Parere autorevole

Il meteorologo Giuliacci: “Liguri, dovete abituarvi: il clima sarà sempre più estremo”

"Aumento dei fenomeni violenti è sicuramente da attribuire al cambiamento climatico provocato dall'uomo. Ma sono ottimista, riusciremo ad adattarci sempre meglio"

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Regione. La pioggia che non smette di cadere, la terra che si scioglie, l’ennesima allerta meteo che preannuncia conseguenze gravissime su una regione che troppe volte, negli ultimi anni, è finita in ginocchio. Eppure bisognerà imparare a farci i conti, perché in buona parte la colpa è nostra. È quanto sostiene Andrea Giuliacci, noto meteorologo e climatologo, figlio del colonnello diventato un’icona televisiva negli anni Novanta. A Genova è intervenuto di recente nel corso di un evento didattico organizzato dall’associazione Limet. Noi gli abbiamo chiesto di approfondire per capire cosa sta succedendo in Liguria e cosa succederà nei prossimi anni.

Quanto di ciò che sta avvenendo è attribuibile al cambiamento del clima? Molto. Non siamo in grado di dire se ogni singolo evento sia dovuto al cambiamento climatico, ma sicuramente lo è l’aumento in futuro di questi episodi, che sono diventati incredibilmente frequenti. Trenta-quaranta anni fa capitavano una volta ogni tanto, adesso ad ogni perturbazione in pieno autunno – e non è un caso – siamo qui a parlare di violenti nubifragi, rischio alluvioni, piogge eccezionalmente intense e abbondanti. Stiamo andando verso l’estremizzazione del clima.

Perché l’autunno è una stagione così pericolosa? Molte di queste piogge sono causate dai cambiamenti del Mediterraneo. È molto più caldo rispetto a qualche anno fa, e questo è importante soprattutto in autunno, quando le perturbazioni iniziano a entrare con frequenza. Un mare più caldo trasferisce più calore, che poi è l’energia che alimenta le perturbazioni, con molto più vapore che viene raccolto e che diventa pioggia. Non possiamo dire se il singolo evento dipenda o no dal cambiamento del clima, ma il fatto che questi fenomeni siano diventati così numerosi, questo sì.

Dobbiamo abituarci oppure questo scenario è reversibile? Purtroppo le ricerche ci dicono che, almeno nel breve-medio periodo, dovremo abituarci a convivere con questo problema. Il clima potrebbe migliorare in futuro ma solo in tempi piuttosto lunghi. Lo abbiamo alterato soprattutto immettendo in atmosfera particolari sostanze che trattengono il calore. Anche se dovessimo attivare politiche virtuose il problema è che questo calore è già presente nell’atmosfera. Possiamo solo attivare comportamenti che riducano i pericoli.

La Liguria rischia più di altre regioni? Purtroppo sì. Nel mondo come in Italia ci sono zone maggiormente esposte ai cambiamenti climatici estremi. In Italia le regioni nord-occidentali sono particolarmente sensibili semplicemente perché la maggior parte delle perturbazioni arriva da ovest, avendo un’origine atlantica. Inoltre bisogna considerare la particolare conformazione della Liguria, che è una regione costiera nel cui entroterra ci sono rilievi piuttosto importanti. Quando le correnti umide incontrano questi rilievi, sono costrette a condensare rapidamente enormi quantità di vapore, ed è così che nascono piogge molto intense.

Un anno fa la Liguria è stata devastata da una mareggiata epocale con onde alte più di dieci mietri. Un evento simile si può mettere in correlazione con l’eccezionale acqua alta che ha colpito Venezia? Il legame è sempre il cambiamento climatico. Attraverso vari meccanismi il clima che cambia rende questi eventi sempre più frequenti, anche se in questo caso parliamo di cause differenti. L’episodio in Liguria era dovuto al fatto che la perturbazione era particolarmente intensa, e in futuro le perturbazioni diventeranno ancora più intense. Non possiamo dire con sicurezza che sia colpa del cambiamento climatico, ma il fatto che un evento del genere si verifichi con maggiore probabilità rispetto al passato dipende certamente da questo. Il problema di Venezia invece è causato soprattutto dall’aumento del livello dei mari, da una parte perché fondono i ghiacciai e dall’altra perché un mare caldo tende a occupare un volume maggiore.

La protezione civile e i cittadini sono pronti per affrontare un clima sempre più estremo? La nostra protezione civile è all’avanguardia nel mondo, ma c’è ancora tanto da fare nel settore della prevenzione. Da quello che percepisco ci stiamo muovendo, finalmente, ma l’Italia è un paese difficile dal punto di vista geografico e particolarmente fragile. Io comunque sono ottimista, riusciremo ad adattarci sempre meglio.

Photo credits William Demasi – ZenaStormChaser

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