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Lara Comi arrestata, l’ex eurodeputata è ai domiciliari

Il provvedimento è legato a un filone dell’indagine “Mensa dei Poveri”

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Genova. L’ex eurodeputata di Forza Italia, Lara Comi, che era stata eletta nella circoscrizione Nord Occidentale (quindi anche in Liguria), è stata arrestata dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, con i colleghi di Busto Arsizio.

Il gip Raffaella Mascarino ha firmato l’ordinanza chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per accuse, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

Il provvedimento è legato a un filone dell’indagine “Mensa dei Poveri”.

“Dall’esame degli elementi indiziari (…) emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre” dal ruolo pubblico “di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”. Lo scrive il gip di Milan Raffaella Mascarino nell’ordinanza di arresto per l’ex europarlamentare e altri due.

L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo ‘azzurro’ Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

Lara Comi risponde di tre vicende. La prima riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure, da parte di Afol e, in particolare, dal dg Zingale, “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale”, come riportato negli atti depositati nella tranche principale. Circostanza messa a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio: “Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale'”. E aggiunse: “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale”.

Da parte sua, Maria Teresa Bergamaschi afferma ai microfoni di IVG: “Come prima, non ho nulla da dichiarare se non che apprendo la notizia dai giornali e mi sento parte lesa di questa vicenda”.

L’esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

Nel terzo caso, rilevante sarebbe stata il caso del suo addetto stampa, che avrebbe ricevuto un incarico (legato al ruolo di europarlamentare di Comi) con obbligo di “retrocedere” una parte dei soldi a Forza Italia per coprire le spese della stessa esponente forzista. Interrogato dai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro, con l’obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

Comi era già indagata dalla procura di Milano perché avrebbe ricevuto un finanziamento illecito da Marco Bonometti, bresciano e presidente di Confindustria Lombardia, a sua volta indagato.

L’ex eurodeputata (era stata eletta per due mandati consecutivi), deve anche rispondere di due imputazioni di truffa ai danni del Parlamento europeo.

Per lei gli arresti domiciliari.

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