto? Chiede il moderatore. Ulivieri risponde:

“La strada da intraprendere non è cercare di nascondere. Bisogna affrontare con responsabilità: questo problema riguarda noi tutti. Non si può fare finta di niente”

“Rigidi e perseguire chi sbaglia. Insegnare il ricordo e mantenere viva la memoria. Questo, purtroppo – aggiunge Ulivieri – lo siamo dimenticando”.

Una riflessione quindi anche sulla classe politica:

“Quanto nelle parole dei politici c’è un’esortazione alla violenza. Quanto è diseducativo, soprattutto per i giovani. È un processo lungo. Questo popolo deve ritrovare i suoi valori e riscoprire se stesso.”

Si è dunque preso in esame un episodio di qualche anno fa. In un match di Seconda Categoria, a Marzabotto, un giocatore esultò a un gol facendo il saluto fascista.

“Andava condannato a leggere, a studiare. Imparare e conoscere la storia. Solo così si possono educare i giovani”. 

Digressione. Si è inoltre ricordata la strage di piazza Fontana, alla banca dell’agricoltura di Milano, dove morirono diciassette persone. Era il 12 dicembre 1969, cinquant’anni esatti fa. Gruppi eversivi di estrema destra, armati e collusi coi servizi segreti, organizzazioni paramilitari e apparati deviati dello Stato. Aprì la stagione della cosiddetta strategia della tensione e degli anni di piombo.

Altro aspetto del tema violenza negli stadi riguarda l’avversione del tifoserie nei confronti delle forze dell’ordine:

“L’accanimento del tifo organizzato nei confronti delle forze dell’ordine l’ho riscontrato in diverse piazze, soprattutto quando ero a Bologna. Anche da quì parte la violenza. Il problema è a monte, nella società.”

L’odio e la violenza quindi come comportamenti intrinsechi ai bassi istinti dell’uomo e della propria natura. Da combattere con la conoscenza, con la cultura e con rigidi provvedimenti sociali.

A margine. Una partita tra Livorno ed Empoli (ndr, tifoserie organizzate notoriamente vicine agli ambienti di estrema sinistra). Lo stadio intero intonò in coro ‘Avanti popolo’. Ulivieri ha ricordato il momento con fervente piacere.

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