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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La gallina e il chicco di grano

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone […]E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono | capisco solo che continuamente io mi condiziono | devi essere come un uomo, come un santo, come un dio | per me ci sono sempre i come e non ci sono io.“ Si tratta di una estrapolazione da un testo del non mai sufficientemente apprezzato “cantattorautore” Giorgio Gaber, il titolo, per chi fosse interessato al testo integrale, è : Cerco un gesto naturale. La questione del “Conosci te stesso” è antica come il pensiero coscienziale, ma troppo spesso sottovalutata o superficialmente data per scontata. In fondo ognuno di noi ha la ferma convinzione che, se anche costretto per gran parte della propria vita ad indossare maschere ed interpretare ruoli, in fondo rimane una identità precisa e, soprattutto, profondamente conosciuta da quel se stesso che, evidentemete, non è l’oggetto della conoscenza ma, complesso cortocircuito gnoseologico, l’oggetto. Sembrerebbe, secondo questa logica, che il soggetto abbia modo di conoscersi indipendentemente dalle interpretazioni che quotidianamente realizza per gli altri, altri che sono spettatori di ciò che mette in scena senza che abbiano modo di conoscerlo fuori dal ruolo circostanziale. Una diversa scuola di pensiero sostiene, al contrario, che sia proprio la relazione con “l’altro” la via regina per darsi l’opportunità di misurarsi, conoscersi e, forse, sapersi. Mi torna alla memoria una surreale barzelletta che, se anche non dovesse suscitare nemmeno un sorriso, per certo suggerisce diversi spunti di riflessione. Ve la racconto!

In una casa di cura per malattie mentali era rinchiuso, oramai da molto tempo, un paziente che soffriva di una grave patologia, era profondamente convinto di essere un chicco di grano. Dopo lunghe terapie che avevano visto impegnati i più noti specialisti del settore, sembrava che il nostro eroe fosse finalmente guarito tanto da poter essere dimesso e tornarsene finalmente tra gli esseri umani. Solo un ultimo colloquio con il responsabile dell’equipe internazionale che lo aveva seguito lo separava dal traguardo. Ecco che arriva il gran giorno. Il paziente viene introdotto nello studio del luminare, si accomoda nella grande poltrona davanti alla scrivania ed attende in educato silenzio, il luminare è impegnato, si sa come sono i luminari. Finalmente il professore alza la testa dalle carte che stava sfogliando e lo fissa negli occhi, la sua domanda è di certo il risultato di anni e anni di ricerca psicanalitica, ascoltiamola anche noi in rispettoso silenzio: “Allora, mi risponda con assoluta sincerità, lei crede ancora di essere un chicco di grano?”. Il paziente non si lascia intimidire, è saldamente fondato su incrollabili certezze e replica: “Certo che no, sono guarito, so bene di non essere un chicco di grano”. Soddisfatto il luminare sorride, firma il certificato delle dimissioni e congeda l’ex paziente con cordialità, lo accompagna alla porta e si rituffa fra le sue sudate carte ma, non è trascorso che forse un minuto, ed ecco che, ansimante e trafelato, si ripresenta il paziente con aria sconvolta urlando: “Dottore, dottore, nel cortile là fuori c’è una gallina”. Il luminare lo guarda sorpreso e l’apostrofa: “Mi scusi, lei sa bene di non essere un chicco di grano”. La replica del paziente è formidabile: “Certo, io lo so, ma la gallina?”

Non so se sono riuscito a suscitare un sorriso ma provo a suggerire qualche riflessione: a mio modo di vedere di malati gravi come il protagonista della storiella ne possiamo trovare molti e riconoscere noi stessi, se siamo forniti di sufficiente auto ironia. Chissà quante volte ci siamo giudicati alla luce del consenso riscosso, chissà quante volte ci siamo perdonati perchè qualcosa che reputavamo sbagliato per la nostra etica non lo era per quella comune, chissà quante volte siamo entrati in crisi per via della reazione negativa suscitata negli altri che ci osservavano, e quante volte abbiamo fatto cose che forse interessavano più chi condividevamo che non noi stessi, o ancora ci siamo semplicemente omologati per non doverci accettare come poco adeguati al contesto, magari fino a convincerci che le scelte che avevamo compiuto ci stessero rivelando lati profondi di noi che fino a quel momento non avevamo sperimentato. Insomma, se nella metafora della gallina riconosciamo la società, l’ambiente di lavoro, il gruppo di amici e conoscenti che frequentiamo più spesso, non è forse vero che l’idea che ci possano reputare un chicco di grano potrebbe anche spaventarci fino a temere di essere mangiati? È altresì conseguente che va decriptata l’allegoria del chicco di grano. Sentirsi un chicco di grano quando gli altri sono visti come galline è piuttosto esplicito come vissuto, a questo punto le domande più urgenti divengono: siamo sicuri che ci siano solo galline là fuori? Dovremmo allora frequentare solo chicchi di grano o magari carnivori indifferenti al nostro sapore? E perché mentire al luminare ed a noi stessi? E se fosse magari un sacco divertente essere un chicco di grano? E se fino ad oggi sono riuscito ad interpretare altri ruoli, perché non continuare, magari recitando la parte di un gallo?

La provocazione di Giorgio Gaber assume un nuovo sapore, per troppi “ci sono sempre i come e non ci sono io”, ma se provassimo ad ascoltarci consentendoci alla sorpresa, senza giudicarci, senza eccessiva condiscendenza nè severità, se accettassimo di essere un po’ tutti galline e grano, chissà, forse non dovremmo più tentare di essere “come” ma cominceremmo a diventare “chi”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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