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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Buon Natale a…

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù” dal Vangelo secondo Matteo 1, 20-21. È l’annuncio ricevuto da Giuseppe mentre meditava di allontanare la sua promessa sposa, la giovane Maria che, senza essere stata da lui fecondata, attendeva un figlio. Un altro vangelo, tra i canonici, racconta della nascita di Gesù, quello di Luca; quelli di Marco e Giovanni ci narrano la vita del Cristo dall’età adulta. Più ricchi dettagli fornirà il successivo Protovangelo di Giacomo. Come possono ben immaginare i miei più assidui lettori, non mi interessa disquisire intorno a questioni esegetiche o storiche come datare la nascita del bambino al 25 dicembre dell’anno 1 a. C. o, come sostiene oramai la maggior parte degli studiosi, cinque o sei anni prima, per la semplice ragione che il senso della natività non ne verrebbe minimamente influenzato. Per chi crede che la nascita di Gesù sia espressione della volontà di Dio e dell’intervento dello Spirito Santo la questione è irrilevante, lo stesso dicasi per chi non ritiene che esista un Dio e che si sia incarnato per poi morire sulla croce e risorgere. Interessante è, forse, ricordare che l’istituzione formale della festa liturgica del Natale come ricorrenza della nascita di Gesù è ritrovabile già alla metà del IV secolo, l’iconografia della scena della nascita è spesso in relazione all’adorazione dei Magi e si evolve dalla primitiva, nella quale compaiono solo Giuseppe, Maria, il bambino il bue e l’asino, fino ad arricchirsi di dettagli con la comparsa di più personaggi, come le levatrici Zelemi e Salome, così come la collocazione della scena passa dalla capanna ad una grotta. In ogni caso la festa di Natale è un appuntamento ancora centrale nella vita e nella cultura di tutto il mondo cristiano.

Reputo molto più interessante porre la questione intorno al significato che oggi la ricorrenza del Natale ancora riveste. Non mi sembra il caso di denunciare la commercializzazione dell’evento, azione ormai così abusata nel suo replicarsi con sistematica cadenza annuale ad opera di molti commentatori da risultare pleonastica e sterile. Lasciamo perdere l’aspetto più formale, convenzionale e banale della ritualità, osserviamo, piuttosto, quanto in questo giorno generalmente si riscopra il valore della famiglia, della generosità, dell’attenzione all’altro, della promessa di una maggiore disposizione all’amore disinteressato, almeno per un giorno… già, questo è il vero dramma. Mi sembra che la giornata di Natale sia sentita troppo spesso solo come una specie di tregua, di intervallo nello squallido quotidiano, un momento in cui il produttore-consumatore si ricorda della propria natura umana, ma solo per poco, già consapevole che la bellezza di una giornata verrà ben presto inghiottita dall’egoismo e dalla frenesia di un tuttigiorni in cui nessuno sa più prestare il proprio tempo agli altri e nemmeno a se stesso. Oppure Natale è bello solo per i bambini? Forse è vero, ma se non siamo in grado di riscoprire lo sguardo incantato dallo stupore per la vita che è naturale nei bimbi, se non riusciamo a riconquistarlo con la saggezza degli anni, allora che senso ha averli vissuti? Non lo so, forse davvero “Cristo si è fermato ad Eboli” confermando Carlo Levi, oppure è “nato a Napoli” come afferma il grande Luciano De Crescenzo, ma ciò che conta, anche per un non credente come chi scrive, è che dovunque possa arrivare al “cuore distratto” dell’uomo del terzo millennio per aiutare a ricordarci il meraviglioso messaggio d’amore che, figlio di dio o uomo mortale, contiene la parola del Cristo. Non insegnamo ai nostri figli ad essere buoni perchè così arriverà Babbo Natale con i doni, non minacciamoli con il carbone come regalo in caso di cattivo comportamento, potrebbero prenderci sul serio e credere che amare sia un dovere che viene compensato materialmente, proviamo invece ad amare un poco di più anche negli altri giorni dell’anno, potremmo scoprire che la cosa ci piace, ed ora basta sermoni e passiamo agli auguri.

Buon Natale a …
chi ha il coraggio di mantenere la parola data,
chi non si limita a non fare del male,
chi credente o meno rispetta chi è sorretto da qualsiasi fede oppure da nessuna,
chi non ti chiede che lavoro fai ma cosa sogni,
chi sa ascoltare la voce del tramonto e sa carezzare il profumo dell’alba,
chi sa guardare il mondo con gli occhi di un altro,
chi ha scoperto in sé il divino che abita il suo prossimo,
chi ha capito che non si può essere buoni solo un giorno all’anno

chi, come direbbe il mio amicio Gershom, sa vivere “ogni giorno con lo stupore della prima volta e l’intensità dell’utlima” perché, aggiungo io, in questo modo ogni giorno diviene una festa, una festa collettiva nella quale tutti gli uomini si tengono per mano nel nostro breve viaggio, che sia un cammino nella luce smentendo finalmente le parole di Giovanni, per dimostrare che gli uomini “amano più la luce delle tenebre”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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