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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Un uomo con le ovaie

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Chiamare la donna il sesso debole è una calunnia; è un’ingiustizia dell’uomo nei confronti della donna”, è una affermazione che non rientra nelle canoniche del Mahatma Gandhi, un uomo immenso per quello che ha saputo realizzare ma anche molto particolare per il suo rapporto con l’altro sesso. Ma non è di questo che ci occupiamo oggi, vogliamo analizzare una questione che può apparire solo lessicale ma che riveste una valenza culturale e, pertanto, di interesse filosofico davvero notevole. La citazione del Mahatma ci immette in medias res: ha senso parlare di sesso forte in relazione agli uomini? Se il riferimento è alla capacità muscolare direi che l’interrogativo è addirittura pleonastico, ma se i parametri si discostano dalla forza fisica per avvicinarsi a quella intellettuale o morale o sessuale la questione si complica. Ma l’affermazione gandhiana sottolinea anche un secondo elemento interessante, cioè che il giudizio è fondamentalmente costruito da una prospettiva maschile e maschilista. Approfitto dell’argomento per estrapolare un paio di battute, a mio avviso illuminanti, dal testo teatrale che la compagnia di Proteo metterà in scena sabato 9 novembre al teatro Sacco di Savona.

La scena si svolge in un interno nel quale tre giovani donne, Consuelo, Alice ed Elena, stanno conversando con un amico, un uomo che si manifesta come lontano dallo stereotipo maschile. È, infatti, sensibile, attento agli altri e non afflitto da una patologica urgenza di affermazione, insomma, non si pensa come maschio alfa e non è avvilito da ansia di prestazione. Una delle ragazze, portavoce di un giudizio condiviso anche dalle amiche, definisce Sandro, questo il nome dell’insolito maschio, “un uomo con le ovaie”. A quel punto il presunto uomo con le ovaie manifesta i propri limiti peculiarmente maschili, infatti reputa il giudizio dell’amica non come un apprezzamento ma come una buona ragione per sentirsi offeso. Inevitabilmente le tre amiche sono costrette a rendere comprensibile anche all’ottica maschile il senso della loro affermazione, con sottile e caustica ironia … ma forse è utile che citi direttamente il testo:

Consuelo Sai quante volte degli uomini per farmi comprendere la loro stima mi hanno attribuito i loro … attributi?
Sandro Non ti seguo
Alice [ … ] Allora: se un uomo vuole dimostrare apprezzamento per una donna la definisce una donna con le palle, non è così?
Elena E la donna in questione dovrebbe sentirsi gratificata, non è vero?
Consuelo Ma se una donna ti definisce un uomo con le ovaie tu ti senti quasi offeso.

Credo che il breve confronto non richieda alcun chiarimento, forse, però, è utile sottolineare come sia quantomeno inusuale che una donna si senta in diritto di esprimere un apprezzamento nei confronti di un uomo attribuendogli le proprie peculiarità genitali, almeno tanto quanto sia reputato lecito e premiante affermare che una donna di temperamento è tale perchè partecipa degli attributi maschili. Quanti secoli di maschilismo surrettizio hanno potuto generare una sorta di autocensura anche nel pensiero al femminile?

Una delle reazioni più tipiche a seguito della presa di coscienza della discriminazione culturale alla quale si riferisce quanto appena scritto, è quella di affermare che non esistono ragioni per distinguere i due sessi. Ma ne siamo davvero così sicuri? Non parlo ovviamente di differenze salariali, professionali, comportamentali e via di seguito, mi sembrerebbe offensivo nei confronti dell’intelligenza dei miei lettori, è ovvio che non esista ragione per simili distinguo. Ma siamo certi che sia opportuno per l’universo femminile pensarsi attraverso i parametri di quello maschile? E viceversa? In un mondo che scivola sul piano inclinato della omogenizzazione globale, un mondo dove le distinzioni si perdono in una “trippa husserliana” e gli unici distinguo sono di natura economica (distinzioni paradossalmente al contrario omologanti) non sarebbe utile ri-scoprire la bellezza delle diversità? Non sarebbe vantaggioso per tutti fare tesoro della ricchezza di chi osserva la magmatica colata dell’esistenza da “un altro punto di vista”?

Forse è questo il compito che potrebbe essere svolto soprattutto dal mondo al femminile, insegnare all’altra metà quanto sia stupida e perdente la globalizzazione antropologica, l’annichilirsi del “io amo e sono viva” in un “noi siamo omogenei”, forse solo imparando ad amare le proprie peculirità sarà possibile riuscire ad apprezzare quelle altrui. È proprio una riflessione profonda sui ruoli del maschile e del femminile nel nostro tempo uno dei temi conduttori del testo teatrale dal quale ho ricavato le battute citate più sopra, ed anche se l’epilogo potrà apparire sorprendente, sarà possibile riconoscere nella vicenda numerose sfaccettature del nostro quotidiano che, magari, non abbiamo tempo o coraggio di evidenziare. Non mi resta che dare a tutti appuntamento al Sacco e … “buon teatro altro”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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