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Sanità, nel 2018 registrati quasi cento casi di HIV in Liguria: otto nel savonese

L'1 dicembre sarà la giornata mondiale contro l'Aids

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Provincia. Un test gratuito, rivolto a tutte alle persone ricoverate in ospedale, nella fascia 18/65 anni che vengono sottoposte a prelievo ematico: è una delle misure messe in campo da Alisa, in collaborazione con tutte le Aziende e Ospedali della Liguria, per individuare il maggior numero possibile di persone sieropositive, facilitando l’accesso al test alla popolazione ligure appartenente alle fasce di età a rischio e afferenti alle strutture sanitarie ospedaliere. Uno strumento per promuovere, ancora una volta, la consapevolezza verso questa malattia e intercettare eventuali casi “sommersi” per avviarli, nel minor tempo possibile, al trattamento.

Dal 1984, anno in cui si è verificato il primo caso di AIDS in Liguria, le notifiche provenienti dalle strutture cliniche liguri sono state 3.723. In particolare, 3.310 casi di AIDS sono riferibili a persone residenti in Liguria; di questi casi, 3.135 sono stati segnalati da strutture liguri e 175 notificati da Centri sanitari di altre Regioni.

Sono alcuni dati emersi oggi, giovedì 28 novembre 2019, al convegno regionale ANLAIDS, che ha fatto il punto nella nostra regione in vista della Giornata mondiale per la lotta contro le infezioni da HIV.

Nel 2018 il totale dei casi di HIV notificato in Liguria è stato pari a 99, di cui residenti: 58 a Genova, 14 a Imperia, 11 a La Spezia, 8 a Savona e 8 fuori regione. Nel 2017 il totale dei casi registrato è stato pari a 110 casi (57 residenti a Genova, 11 a Imperia, 16 a La Spezia, 17 a Savona e 9 fuori Regione).

L’andamento dell’incidenza osservato nel corso degli anni tra i residenti liguri mostra una costante crescita sino al 1995, anno in cui si è raggiunto il picco epidemico (16,9/100.000 ab), cui fa seguito una netta e progressiva riduzione sino a 3,8 casi per 100.000 abitanti nel 2000.

Negli anni successivi si osserva un andamento oscillatorio, con valori di incidenza in riduzione compresi tra il 5,2/100.000 casi nel 2001 e l’1,9/100.000 nel 2015, anno in cui è stato raggiunto il minimo storico. Negli ultimi 6 anni si assiste a un valore costante dei casi incidenti, intorno a 2 casi per 100.000 abitanti.

A livello ligure, la distribuzione temporale del tasso di incidenza, rileva il più alto nella provincia di Genova con 2,5 casi ogni 100.000 abitanti, seguito dalla Spezia con 2,3 casi, Savona con 1,5 e Imperia con 1 caso ogni 100.000.

I dati liguri ci dicono che nel periodo 2001-2018 sono state notificate in Liguria 2.007 nuove diagnosi di infezione da HIV, di cui 1.830 (91,2%) relative a soggetti residenti nella nostra regione e 178 (8,8%) in individui non residenti nella nostra regione.

Considerati i 1.986 casi segnalati, si può affermare che in Liguria si sono presentate in questi anni, presso i Centri clinici, mediamente 2 persone alla settimana a cui è stata diagnosticata per la prima volta una positività al test anti-HIV.

Le fasce d’età più interessate dal fenomeno risultano quelle 35-44 e 25-34 anni con valori, rispettivamente, del 32,3% e del 25,1%; seguono poi le classi 45-54 anni (21,0%) e gli over 55 (13,6%). Globalmente, tra i 25-54 anni, le 1.574 segnalazioni rappresentano la maggior parte dei casi (78,4%).

Per quanto riguarda il sesso, le nuove diagnosi hanno riguardato, nel 28,3% dei casi segnalati tra il 2001 e il 2018, soggetti di sesso femminile.

La classe d’età con la proporzione più elevata di eterosessuali femmine è 15-19 anni (36,8%) seguita da quella 20-29 (33,8%). Globalmente le femmine eterosessuali costituiscono il 24,3%. Analogamente, tra gli eterosessuali maschi, le più alte proporzioni si osservano nelle classi d’età ≥60 anni (47,3%) e 50-59 anni (45,2%). Complessivamente i maschi eterosessuali rappresentano il 31,0% delle nuove diagnosi in tutte le fasce d’età. Nei soggetti di sesso femminile, negli anni considerati, la trasmissione eterosessuale costituisce circa l’87,8% delle nuove diagnosi, seguita dalla tossicodipendenza con valori intorno al 7,0%.

Anche negli individui di sesso maschile i contatti sessuali (eterosessuali e omo-bisessuali) rappresentano la principale categoria d’esposizione, con valori intorno al 81,0% del totale, seguita da tossicodipendenti per via endovenosa (IDU  11,3%). Appare evidente l’incremento della trasmissione per via sessuale, che nel 2001 costituiva circa il 56,6% dei casi diagnosticati mentre nell’ultimo quinquennio si è attestata su valori pari all’84,6%, equamente distribuiti tra trasmissione eterosessuale e omo-bisessuale.

Considerando la modalità di acquisizione per via eterosessuale, dai dati raccolti si evince come, in entrambi i sessi, il 45,2% dei casi di nuova diagnosi (36,0% nelle femmine e 52,3% nei maschi,) dichiarino di non conoscere lo stato del/i partner nei confronti dell’infezione da HIV.

L’arrivo tardivo alla diagnosi è documentato dai dati raccolti: il 56,1% di tutte le nuove diagnosi da HIV sono classificabili come late presenter (LP): «Per poter identificare il maggior numero di persone positive al virus HIV, di recente è stata approvata, con deliberazione di Alisa, la possibilità di proporre alle persone ricoverate in ospedale, nella fascia 18/65 anni che vengono sottoposte a prelievo ematico, il test HIV – sottolinea Sonia Viale, vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria. Si auspica, in tal senso, di poter riuscire a identificare il maggior numero di persone sieropositive, più precocemente possibile, per avviarle al trattamento, favorendo un’aspettativa di vita pressoché normale. L’HIV è diventata ormai una malattia cronica, per questo motivo, bisogna consentire a chi è affetto da questa patologia una qualità di vita paragonabile a quella di altri pazienti cronici. Non bisogna abbassare il livello di attenzione, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e comunicazione» conclude Viale.

Cosa è successo nel 2019 in Liguria?

Il 2019 si caratterizza per alcuni aspetti fondamentali che riguardano l’efficacia della terapia e la riduzione dello stigma.

Nella nostra Regione, oltre il 90 % delle persone con infezione da HIV non presenta HIV-RNA rilevabile nel sangue, grazie all’efficacia della terapia, raggiungendo quindi l’obiettivo individuato dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

La chemioprofilassi: due novità

La prima è che da circa un anno, nel centro dell’Ospedale Policlinico San Martino, ai bambini che nascono da madre HIV in condizioni ostetrico-infettivologiche ottimali, non viene somministrata la chemioprofilassi con zidovudina, poiché le più recenti evidenze mettono in luce che, se il virus non è rilevabile nel sangue, non è possibile la trasmissione. Il Policlinico San Martino è tra i primi in Italia ad applicare questa strategia.

La seconda è che, in questi mesi, nelle strutture di Malattie infettive delle Liguria si sta introducendo la strategia di chemioprofilassi in grado di impedire l’infezione in oltre il 95% dei casi.

La commissione Regionale AIDS della Liguria sta già lavorando a una implementazione dell’offerta, con il coinvolgimento di più strutture sul territorio regionale.

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