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Tre maestri di calcio amanti del bel gioco

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Nella città di Trento dal 10 al 14 ottobre 2019 si è svolta con notevole successo la 2° edizione del Festival dello Sport, una rassegna di dimensione nazionale ed internazionale. Ad organizzare la manifestazione sono stati La Gazzetta dello Sport, il primo quotidiano sportivo italiano, e il Trentino con il patrocinio del Coni e del Comitato Italiano Paralimpico.

Il tema scelto per l’edizione 2019 è: “Il Fenomeno, i fenomeni” quello tanto sognato da ogni campione o squadra che sia. Sono state affrontate le tematiche su come raggiungerlo, consolidarlo, batterlo, almeno eguagliarlo. Tanti sono infatti gli elementi che compongono un record: allenamenti e strategie, ma anche psicologia, alimentazione, salute, materiali, business e ricerca. Sono state quattro giornate ricche, intense e emozionanti che hanno proposto un palinsesto di oltre 60 eventi (interviste memorabili, momenti di riflessione su grandi temi, conversazioni, workshop, book store, dome, ecc.) tutti gratuiti.

A partecipare agli eventi c’erano i grandi protagonisti dello sport: atleti e atlete (dalla mitica Federica Pellegrini ad Alberto Tomba), olimpici e paralimpici, campioni, allenatori, coach, ma anche personaggi istituzionali, tecnici ed esperti, appassionati di sport (vedi gli emergenti elettronici) dal mondo della cultura, dell’arte e dei media.Un buon mix tra attività indoor e outdoor, cultura, informazione e divertimento.

Dal vasto programma, allietato dalle Frecce Tricolore e ricchissimo di ospiti (ben 150, compreso le ragazze del calcio femminile e della nazionale italiana in collegamento in diretta) ho estratto la tavola rotonda (a cui ho presenziato) che ha avuto luogo nella giornata conclusiva, quando sono saliranno in cattedra all’Auditorium Santa Chiara, tre maestri straordinari del calcio: Arrigo Sacchi, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. I tre grandissimi allenatori hanno raccontato il loro modo di lavorare, spiegando la loro idea di calcio e parlando dell’importanza della gestione del gruppo, attraverso gli esempi delle esperienze vissute ma guardando anche al futuro.

Un viaggio nella bellezza della nobile arte che parte dal Grande Milan di Sacchi, capace di incantare tutti sul finire degli anni Ottanta fino a quello di Ancelotti, pere arrivare a Guardiola che si prese la scena  passando per il Barcellona del tiqui-taca che è stato altrettanto capace di segnare un’epoca.Ancelotti che da allenatore ha guidato la Reggiana (promozione dalla B alla A nel 1995-96), il Parma, la Juventus, il Milan, il Chelsea, il Paris Saint Germain, il Real Madrid, il Bayern Monaco e attualmente il Napoli è il tecnico che ha conquistato il maggior numero di trofei Uefa, 7:3 Champions League (2 con il Milan e 1 con il Real Madrid), 3 Supercoppe europee (2 con il Milan e 1 con il Real Madrid), 1 Coppa Intertoto (con la Juve). Con Zinedine Zidane e Bob Paisley, è anche l’unico ad aver conquistato la Coppa dei Campioni sia da giocatore sia da allenatore.

Insieme a Pep e Arrigo Sacchi sul palco potevano essere messe in scena ben dieci coppe dei campioni,e questo è stato un motivo così forte di attrazione da costringere il pubblico accorso (me compreso) ad assieparsi nei pressi del Teatro Sociale già prima delle 9 per un incontro che è avvenuto alle 15.

E’ stato un confronto divertentissimo ed interessante, condito da battute e riflessioni, tra i tecnici che hanno guidato alcuni dei club più prestigiosi al mondo e lasciato un segno, indelebile, nell’albo d’oro dei massimi campionati nazionali, ma soprattutto in quello della “coppa dalle grandi orecchie”, insieme alla coppa del mondo per nazionali, il titolo di maggior peso calcistico.

Il più integralista sul bel gioco è stato Arrigo Sacchi (“Qualità”, “bellezza” e “gioco offensivo” perché se vinci e giochi bene si acquisisce “un’autorità morale”), un punto di riferimento per Ancelotti, il quale chiamato in causa che ha aggiunto Liedholm nella sua gold list e ha lanciato una frecciata ripercorrendo i tempi del Milan del tecnico di Fusignano: “Avrei preferito giocare con Gattuso e Ambrosini per portare meno acqua lì in mezzo e poter inventare di più, invece mi toccava correre e pressare”. E’ toccato poi a Guardiola, che si è ispirato a Cruijff (“La persona più importante. Ci ha aperto gli occhi e ci ha aiutato a capire una visione di calcio, oltre il risultato”) e ha spiegato che la formula del tiqui taka è irripetibile: “Non ho inventato niente e succede una volta nella vita: ora fa nostalgia. Dopo l’esperienza in quarta divisione, ho avuto fortuna a 37 anni di trovarmi al Barcellona con sette giocatori che provenivano dalla cantera e con i soldi per comprare i migliori giocatori stranieri”.

Tutto più facile se si ha un Messi nel motore. “Il più forte di tutti i tempi per distacco – ha evidenziato l’allenatore del Manchester City – un fenomeno. Quella squadra era poi affamata, volevamo mangiare il mondo e l’abbiamo mangiato”. Carlo Ancelotti in chiusura interpellato sul calcio italiano che attraversa la fase più difficile della storia recente, se non forse di sempre, andando insieme a Sacchi un po’ controcorrente: “I giovani di qualità ci sono, magari non tanti come in altre epoche – hanno detto all’unisono – bisogna analizzare le cause di questo passaggio a vuoto forse solo passeggero e la nazionale senz’altro si può sbloccare e risollevare (previsione che si è realizzata)”.

Il problema affonda le radici a livello di infrastrutture: “All’estero – ha concluso Ancelotti – ho visto stadi bellissimi e pieni, ma anche rivalità sportiva. In Italia manca abbiamo una carenza culturale. Dopo nove anni sono tornato in Italia e devo ancora sentire degli insulti: ci si nasconde dietro la rivalità, ma si tratta di maleducazione ed ignoranza”.

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