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Strage di Nassiriya: a pochi giorni dall’attentato in Iraq, Finale ricorda il carabiniere Daniele Ghione fotogallery

“La ferita di Nassiriya è un tributo di sangue che l’Arma dei Carabinieri ha pagato e continua a pagare"

Finale Ligure. Gli anni passano, ma il ricordo di Daniele Ghione a Finale è più vivo che mai. Oggi, a distanza di 16 anni dalla strage di Nassiriya, la città si è stretta nuovamente attorno al monumento dedicato alla memoria del carabiniere finalese. 

Strage di Nassiriya, Finale Ligure ricorda il maresciallo Daniele Ghione

Ghione perse la vita a Nassiriya, una città del sud dell’Iraq, quando un camion-bomba esplose dentro il recinto della “Maestrale”, una delle basi del contingente italiano uccidendo 28 persone: 17 militari e 2 civili italiani, 9 civili iracheni. Fu una strage, considerata come il ground-zero italiano. 

Questa mattina alla cerimonia erano presenti tutte le istituzioni locali, il prefetto di Savona Antonio Cananà e il Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Federico Reginato. 

“Quello accaduto a Nassiriya nel 2003 fu un atto proditorio – spiega prefetto Cananà – gli italiani erano lì per una missione di pace sotto l’egida dell’Onu, conforme ai dettami della nostra costituzione che ripudia le guerre. Era una missione di pace per la sicurezza del popolo italiano. Noi abbiamo il dovere del ricordo, lo dobbiamo ai militari morti, ai congiunti e anche a noi stessi come comunità che non deve dimenticare”.

Cananà si sofferma anche sul recente attentato avvenuto pochi giorni fa in Iraq, durante il quale sono rimasti feriti alcuni militari italiani impegnati in una missione di pace: “Queste parole valgono anche per quello che è successo in Iraq: i nostri militari sono in pace, sono andati come costruttori di pace. L’episodio recente fortunatamente è stato meno grave, non ci sono stati morti”.

Federico Reginato, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Savona ricorda quanto avvenuto nel 2003: “La ferita di Nassiriya è un tributo di sangue che l’Arma dei Carabinieri ha pagato. Una ferita che sanguina ancora e non smetterà mai di sanguinare. Noi dobbiamo fare in modo, con le cerimonie come quella di oggi, di rinnovare il ricordo e vedere la partecipazione con la quale la città di Finale ha voluto omaggiare questo figlio dell’Arma e di Liguria, ci rincuora e ci rinforza nei nostri sentimenti di vicinanza alla popolazione”.

Anche il comandate Reginato, come il prefetto Cananà, ricorda lo sforzo delle Forze Armate italiane impegnate nelle missioni estere: “A tutti gli uomini in missione va la nostra solidarietà, non si devono far scoraggiare da questi episodi. Lo stesso vale per tutti i servitori dello Stato, Vigli del Fuoco e Carabinieri, che anche recentemente, in Piemonte, si sono sacrificati per intervenire in una situazione drammatica. Il mio messaggio di oggi è quello di continuare a fare squadra, fare gruppo, impegnati per la salvaguardia delle istituzioni e la libertà individuale”.

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