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Chiesa Santissima Trinità gremita: oltre 150 persone per l’ultimo saluto ad Alessandro Saba foto

Don Giovanni Lupino: "Ora vive nell’amore di Dio, non ha più bisogno di scappare perché gode della pace della Sua casa"

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Savona. Parrocchia Santissima Trinità di via Chiavella gremita per i funerali del giovane Alessandro Saba. C’erano quasi 150 persone che, nonostante la mattinata feriale, hanno sfidato la pioggia per dare l’ultimo, commosso saluto al 45enne. A celebrare i funerali, il vescovo di Savona Calogero Marino.

“Vorrei condividere con vuoi un messaggio e l’invito di Gesù a convertirci, – ha affermato don Giovanni Lupino nell’omelia. – Immaginiamo di andare da lui e chiedergli ‘quando è morto Alessandro’, ci risponderebbe ‘credete di essere meno peccatori di lui? Meno colpevoli?’. Una risposta che dobbiamo ascoltare bene, per non fuggire dalla terribile serietà della nostra vita e di quella di Alessandro”.

“Dio di noi ama tutto e condivide tutto. Di Alessandro abbiamo condiviso tante cose, alcune terribili: la peggiore è stata il carcere. Eppure, qualche volta, lì l’ho visto dormire sereno. Le altre case, nella mia memoria, sia a Santuario che in via Romagnoli, sono state una tragedia. Il Dio della pace è l’unico che può dare pienezza di pace ad Alessandro”.

“Pensare ad Alessandro per me significa pensare a tutto ciò che è incompiuto. Penso a tutta la sua vita, non solo alla sua conclusione… una fine inevitabile, quante volte con gli amici ce lo siamo detti. Convertirci significa pensare se davvero abbiamo compreso che Gesù ci sta parlando. Davanti a lui ogni giorno ci sono due vie, la vita e la morte. E ripensando alla vicenda di Alessandro mi chiedo: a lui abbiamo davvero trasmesso l’amore per questa vita? A lui e ai tanti ‘Alessandri’ della vita”.

“Ad Alessandro abbiamo dato una casa e vestiti, ma abbiamo dato davvero amore? Quando al suo immenso disagio abbiamo risposto con la galera? La risposta è semplicemente quella della legge? Giudici dei minori, assistenti sociali, preti, suore, amministratori, politici. Qui forse Gesù ci chiama in causa: stiamo costruendo una civiltà dell’amore o della morte?”.

“In carcere Alessandro si disintossicava e diventava lucido, era allegro e simpatico. Ma che soluzione era però? La galera è amore? Per un po’ di tempo ci lasciava tranquilli e non era per la strada, ma non era una soluzione. Si lavora sulle motivazioni che fanno diventare le persone carcerati? Scordatevelo. I volontari sono ben accolti in carcere? Scordatevelo”.

“Quando tu togli l’alcol e altro ad una persona, è importante cosa metti al loro posto: se non ci metti niente non risolvi niente. È facile far avere soldi, una pensione, sistemare, mettere delle pezze: ma così non recuperiamo la dignità di una persona”.

“Abbiamo il dovere non soltanto di condividere queste esistenze atroci come quella di Alessandro, che abbiamo visto continuamente scappare da se stesso e da noi. Lì si misura la nostra capacità di amare. Anche io ho dato tante cose ad Alessandro, ma forse non sono riuscito ad amarlo veramente. Che Dio ci ispiri a continuare ad impegnarci, a non arrenderci davanti alla morte. Noi oggi lo accompagniamo in questo ultimo viaggio terreno verso la pace, ma voglio seriamente che iniziamo a pensare a costruire quella pace anche qui”.

“Ci sono tanti Alessandri che oggi a Savona continuano a distruggere la loro vita e quella delle loro famiglie. E distruggono anche ogni nostra buona intenzione, perché dobbiamo dotarci di veri sistemi di sostegno e di aiuto. Ora Alessandro vive nell’amore di Dio, non ha più bisogno di scappare perché gode della pace della Sua casa”.

Saba, 45 anni, è stato stroncato da un malore improvviso e fatale nella giornata di domenica 15 dicembre, nei pressi dell’ospedale San Paolo di Savona. Figura molto nota in città, negli anni Saba (anche conosciuto con il soprannome di “Piddu”) era entrato nel cuore di molti cittadini, che erano soliti incontrarlo per le vie del paese.

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