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“Reddito di montagna” al posto del reddito di cittadinanza, la proposta che Liguria Popolare porta in consiglio regionale foto

Si tratta di un'occasione per valorizzare il territorio e renderlo più sicuro

Regione. “Il ‘reddito di montagna‘ al posto del reddito di cittadinanza”. E’ la proposta che Liguria Popolare porterà in consiglio regionale.

Si tratta di “un’idea lanciata dal sindaco di Carro, in provincia della Spezia, che mi trova assolutamente d’accordo – dichiara Marco Conti, consigliere metropolitano di Genova e comunale di Sestri Levante – Presidiare le zone rurali con politiche utili per sostenere la popolazione sul territorio è un investimento per il futuro”.

“Progettare e pianificare il futuro dei nostri figli è un obiettivo che Liguria Popolare si prefigge da tempo – prosegue Conti – e sono certo che il nostro presidente Andrea Costa, da sempre vicino ai territori montani e alle loro istanze, si impegnerà per portare avanti questa interessante proposta”.

“Già subito il mio ingresso nel consiglio metropolitano di Genova ho ribadito che dobbiamo sostenere chi popola l’entroterra perché garantisce un servizio di mantenimento e un presidio per il territorio. Un’opera fondamentale per prevenire il dissesto idrogeologico. Il reddito di cittadinanza invece è concepito come un sussidio tout cour senza un ritorno per il territorio. Il reddito di montagna invece rappresenta un investimento migliore perché porterà vantaggi e benefici per tutti. Inoltre auspico che il Governo e il parlamento ad adottare una fiscalità di vantaggio”, conclude l’esponente popolare Marco Conti.

Gabriele Pisani, sempre di Liguria Popolare, in merito commenta: “Sì al reddito di montagna: fondamentale ripopolare l’entroterra. Oltre al rilancio dell’entroterra chi popola queste zone diventa un presidio a tutela di tutto il territorio, prevenendo il dissesto idrogeologico”.

“Tutto quello che va nella direzione di politiche atte a mantenere la popolazione sul territorio o, ancora meglio, ripopolarle, non può che vedere il mio plauso e il mio sostegno – continua Pisani – Ci attiveremo subito con il mio collega Costa per comprendere se ci sono i margini per portare avanti l’interessante proposta di un reddito di montagna e trasformarla in una norma da votare in consiglio”.

“Chiaramente questo è uno strumento che deve inserirsi all’interno di una strategia di insieme per migliorare sotto tutti i punti di vista la vivibilità del nostro entroterra. Ci sono paradisi di montagna nei quali lo spopolamento è arrivato all’80%. Per decenni non c’è stato alcun incentivo per frenare questo fenomeno. Il risultato è che negli ultimi dieci anni i paesi con meno di tremila abitanti sono la metà dei Comuni italiani e hanno perso più del 6 per cento della popolazione”.

“Negli ultimi anni sempre più famiglie si sono stancate della frenesia della città, e tanti giovani scelgono di ritornare a vivere nelle comunità rurali – prosegue Pisani – Spetta a noi cercare di metterle nelle migliori condizioni possibili e rendere sostenibile questo loro desiderio. Già la Regione ha messo in campo alcuni ottimi strumenti in questa direzione, basti ricordare la legge per sostenere le botteghe dei paesi montani, elemento fondamentale per contrastare l’abbandono, ma anche il piano casa, che permette interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente”.

“L’obiettivo è far rivivere luoghi ormai quasi dimenticati, portando nuova linfa all’economia e al mercato occupazionale. Per questo possiamo guardare quello che già di buono è stato fatto in giro per l’Italia. Un modello potrebbe essere il ‘reddito di residenza attiva’ del Molise che prevede che l’amministrazione versi una quota mensile per tre anni a chi deciderà di trasferirsi nei Comuni che contano meno di duemila abitanti”.

“Se poi riuscissimo a mettere a sistema questo sostegno economico potenziando i servizi tecnologici, vedi banda larga, ma in alcune zone già sarebbe un bel salto di qualità avere una copertura telefonica stabile, avremmo fatto un lavoro decisamente più organico e duraturo”.

Conclude Pisani: “Se riusciamo a creare le condizioni di riportare le persone a vivere nel nostro entroterra avremo un territorio più sicuro, più a misura d’uomo e di maggior valore promozionale. Un circolo virtuoso che, a fronte di un investimento da parte della Regione, potrebbe portare vantaggi maggiori e per tutti”.

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