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Liguria isolata, autotrasporto e logistica Ko. Rabbia Cna: “Altra mazzata per la piattaforma di Vado”

Ripercussioni a catena sul sistema economico, trasporto merci in tilt. E il 12 dicembre è previsto il via alla nuova infrastruttura portuale vadese

Liguria. “La sicurezza viene prima tutto ed è giusto verificare adeguatamente le condizioni prioritarie di praticabilità” commenta il presidente Cna Liguria Massimo Giacchetta. “Tuttavia, è evidente che rispetto alle infrastrutture non esiste un piano di gestione delle emergenze. A seguito del crollo del viadotto dell’A6 e della chiusura temporanea della A26 non sono state preventivamente verificate le condizioni della viabilità alternativa: lungo la strada del Turchino ci sono due smottamenti che rendono il transito praticabile solo a senso unico alternato e creano dunque ulteriori code e intasamenti. Inoltre, lungo l’autostrada tra Ovada e Masone i mezzi pesanti hanno superano il filtro di blocco e si trovano poi incolonnati all’uscita obbligata”.

“Possono avvenire delle situazioni improvvise e imprevedibili – aggiunge il presidente Cna Liguria -, ma chi gestisce e controlla delle infrastrutture deve aver predisposto preventivamente dei piani di emergenza in grado di stabilire cosa dover fare. Ciò che in queste ore è avvenuto dimostra la mancanza di una pianificazione in caso di emergenza. Ci troviamo di fronte nuovamente, dopo la tragica esperienza del crollo del Ponte Morandi, ad un grosso problema per una regione e una città come Genova che fanno del trasporto merci e persone un elemento essenziale della propria economia”.

“La Liguria è paralizzata – prosegue il presidente Giacchetta -. Un anno fa il Governo aveva stabilito di istituire a Genova la propria sede nazionale dell’agenzia per la sicurezza della rete stradale ad oggi non è stato fatto nulla. Bisogna definire un piano d’emergenza di infrastrutture per la Liguria. Professionalmente mi occupo di emergenze in campo ambientale e vi rientrano anche casi di incidenti stradali con conseguenze ambientali e so per certo che i gestori delle autostrade non hanno pianificazione in tale senso. Se un tir ha uno sversamento di merci pericolose si improvvisa e in un paese moderno ciò non può accadere. Al di là delle tragedie e delle emergenze per i movimenti franosi è evidente che abbiamo di fronte un sistema vecchio – conclude il presidente Cna Liguria Massimo Giacchetta -, fragile e gestito senza una visione complessiva”.

La situazione per le imprese dell’autotrasporto è complicatissima – aggiunge la presidente Cna Genova Paola Noli – e incide direttamente sui costi aziendali della logistica. Come associazione siamo ancora fortemente impegnati sulle pratiche di ristoro alle imprese dell’autotrasporto dei danni derivati dal crollo del ponte Morandi e non so dove si troveranno le risorse per queste nuove perdite. Non possiamo permetterci come cittadini e come attività di scontare anni d’incuria. Abbiamo di fronte un’economia di un’area metropolitana e di una Regione strategica a livello nazionale che già è riuscita a resistere alla drammatica esperienza del ponte Morandi. Ma ora è momento di dare una risposta complessiva e programmatica alle emergenze del trasporto e della viabilità e prevedere che la Prefettura di Genova coordini l’attuale situazione”.

“Dopo l’ennesimo evento che ha coinvolto domenica scorsa un’altra autostrada ligure causando la paralisi da e per Savona, un altro tratto autostradale, questa volta sulla A26, è stato chiuso da e per Masone e fino allo svincolo sulla A10 a causa delle gravi condizioni dei viadotti Pecetti e Fado. La Liguria è ormai ridotta a un campo di battaglia e non manca molto al suo completo isolamento. Attendiamo solo che vengano coinvolte anche la A7 e magari la A12 – ironizza il segretario provinciale di Cna Savona, Matteo Sacchetti – per trasformare la nostra Regione in una roccaforte irraggiungibile”.

“Oggi parliamo con viva preoccupazione di danni imminenti a tutto il sistema economico della Regione, dai porti, alle aziende di trasporto, di gravi pericoli per le persone e non solo. La logistica già gravemente in difetto rispetto le esigenze presenti e future del territorio (si pensi solo all’attivazione della piattaforma Maersk) è in ginocchio”.

Aldo Contini, presidente CNA Fita Savona aggiunge: “Se in qualche modo si può attribuire gran parte della responsabilità al grave maltempo e ai cambiamenti climatici per il crollo del viadotto della A6, che dire invece della chiusura del viadotto della A26 e dell’ormai quasi messo in sordina Ponte Morandi o di tutte le strade oggi non transitabili?”.

Incalza Paola Freccero, presidente di CNA Savona: “Non sappiamo più cosa raccontare alle nostre imprese! Stiamo combattendo ormai da soli contro tutti. Il senso di rabbia e di frustrazione e di abbandono nei confronti delle istituzioni sta raggiungendo il limite di guardia. Che dire di nuovo in Prefettura rispetto quanto ad oggi rappresentato?”.

“A chi dovranno essere rivolte – conclude amaramente Paola Freccero – le nuove richieste di risarcimento dei danni, forse direttamente allo Stato per non aver vigilato su ciò che era di sua competenza?”.

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