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Una lezione di vita, di sport e di filosofia foto

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Che delizia, che occasionissima, aver potuto ascoltare gli insegnamenti di uno dei più grandi coach della storia della pallanuoto ed aver capito grazie alle sue attente e competenti osservazioni quanti punti di contatto comuni vi siano tra tutte le discipline sportive di gruppo.

L’allenatore in questione è il grande Claudio Mistrangelo (classe 1950) chiamato meritoriamente il “filosofo”, proprio perché ha insegnato tale materia al liceo. Dopo aver concluso la sua carriera di pallanuotista è stato allenatore della Rari Nantes Savona per ben 38 stagioni, dal 1973 al 2011 (unica eccezione furono i campionati 1984-85 e 1985-86), divenendo così negli anni una delle figure più rappresentative sia del club ligure che in campo nazionale venendo nominato “1° Tecnico d’Italia” per ben tre volte e raggiungendo inoltre il notevole traguardo delle mille partite in panchina con la stessa società.

Con impegno e determinazione ha creato dapprima i presupposti per raggiungere lo scudetto, che poi è riuscito a tradurre in realtà: prima ha forgiato i giovani a partire dal lontano 1973, tirandoli su dal nulla, poi nel 1978 è approdato alla prima squadra con cui ha conquistato la promozione in Serie A nel 1981. Nei due decenni successivi ha vinto 3 Campionati Italiani (nel 1991, 1992 e 2005), 3 Coppe Italia (nel 1990, 1991 e 1993) e 2 Coppe Len (nel 2005 e 2011). Dal 2011 in avanti, nel segno di una sbalorditiva ed encomiabile continuità è divenuto direttore tecnico della società, incarico che ha ricoperto fino ad agosto di quest’anno.

Al primo impatto l’impressione può essere quella di avere davanti un uomo tendenzialmente “duro”, poco propenso al sorriso. Ma conoscendolo meglio è il tempo a farlo svelare una persona affabile, pronta al dialogo e, perché no, alla battuta, alle dotte citazioni in latino, agli aforismi illuminanti. La sua lunga e fortunata avventura con la Rari dal mio primo tesseramento a a questa estate è durata la bellezza di 55 anni, un numero che incontrerebbe il favore di Pitagora, di Fibonacci e della numerologia angelica. Un vero monsù travet di bordo vasca potremmo definirlo e abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo proprio ora che si è appena concluso anche l’ultimo suo compito, la ricostruzione di un settore giovanile all’altezza della tradizione.

Ha iniziato pertanto con i giovani, e con loro ha finito. La sua Rari è quella che ha saputo senza soldi, senza piscina, coi soli ragazzi del vivaio guadagnarsi la serie A; quella che con l’inserimento di grandi nomi è riuscita a vincere scudetti e coppe. L’eccellenza mister Mistrangelo l’ha voluta e l’ha trovata, ma non per caso.

Alla base di tutto la Rari Nantes Savona quando salì in B nel 1975 con una squadra di giocatori esperti si allenava e giocava in una piscina da 25 metri. Il regolamento prevedeva già allora che si giocasse a 30 metri, e giocoforza dovette cominciare la “deambulazione” in altri lidi, per allenamenti e partite di campionato: due volte la settimana andava a Camogli, Recco, Voltri, dove era ospitata per allenarsi e anche il sabato eravamo costretti ad emigrare in altri lidi per le partite ufficiali.

L’anno precedente Mistrangelo aveva preso la guida di un gruppo di ragazzini che cominciò ad allenare seguendo una logica inedita al tempo, e fatta di volumi crescenti. Nel 1977 provò ad inserire gradualmente un numero importante di questi talenti, che nel frattempo avevano conseguito alcuni importanti successi giovanili, affiancati da un nucleo di 3-4 giocatori chioccia. La crescita graduale fu il preludio alla salita.

Durante la sua interessante e colorita relazione, argomentata nell’ambito del seminario organizzato dalla Scuola Regionale Coni dal titolo “Le caratteristiche dello sport giovanile” svoltosi a Savona, presso la Sala delle Federazioni “Lelio Speranza” del Coni Point nella serata di martedì 19, Mistrangelo ha toccato tutti i punti salienti che ruotano attorno al mondo sportivo giovanile. Dall’anticipazione agonistica alla specializzazione precoce, dal giovanilismo al dilemma tra vincere o formare.

Proprio in relazione a quest’ultimo tema ha completato il suo apprezzato intervento riferendosi a come dovrebbe avvenire la selezione, vale a dire il vero sistema di formazione del gruppo che come tutti constatiamo viene sempre più anticipata a livello di fasce anagrafiche. Per il noto istruttore savonese, selezione e lavoro devono essere i principali mezzi dell’allenatore.

Del resto il lavoro implica la sua capacità di progettazione e la sua capacità di valutazione. Una selezione onesta rende serio il lavoro, un lavoro serio rende onesta la selezione.

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