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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Di che colore è la tua pagina interiore?

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Quando mutano i paradigmi il mondo stesso cambia con essi” è un’affermazione dello storico della scienza ed epistemologo statunitense Thomas Kuhn (1922-1996) noto soprattutto per il suo saggio “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”. La posizione piuttosto radicale di Kuhn ha dato il via ad un interessante confronto con un altro importante epistemologo, Karl Raimund Popper ma, come i miei lettori ben sanno, non intendo trattare accademicamente la questione, mi interessa, per dirla con Kierkegaard, che la riflessione filosofica riguardi la vita di ognuno nel quotidiano oltre che nei massimi sistemi.

La domanda pertanto diviene: quale relazione può mai stabilire il paradigma di Kuhn con il nostro tuttigiorni? Ebbene, a parte il condizionamento reciproco tra il quotidiano di ogni essere umano e l’approccio di sistema dell’ottica epistemologica, il paradigma è quell’angolazione inconsapevole dalla quale scrutiamo il mondo intorno a noi. Prospettiva che reputiamo essere molto più personale di quanto non sia poichè, ripeto, inconsapevolmente, assumiamo in larga parte l’angolazione costruita dalla storia per l’umanità, tra l’altro omologata ancor più oggi dalla globalizzazione. Per dirla più chiaramente: il sistema valoriale, socio culturale, economico e di controllo nel quale ci siamo venuti a trovare, non per nostra scelta, ci colloca di fronte alla vita con una possibilità di osservazione piuttosto pre-determinata.

Un altro grande pensatore più di un paio di secoli prima di Kuhn affermava che la nostra mente è un foglio di carta bianca (a blank slate), molti traducono con l’espressione “tabula rasa” di romana memoria, mi riferisco al filosofo britannico John Locke ed al suo “Saggio sull’intelletto umano” del 1690. È interessante precisare che il concetto che voleva esprimere il filosofo era che la pagina andava ancora scritta, nella sua allegoria l’elemento più rilevante non era il colore della carta ma il fatto che fosse intonsa e che avrebbe dovuto l’esperienza tracciarvi i propri segni, quelli che ci fanno affermare di essere ciò che leggiamo scritto e rielaborato sulla nostra pagina interiore. Potremmo affermare, con la libertà del “pensiero altro”, che la pagina di Locke ha diversi punti in comune con il paradigma di Kuhn, intanto ognuno ha una sua pagina, ma non possiamo essere certi del colore, credo che, al variare del quando e dove, muti la colorazione del foglio. La questione non è puramente speculativa se proviamo a decriptare lo sviluppo dell’allegoria con arguzia e personale lettura. Il fatto è, ovvio quanto trascurato, che tutti i segni impressi sulla pagina bianca è indispensabile che vengano scritti con colori che non siano il bianco. Ovviamente quelli scritti con colori particolarmente contrastanti con il bianco verranno presi come fondamentali dal lettore, mentre tanto più la tinta si farà tenue, tanto più le notazioni grafiche diverranno meno rilevanti. Di quanto possa esservi impresso ma con il colore bianco nemmeno avremo mai coscienza che sia stato tracciato sulla pagina. Ovviamente lo stesso ragionamento varrebbe per una pagina nera o di qualsivoglia altro colore.

Normalmente i più avveduti analisti si soffermano ad esaminare le caratteristiche del segno grafico, altri si occupano degli spazi vuoti tra le parole, altri ancora del rapporto tra le maiuscole e le altre lettere, dell’uso dell’interpunzione, dell’andamento ascendente o discendente del rigo, addirittura si può mettere in relazione la struttura del periodo con l’intensità dell’emozione che lo genera, anche l’andare a capo è significativo, la scelta del carattere, della dimensione della parola e della sua collocazione nella pagina… ma non credete che sia fondamentale una preludiale disamina intorno al colore della pagina? Esistono interi periodi, magari di fondamentale rilevanza, che non possiamo leggere sulla nostra pagina interiore poichè del medesimo colore della stessa. Quale rilevanza avrebbero assunto quei periodi ormai perduti se la nostra pagina fosse stata nera? E siamo sicuri che siano perduti? E se, al contrario, fossero determinanti proprio perchè non posiamo leggerli, proprio perchè divengono la trama misteriosa della nosta pagina più sconosciuta, chissà, magari della nostra anima? E come possiamo essere sicuri che la nostra pagina conserverà per sempre il medesimo colore? E se mutasse portando alla superficie la scritta che da sempre ci abita? Forse allora potremmo affermare di poterci conoscere? E ancor di più, come possiamo pretendere di comprendere gli altri senza aver dato una sbirciatina irriverente alla loro pagina interiore? Sempre che la cosa sia possibile… ed ecco che l’intuizione di Kuhn diventa ancor più interessante. Poco più oltre nel suo scritto che, lo rammento, riguarda solo l’osservazione scientifica, possiamo leggere: “Paradigmi successivi ci dicono cose differenti sugli oggetti che popolano l’universo […]”. La nostra riflessione può trasformare l’affermazione dell’epistemologo statunitense in questo modo: “Al variare del colore della mia pagina interiore comprendo cose differenti sugli esseri umani ed il loro agire”.

L’allegoria esposta nelle righe precedenti potrebbe complicarsi in maniera estremamente affascinante se ci concedessimo di essere una pagina da scrivere ma non monocroma, piuttosto caleidoscopica. Nessuno può avere la certezza di aver non dico conosciuto oggettivamente ma nemmeno rappresentato il mondo, quindi abbandoniamo l’aggressiva supponenza, eliminiamo l’arroganza caratteristica di ogni egoriferito, credo che l’azione più eticamente meritoria che potremmo compiere è quella di smettere di giudicare per decicarci a disegnare bellezza sulla nostra pagina con tutti i colori di cui siamo capaci, nella speranza di scoprirci pittori e di regalare, così, bellezza a tutto il mondo senza nulla chiedere in cambio.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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