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Lettere al direttore

La risposta ai disastri ambientali non è una ulteriore cementificazione

de L'Altra Liguria

Tutti i 235 Comuni liguri hanno aree a rischio frana elevato o molto elevato e/o pericolosità media, quasi 92.000 persone e 33.000 abitazioni coinvolte ci collocano al 3° posto per popolazione a rischio, dopo Valle d’Aosta e Molise, insieme ad Abruzzo e Basilicata. A questo si aggiunge il rischio alluvioni, che vede coinvolte quasi 275.000 persone, 38.000 edifici, 40.400 industrie e servizi, anche su questo fronte ci collochiamo al 3° posto (dati da Rapporto ISPRA 2018). Sarà solo un caso che la Liguria è anche la seconda regione più cementificata d’Italia?

E’ in questo contesto che si inseriscono i cambiamenti climatici, che portano fenomeni meteorologici sempre più estremi ed imprevedibili come fatti di questi giorni dimostrano, un lungo periodo di pioggia e maltempo che ha portato alluvioni, frane, crolli, allagamenti, mareggiate. E’ in questo stesso contesto però che si inseriscono le preoccupanti dichiarazioni di Toti, che pensa di rispondere al dissesto con altro cemento.

Vogliamo allora dirlo chiaro: ciò che ci ha portato qua è stata la dissennata gestione del territorio, che ha visto protagonista giunte di ogni colore e il partito del cemento, una forza trasversale prona ai desideri di chi investe nel cemento e decisamente poco attenta i bisogni ed alla sicurezza della popolazione. Quello che chiediamo ora e subito è un cambio radicale di passo che accantoni le grandi opere per mettere in campo un piano pluriennale di piccole opere: piccole infrastrutture che alleggeriscano il traffico senza devastare il territorio; ripristino del territorio e messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico: conversione ecologica degli edifici pubblici; una legge a sostegno della piccola agricoltura contadina e familiare e una legge che fermi il consumo di suolo, in modo da allargare le aree protette, contrastare lo spopolamento delle campagne e ripristinare i 40.000 km di terrazzamenti oggi in gran parte abbandonati; il rimboschimento controllato;
la liberazione delle zone a rischio alluvionale; un piano di mobilità sostenibile attraverso la promozione del trasporto pubblico che prediliga i trasferimenti tramite treno.

Anche la Corte dei Conti riconosce che il consumo di suolo mette in ginocchio il paese, è dunque urgente pensare ad un modo diverso di gestire il territorio, che non sia più solo di gestione dell’emergenza, ma un piano organico e coordinato in tutta la Regione. Per questo pensiamo sia ora prioritaria la costituzione di un gruppo di lavoro che veda insieme geologi, architetti, ingegneri, associazioni ambientaliste e agricoltori, un gruppo aperto al contributo di chi i territori li vive e li conosce.

Questa la nostra proposta a disposizione di chi voglia costruire una vera alternativa al governo della nostra Regione.

L’Altra Liguria

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